Michele Serra difende la “festa degli uomini” di Monteprato di Nimis

(Michele Serra – la Repubblica) – A Monteprato di Nimis, Friuli profondo, da anni si svolge una festa fallica, nata dopo il terremoto del ’76. Non è elegante (nemmeno i fescennini lo erano, né i culti priapici) ma ha una sua sguaiata innocenza, con processioni di falli megalitici, molte banane, molto fracasso e la evidente partnership di Dioniso, che è il solo vero patrono del Friuli, con Priapo ha un’intesa millenaria e annaffia la notte con il nettare d’uva.

Molte le donne presenti, apparentemente non offese né costrette a divertirsi senza essere divertite: rende bene l’idea il breve ma intenso reportage video di Simone Modugno sul sito di Repubblica .

Si chiama Festa degli Uomini, non la inserirei tra le mie mete turistiche preferite ma è importante parlarne perché, con tutti i problemi che abbiamo (compresi i problemi con il maschile, il patriarcato eccetera), vale la pena evitare gli equivoci, che sono sempre fatica sprecata. Molte e molti, sapendo che in quella festa c’è anche un torneo di mangiatrici di banane, esplicita allusione alla fellatio, hanno giudicato inaccettabile e umiliante la cosa, anzi il coso.

Credo che tanta indignazione sia mal riposta. Intanto perché il tutto avviene tra adulti consenzienti, e questa è sempre una regola aurea. Poi perché la volgarità non è un reato, altrimenti bisognerebbe oscurare una buona metà dei palinsesti televisivi mondiali. Infine, e soprattutto, perché levate di scudi come questa rafforzano il sospetto che lo scandalo, oggi come ieri come sempre, sia il sesso in sé e per sé. Vale sempre la pena ribadire, con la necessaria brutalità, che sono molto più osceni i missili dei cazzi. La raffigurazione odiosa della fallocrazia non è la banana, è il missile.

Categorie:Cronaca, Interno

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6 replies

  1. Bhe, per dirla tutta, io ho fatto il barista in locali notturni per anni e anche durante la festa delle donne se ne vede di ogni…

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  2. Scommetto che se si chiamasse “festa delle donne” tutti ad intrecciare peana. Anzi, la “giornata delle donne” c’è, con tanto di volgarotti spogliarelli maschili: perchè la “giornata degli uomini” sarebbe offensiva? Non si vuole la parità?
    Io propongo anche la “giornata dell’ orgoglio etero”.
    Così pareggeremo in volgarità quell’ altra strapubblicizzata e politicamente correttissima. O sarebbe una cosa “fascista”?
    Si millanta la ricerca di parità e normalità: nei fatti mai stata meno “parità e normalità di ora”. Donne e gay trasformate in lobby elettorali e di potere: nella vita di tutti i giorni, per i non Vip, sempre gli stessi problemi…

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  3. Li vediamo dovunque ci scandalizzano ancora,?
    A quanto pare sì: le ” provocazioni” il ” coraggio” , l’ ” orgoglio”, la ” protesta’” , la ” trasgressione” , la ” cultura” è ancora mostrare nudità. In tutte le salse.
    Soprattutto a ” sinistra” : si vede che acchiappa. Ancora dopo 60 anni.
    Poca fatica e molta pubblicità.

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  4. Chiedo venia per i residui di politically correct sganciato dalla realtà. In molti dei paesi dove si festeggia più allegramente l’8 marzo, le donne non sono discriminate e, a fronte di stipendi medi leggermente più bassi, non godono di minori opportunità lavorative dei maschi (si guardi a molti paesi europei e, pure, a una buona parte del nord Italia), anzi. E proprio nelle società più economicamente e industrialmente avanzate riscontriamo sempre più difficoltà di realizzazione economica e sociale da parte dei maschi. Il che significa che, al di là della vulgata mistificatrice, ai maschi per il fatto di essere maschi non è più garantita nessuna occupazione né carriera. Non ci sono quindi ragioni per dedurre che oggi, in una società “avanzata”, i maschi non abbisognino di festeggiare alcunché poiché alla nascita, sarebbero stati premiato con una sorta di festa perenne, a vita. Ragion per cui una ricorrenza annuale come occasione gioiosa per ricercare insieme le nuove identità maschili e riscoprire comunanza e solidarietà tra i maschi – magari depurate di machismi tanto fasulli quanto inutili e talvolta dannosi – è oramai di una certa urgenza

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