(Tommaso Merlo) – In questa legislatura la politica nostrana ha mostrato tutto il peggio del suo repertorio. Tradimenti e trasformismi. Ringoi di parole date e di promesse. Scissioni truffaldine e partiti fasulli fondati nei corridoi. Carrierismo, individualismo. Anni di parole a vanvera per poi finire tutti in ginocchio al cospetto del solito tecnocrate. Quanto alla vita reale dei cittadini non è cambiata di una virgola se non in peggio. Il tutto tra gli applausi della disinformazione lobbistica e il disgusto popolare. Una legislatura davvero orrenda anche perché partiva da premesse addirittura rivoluzionarie. Nel 2018 i cittadini esasperati han votato per un cambiamento radicale e senza un perché si ritrovano nella stessa melma partitocratica di sempre. Le stesse parole vuote, gli stessi personaggi insulsi. Davvero deprimente. Roba da fare le valigie e andarsene per sempre. Cittadini che votano in un modo e politica che fa tutt’altro. Un insulto alla democrazia spacciato come normalità. Perverso attaccamento alle poltrone spacciato come responsabilità.

Questa doveva essere la legislatura dei cittadini che si rimpossessavano dei palazzi e invece tutto il potere è finito addirittura nelle mani di un austero tecnocrate calato dall’alto che non ha votato nessuno e che governa a testa bassa. Con Draghi l’Italia è più simile ad una banca che ad una repubblica. Una filiale mediterranea del pensiero unico neoliberista. Il tutto con l’incredibile sostegno dei fantomatici rivoluzionari del 2018 che risucchiati dal sistema fino al collo stanno ovviamente precipitando nel dimenticatoio. Peggio per loro ma è unitile farsi illusioni. Se non nascerà una nuova forza politica, alle prossime elezioni ci ritroveremo nella stessa identica melma partitocratica di oggi. La miriade di ridicoli egopartitini che si stanno preparando alla prossima pagliacciata elettorale, potrebbero addirittura confermare Draghi. Fasulli schieramenti, fasulle contrapposizioni e poi tutto resta come prima. Agghiacciante revival anni novanta. Roba da fare le valige ed emigrare per sempre.

L’unico barlume di speranza viene dai cittadini che pare non ce la facciano davvero più a tapparsi il naso e votare certi personaggi e certi partiti insulsi. Cittadini più evoluti di questa politica che non si sentono rappresentati e non si fidano più. Milioni e milioni di voti che aspettano che qualcuno gli proponga un progetto serio e innovativo. Ormai del fu Movimento rimane giusto cenere che le prossime elezioni disperderanno. Conte è persona perbene ma uomo sbagliato al posto sbagliato nel momento sbagliato finito travolto da un progetto politico fallito. Quel simbolo ha perso ogni credibilità e i tifosi personali nelle urne non contano nulla. Di Battista avrebbe i numeri perché si è salvato in tempo dal naufragio movimentista, ma pare abbia altri progetti e comunque è legato a quella stagione che in molti vogliono solo dimenticare. Ma all’orizzonte per il momento non c’è nient’altro e Di Battista potrebbe di certo dare una grossa mano ad aggregare.

L’unica cosa certa è che la grande maggioranza dei cittadini non aspetta altro che una nuova occasione per riprendere la strada del cambiamento. Quella del fu Movimento è stata una tempesta perfetta difficilmente replicabile, ma oggi lo scenario elettorale è molto imprevedibile. All’emancipazione partitica ed ideologica si unisce un malessere profondo e diffuso e tutto è possibile. Anche in tempi molto brevi. Questo anche perché grazie alle nuove tecnologie, soldi e stampa al seguito son sempre meno decisivi. Servono idee, serve slancio, serve un progetto e persone credibili capaci di riaccendere le speranze dopo l’ennesima cocente delusione. Se invece voteranno solo i pecoroni della vecchia partitocrazia allora il sistema perverserà. Per girare pagina storica serve una forza politica nuova, esterna al sistema partitocratico. Una forza orgogliosamente populista e cioè al servizio vero del popolo e non delle élite e del pensiero unico neoliberista. Una forza che ambisca a farci uscire da questo agghiacciante revival anni novanta, che chiuda la banca draghiana e rilanci una repubblica davvero democratica che ambisca ad arginare l’autodistruzione neoliberista.