Roberto Saviano racconta Salman Rushdie: “Contro tutti i fanatici si è ripreso la vita”

Ha deciso di non essere un recluso. Per anni si è nutrito di incontri, cene, amori, felicità. Ha già vinto, con la sua vita libera, libertina e intensa

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(Roberto Saviano – corriere.it) – Le coltellate che hanno tagliato la carne di Salman Rushdie hanno colpito un uomo libero. Salman il rischio che accadesse ciò che è avvenuto a New York l’aveva messo in conto anche se lo riteneva improbabile ormai. Ha deciso di combattere contro il fanatismo islamico non con proclami o libelli ma scegliendo di vivere un fanatico amore per la vita e la libertà . Nei decenni dopo la condanna, la fatwa del 1989 ciò che lo ha liberato dalla persecuzione è stata la scelta di vivere lontano dalle pressioni della persecuzione. Ha amato, si è sposato più volte, ha viaggiato in ogni festival letterario possibile, ha deciso di non essere in nessun modo costretto da chi lo odiava a vivere nascosto, blindato, monitorato. Dopo i primi anni in cui era letteralmente scomparso in una bolla di protezione totale cambiando di continuo indirizzo, vivendo tra poliziotti e macchine blindate Salman decise di riprendersi la vita.

Voglia di libertà

E come ci riuscì? Scappando letteralmente dai poliziotti che lo proteggevano e rifuggendo ogni richiesta di intervenire con commenti riguardanti le vicende del terrorismo islamico o del fanatismo religioso. La fatwa l’aveva costretto a vivere nell’ossessione della morte , le persone avevano paura ad andare a un suo evento, ma soprattutto gli stavano togliendo ciò che più di ogni altra cosa conta per uno scrittore: il suo sguardo sul mondo, la lingua attraverso cui raccontarlo e inventarlo. Così ha deciso di tornare alla vita.

Il suo fanatismo vitale si è nutrito di incontri, di cene, di felicità di dibattiti letterari. Ha scelto di non essere condannato ad essere simile a se stesso, a scrivere solo quello che si aspettavano da lui, ha scritto romanzi ambientati nel rinascimento, storie futuristiche, famiglie newyorkesi devastate dal potere e dall’ambizione, racconti di figure mitiche in intrecci satirici mitologici e surreali, fiabe.

È andato in tv, a teatro, a partecipato a video musicali a film. Rushdie si è salvato con la letteratura, ossia praticando il mondo del possibile, creando mondi, scandagliando le relazioni, diventando se stesso: uno uomo che sperimenta la vita e non un martire. Non si è fatto determinare dalla dichiarazione di un morente Khomeini né terrorizzare da una presunta ricompensa milionaria che sedicenti organizzazioni vicine al regime di Teheran promettevano a chi lo avrebbe colpito. Questo gli è costato molto in termini di credibilità, compresi gli attacchi da parte della comunità di giornalisti e scrittori pronti a leggere qualsiasi cosa capiti a un autore in base all’effetto che avrà sulle copie e sulla fama: «Ma come, hai tutta la umma che vuole ammazzarti e te ne vai in giro alle feste?» oppure «ecco il furbo che usa la persecuzione per sedurre donne bellissime» o persino direttamente da colleghi «dovresti portare un mazzo di fiori sulla tomba di Khomeini che ti ha reso così celebre, nessuno avrebbe comprato i tuoi libri incomprensibili».

Un mondo di immagini

Rushdie sceglie di ignorare, lasciare nella cloaca delle maldicenze il continuo sospetto che tutto fosse finto, esagerato, perché un condannato a morte non poteva vivere una vita così libera, libertina e intensa e provare persino a spassarsela. Ha deciso di determinare lui stesso il perimetro di ciò che era, non permettendo che a disegnarlo fosse il fanatismo religioso che strumentalmente ha usato la condanna di Rushdie per lanciare una condanna a tutte le intellettuali e gli intellettuali di origine islamica che non difendevano il regime iraniano. Che ha usato la fatwa per mandare un chiaro messaggio: loro gli scrittori islamici liberi non sono più ascoltabili, non sono più leggibili, e anzi come vedete «insultano il Corano, sporcano il profeta, portano vergogna nella nostra casa». Rushdie e i Versetti Satanici sono utilizzati per creare un fronte di attacco e di delegittimazione: chi non difende il regime non appartiene alla comunità. È l’atto ufficiale di guerra (mai ritirata) ad ogni tipo di interlocuzione con il mondo intellettuale di formazione islamica e la dichiarano vestendola di una argomentazione teologica. Non si discute con gli scrittori che non difendono il regime, li si condanna.

Salman Rushdie non immaginava che questo potesse accadere, la sua è una scrittura immaginifica, fantasiosa, la trama è solo un palco su cui accadono poi vicende d’ogni tipo che non seguono altro che il flusso della sua scrittura. Versi Satanici non ha nulla a che vedere con la critica all’islam né con la religione, è ambientato in epoca contemporanea e ha come protagonisti due emigrati indiani di origine musulmana, uno attore di grande successo a Bollywood, l’altro un mediocre doppiatore che mal sopporta le sue radici. Il fulcro del romanzo riguarda il loro sopravvivere (in modo del tutto surreale) a un incidente aereo e la successiva trasformazione dei due, l’uno in una sorta di angelo, l’altro in un demone. Il romanzo è una corposa costruzione onirica, in un delirio di immagini e narrazioni dove i protagonisti vengono continuamente spinti a essere il contrario di quello che avevano scelto di voler essere.

Proprio da questo percorso Rushdie decide di affiancare una storia della tradizione islamica che sarà poi il motivo della condanna. L’attore di Bollywood fa un sogno ed è qui che Rushdie si ispira all’episodio della tradizione coranica, un famoso «racconto espunto» dal Corano perché racconta di un momento di debolezza di Maometto, quando il profeta proprio alla Mecca dichiara dinanzi ai fedeli che le tre figlie di Allah, Allat, Al Uzza e Manat, sono venerabili. Sta sostanzialmente dicendo che non esiste un solo Dio e dando legittimità al paganesimo. Ma il profeta è stato ingannato da Satana e quindi resosene conto cancella questa sua dichiarazione. Allah è il Dio creatore, tutti sono suoi figli ed è l’unico Dio, ma la storia dei versetti satanici fa riferimento alla tradizione preislamica e le tre figlie sono antiche dee arabiche. Gli storici ci dicono che era una strategia islamica per convertire le popolazioni, prenderne le divinità locali e associarle ad Allah, ma a Rushdie non interessa questa dinamica, tutto quanto è utilizzato per mostrare nel romanzo come continuamente viviamo nel contrario di ciò che siamo; il demone in Versetti Satanici troverà redenzione, l’angelo al contrario tormento e dannazione, bene e male sono indefinibili, ancor più quando crediamo, mentre noi invece ci illudiamo di riconoscerli e capirli, di poterli misurare e gestire.

Il coraggio

La pressione costante della vita è talmente costante da non permettere nessuna scelta univoca, nessuna visione unica, e l’illusione e l’inganno sono nemici che possono divenire alleati se considerati nella fallibilità umana come passi inevitabili. Questo è il peregrinare della scrittura rushdiana che tutto assorbe del continuo mutare dell’esistenza.

Il mio primo pensiero quando ho saputo che era stato accoltellato non è stato simile a quello di molti altri amici che hanno dannato la scelta di Salman di non avere scorta, perché se fosse stato protetto non sarebbe accaduto. Ma, al contrario, ho pensato al suo coraggio di vivere la vita pienamente e la ferita di questa lama è il dolore di qualche momento a fronte di anni di vita che è riuscito a sottrarre dalla condanna del fanatismo e dalle minacce dei bigotti religiosi. Salman ha già vinto, il fanatico amore per la vita è riuscito a far indietreggiare il fanatismo di morte che lo voleva recluso, prudente e silenziosamente uguale a se stesso. Qualunque cosa accada questa è la verità ultima del suo trionfo.

7 replies

  1. Saviano mi meraviglio che tu non abbia concluso con il tuo personale sostegno USA all’esportazione della democrazia nei regimi totalitari….

    Rushdie grande scrittore

    Tu grande scopiazzatore e autore di plagi

    Vai a cag….!

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  2. Ntuculu all’iran e tutti gli arabi riuniti compresa l’afganistan certe popolazioni capiscono solo quando vengono presi a bastonate senza manco dargli spiegazione

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