Il Rdc come bussola per orientarsi al voto

Qualche settimana fa, la sociologa Enrica Morlicchio ha ricordato sul Fatto l’aneddotica intrinsecamente razzista che ha accompagnato la lotta alla povertà in Italia fin dagli Anni 50, anche a sinistra. Settant’anni dopo lo scenario […]

(DI CARLO DI FOGGIA – Il Fatto Quotidiano) – Qualche settimana fa, la sociologa Enrica Morlicchio ha ricordato sul Fatto l’aneddotica intrinsecamente razzista che ha accompagnato la lotta alla povertà in Italia fin dagli Anni 50, anche a sinistra. Settant’anni dopo lo scenario resta deprimente ma almeno ha un pregio: ci sono volute una pandemia e una guerra, ma queste potrebbero essere le prime elezioni in cui la povertà avrà uno spazio decente nel dibattito pubblico. Per questo potrebbe essere un’ottima bussola per gli elettori confusi dal kamasutra delle alleanze elettorali, dove i programmi sono l’ultimo dei pensieri.

Oggi la lotta alla povertà non può prescindere dal Reddito di cittadinanza, una misura che gode di pessima stampa ma è presente, in varie forme, in quasi tutti i Paesi europei e ha evitato un’esplosione del numero dei poveri in questi anni, come ha confermato l’Istat. Il Rdc è perfettibile, ma i suoi critici più feroci lo contestano per aspetti che nulla hanno a che fare con i suoi veri difetti, confondendolo con una misura di politica attiva del lavoro. La retorica del divanismo, dei poveri che se ne approfittano o di una misura che (con i suoi 500 euro mensili a nucleo beneficiario) causerebbe carenza di manodopera unisce la destra, ma è patrimonio ideologico anche del rassemblement centrista che farà da spalla al Pd. Renzi vuole abolirlo, Carlo Calenda, il più competente tra i competenti, propone di modificare il Rdc togliendo il sussidio al primo rifiuto di un’offerta di lavoro (qualsiasi) e “mettendo al centro le agenzie private”, ignorando che quest’ultima modifica è già passata tra quelle (spesso “punitive”) volute dal governo Draghi, lo stesso che ha cestinato le proposte, queste sì migliorative, arrivate dalla commissione di esperti nominata dal ministro Orlando.

Il quadro è questo. La destra vuole scaricare il costo della crisi sui poveri abolendo il Rdc, i centristi e mezzo Pd renderlo inutile in ossequio a una narrazione che “nulla ha a che fare con i dati”, per usare le parole della sociologa Chiara Saraceno e farebbe arrossire il più conservatore dei partiti europei. In autunno la crisi energetica toccherà il suo apice. Gli elettori che cercano un motivo per votare, possono trovarlo qui.

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6 replies

  1. La cosa strana è che tanti percettori del Rdc votano Fratelli d’Italia.
    L’ironia della frase ” Calenda , il più competente tra i competenti” e ‘ impagabile.

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  2. Se gli stupidi volassero non vedremmo più la luce del sole. Il rdc viene percepito da meno di un milione di persone per cui non è di per se un elemento ,da solo, determinante per ottenere un successo elettorale,tanto più se una parte di costoto vota senza rendersi conto di chi gli ha permesso di ottenere questo aiuto. Neessita quindi dare alle masse più di una motivazione per andare a votare e votare fuori dagli schemi comuni.

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