Se i 5 Stelle hanno un futuro non potrà fare a meno di Di Battista

Di Maio è politicamente indifendibile. Se però questa scissione caricaturale e patetica ha attratto anche figure non certo prive di doti e qualità come Sileri e Azzolina, vuol dire che qualcosa nel nuovo corso di Giuseppe Conte non sta funzionando […]

(di Andrea Scanzi – Il Fatto Quotidiano) – Di Maio è politicamente indifendibile. Se però questa scissione caricaturale e patetica ha attratto anche figure non certo prive di doti e qualità come Sileri e Azzolina, vuol dire che qualcosa nel nuovo corso di Giuseppe Conte non sta funzionando. L’ex presidente del Consiglio si è ancora affidato al brand Movimento 5 Stelle, sempre più privo di attrattiva. Avrebbe dovuto fare un partito tutto suo, e invece si è infognato in una selva di gruppi e gruppetti, finendo crivellato dal fuoco amico. Il nuovo corso contiano è come la primavera di Povera patria: “tarda ad arrivare”.

È opinione di molti che, senza Di Maio e frattaglie annesse, Conte sarà più libero. Probabile: Di Maio ha molto potere nel Palazzo ma meno voti di Renzi nel mondo reale, dunque la sua uscita – a livello elettorale – inciderà meno di niente. È opinione di altrettanti che, adesso, a Conte farebbe comodo Di Battista. Parliamone. Conosco bene Di Battista. Alessandro è un talebano coi paraocchi, elastico come la ghisa e duttile come il piombo. Noce sorda come nessuno, ha un pregio rarissimo: la coerenza (pure quella talebana). Ha rinunciato a fare il ministro nel Conte-1, dicendo poi no a un altro dicastero nel Conte-2 (gli sarebbe bastato accettare la presenza della Boschi). Non si è candidato nel 2018, all’apice del successo, preferendo famiglia e libertà. È un idealista vero, nobile e al tempo stesso ingenuamente retorico come tutti gli idealisti veri. Di Battista credeva davvero che gli italiani si potessero cambiare, addirittura in meglio, e già solo questo lo rende un utopista iper-oltranzista. Oggi Di Battista è un padre felice di 44 anni. Viaggia per lavoro (ora è in Russia), Floris lo usa con sapienza in tivù, i suoi social sono tornati a girare ed economicamente sta bene. È tutto da dimostrare che, anche nella migliore condizione politica possibile, tornerebbe in Parlamento.

La politica gli è però sempre piaciuta: ha questa strana perversione, da cui è guarito solo in parte. Sono amico di Alessandro e gli voglio bene, il che non vuol dire che lo condivida sempre. Alcune sue fisse da “M5S puro” non le sopporto: reputo l’“uno vale uno” la più grande cazzata degli ultimi 15 anni (Giarrusso vale Conte? Cunial vale Appendino? Sibilia vale Gramsci?). Ridare parte dello stipendio è ai miei occhi demagogico e pure scemo (il lavoro si paga e si paga bene, anzi benissimo). Il limite del doppio mandato (ma anche uno solo) deve valere solo per gli scappati di casa (nei 5 Stelle ce n’erano e ce ne sono tanti), altrimenti chi è bravo deve andare avanti. Conosce la politica estera, ma – se lo trovo meritorio su Palestina e Assange – mi pare spesso “bastian contrario per partito preso” sulla Russia. La sua fissa sulla candidata iper-grillina pugliese alle Regionali resta irricevibile, i suoi toni colpevolmente benevoli nei confronti di Paragone (Paragoneee!) mi suonano inaccettabili. Eccetera. C’è però un dato incontrovertibile: su governo Draghi e M5S, Di Battista aveva (ha) ragione totale. E sarebbe ora di riconoscerglielo. Alessandro incarna il grillismo un po’ velleitario, sì, però coerente e “vero”. A me il genere piace fino a un certo punto, ma Conte di uno come Di Battista ha bisogno come il pane. Perché Alessandro porta voti. Perché sa parlare. E perché uno così, nel “nuovo M5S”, manca totalmente. Magari Conte potrebbe edulcorare Di Battista e Di Battista potrebbe spettinare Conte: magari potrebbero migliorarsi a vicenda. Se i 5 Stelle hanno un futuro, ed è un “se” grosso come la bruttezza dei programmi di Giletti, non potrà fare a meno di Di Battista.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

Tagged as: , ,

16 replies

  1. Auguro di cuore a Di Battista di non cedere nella sua utopia.
    Non lo meritano.
    Credo che lui lo sappia e che, quindi, proseguirà per la sua strada “talebana” e utopica, che sento particolarmente mia.

    Piace a 2 people

  2. caro Andrea
    un pochino di umiltà da parte tua sarebbe auspicabile
    mi ricordo qualche tuo articolo che esaltavi
    la capacità politica di adattabilità di Di Maio
    “il migliore in assoluto”
    i principi servono a non deragliare dalla retta via
    se deroghi da essi diventi un “Di Maio” qualsiasi
    non te l’ha spiegato il tu babbo?

    Piace a 7 people

    • Ma cosa vuoi che lo Screnzie abbia ascoltato il su’ babbo Orso Grigio? Anche se questo parlava, u figghiu beddu stava allo specchio a controllare anelli, orecchini e collane che fossero al posto giusto. E questo perché doveva andare in qualche talk a fare l’interlocutore, d’accordo con qualunque altro ospite (presente, passato e futuro).
      Che non è “avere dubbi” come con fulgore estremo tutto eccitato perorava ier sera sulla diretta del FQ su Facebook #GUERRALLEIDEE, ma semplicissimo paraQ-lismo alla bell’e meglio. Come suo solito, ormai da tempo.

      Piace a 1 persona

  3. Alleanza col pd-Letta e Di Battista alla riscossa. Praticamente il diavolo e l’acqua santa fusi . E non solo: ma ve lo immaginate “il talebano” che si fa utilizare come acchiappa voti per poi essere espulso successivamente come radicale estremista putiniano alla maniera di Morra e Lezzi(perchè questi la pensano uguale a D B).Scanzi vai a farti un giro di valzer per favore.

    Piace a 2 people

  4. ANDREA SCANZI
    Conte ha finalmente alzato i toni: ora esca dal governo Draghi
    1. Conte è l’ultimo treno per il Movimento 5 Stelle. Il suo “bonus elettorale”, creatosi durante il governo Conte-2 e i duri mesi del lockdown, è evaporato solo in parte. Il leader del M5S resta l’unica – e ultima – speranza di una forza politica che non ha altre strade se non quella di affidarsi alla sua guida.
    2. Di Maio è diventato a tutti gli effetti un politico di professione. È più draghiano di Draghi, ha talento e futuro. Godrà di una lunga carriera in Parlamento e potrà scegliere qualsiasi forza politica: a destra, al centro, a sinistra. Dove gli pare. Tra gli under 40 è uno dei migliori. C’è solo un piccolo particolare: a oggi incarna tutto quello che il M5S non deve essere. Gode di larghi favori tra la stampa (che lo usa in ottica anti-grillina), ma ha molti meno seguaci di quel che si creda dentro il M5S. Ecco: tutti i dimaiani, al prossimo giro, non andranno candidati da Conte alle elezioni.
    3. I 5 Stelle, dall’avvento del governo Draghi in poi, sono stati noiosi nel migliore dei casi e inutili nel peggiore. Hanno perso ogni attrattiva. L’acuirsi della guerra in Ucraina e l’insopportabile nonché stolto iper-atlantismo di Draghi ha costretto Conte ad alzare i toni e ipotizzare la rottura. Era l’ora.
    4. Conte si è chiesto giorni fa se dentro al governo ci sia gente che voglia i 5 Stelle fuori dall’esecutivo. Domanda retorica: tutti, tranne Bersani e quelli più a sinistra nel Pd, vogliono i 5 Stelle fuori dal governo. Ma il punto è un altro: cosa ci sta a fare il M5S dentro al governo?
    5. Si dirà a questo punto che, senza i 5 Stelle, oggi la riforma Cartabia sarebbe ancora più orrenda e l’Italia avrebbe già optato per un aumento delle spese militari in nome del 2 per cento del Pil promesso alla Nato. Vero, ma una forza politica non può dissanguarsi in nome di un continuo meno peggio e di sbiadite bandierine da piantare stancamente qua e là, in mezzo a continue sconfitte.
    6. Con Conte al governo, i 5 Stelle erano attorno al 20 per cento. Oggi – al massimo – sono al 10 per cento. Ed è passato poco più di un anno. Un’ecatombe inesorabile. Di cosa stiamo parlando?
    7. Senz’altro Conte ha alzato i toni anche per motivi politici ed elettorali, ma i punti di rottura (riarmo, superbonus, inceneritori, salario minimo) sono temi dirimenti e fondativi per i 5 Stelle. Non ci si può annacquare in eterno.
    8. L’alleanza con il Pd ha senso se (appunto) è un’alleanza, non se è una resa incondizionata. Oltretutto il Pd di Letta è oggi pressoché irricevibile, col suo dissennato americanismo bellico. Se questo è il “centrosinistra” meglio correre da soli.
    9. Conte e Salvini hanno ora la stessa idea sul non dare più armi a Zelensky. Se qualcuno vuole usare questo occasionale riavvicinamento come scusa per una rilettura della sciagurata alleanza gialloverde che diede vita al Conte-1, quel qualcuno è scemo o pericoloso. Conte deve continuare a trattare Salvini come fece in Senato nell’estate del 2019.
    Concludendo: se i 5 Stelle avevano pochissimi motivi per entrare nel governo Draghi, oggi non hanno neanche mezzo motivo per continuare a star dentro al governo Draghi. E il primo a saperlo è Conte.
    (Viviana: Posso essere d’accordo con alcune di queste considerazioni ma non su tutte. La meta dell’utopia del Movimento come è stato ideato da Gianroberto Casaleggio è un sistema simile alla democrazia diretta che in Svizzera governa in modo eccellente dal 1921. Non esiste un capo di Governo. Non esiste un Presidente della Repubblica. Ci sono solo dei portavoce che non sono politici professionisti e che hanno il compito di trasferire in leggi le richieste che il popolo fa con continui referendum. La Svizzera non fa parte dell’Ue. Non fa parte della Nato. Non è obbligata a fare guerre. Non ha basi militari americane. Non deve dare un tributo all’Unione europea né ubbidire alla sue direttive. E’ neutrale. Ha la propria moneta. Fa la propria politica. Nessuno le rompe le tasche o decide di rovinarla.
    Il M5S doveva tendere a questo. La sovranità doveva essere resa al popolo che la esercitava attraverso dei rappresentanti eletti dal basso e non nominati dal capo partito e tutte le decisioni più importanti dovevano essere decise dagli elettori.
    Grillo e Conte hanno deciso di rovesciare questa impostazione e subito dopo che la piattaforma aveva votato, coerenteme al programma, di eleggere dal basso un comitato di 5 portavoce, Grillo ha nominato Conte capo unico, trasformando il Movimento in partito ed eliminando gli strumento per fare voce e sovranità al popolo, in primo luogo eliminando i meet up da cui dovevano partire nomine e decisioni e poi vendendosi a Draghi che doveva essere il nostro principale nemico)

    Piace a 3 people

    • “la sovranità doveva essere resa al popolo”,sembra l’articolo 1 della fu Costituzione Italiana,quindi se è usata al passato vuol dire chiaramente,se c’è ne fosse bisogno ,che il popolo non conta un c….
      Bene

      "Mi piace"

  5. Di Battista non entrerebbero mai in un partito che sostiene Draghi.
    Se mai ci fosse, Grillo e Contre lo espellebbero per quello che direbbe nei primi 5 minuti.

    Piace a 2 people

  6. Fuori dal “talebanesimo” dibattistiano
    (al quale sono iscritto) c’è la palude del campo largo, con le sue sabbie mobili: renzi, calenda, di maio, il gioiello pd ecc

    La domanda che una persona (normale di testa) deve porsi è questa:
    cosa deve fare un partito che ha perso due terzi di elettorato per riacquistarne almeno una parte?

    E, per carità di patria, lasciamo stare la storia che evitando di entrare nel governo draghi ci sarebbe stata chiarezza immediata all’interno del moVimento, con ciò che ne poteva conseguire, dato che un anno, in politica, equivale a una era geologica.

    Conclusione: Di Battista è essenziale nel M5* ma, a mio avviso, non può convivere con Conte, perché Di Battista porterebbe voti mentre Conte si fa bastare quelli che può raccogliere lui.
    Inoltre, credo che Alessandro mai accetterebbe di apparentarsi con quel laido mucchio chiamato “campo largo”.

    Piace a 1 persona

    • Una lista composta da un M5* (coi controcaxxi, a guida Di Battista) e un partito di Conte, può aspirare tranquillamente al 25%, minimo.
      Questa operazione andrebbe fatta immediatamente.

      Piace a 1 persona

  7. Scanzi dice sempre tutto e il contrario di se stesso, due mesi dopo, due settimane dopo, due giorni dopo, due righe dopo. Ed è normale perchè lui è il Burioni del giornalismo, la rockstar dello spottone radical chic, l’Hendrix dell’opinione vorrei ma non posso, dico quello che dici tu ma al contrario. Ecco. Detto questo Di Battista e Conte non sono più compatibili e Di Battista lo sa perchè il suo ultimatum provocatorio (uscire dal Governo prima dell’estate) significa proprio questo, che tornerebbe in un M5S in cui il capo è lui e non Conte, proposta ovviamente irricevibile dai Contiani. E se tornasse? il M5S sarebbe comunque reputato inaffidabile perchè Di Battista c’era alle amministrative ante 2018, c’era alle politiche 2018, e c’è rimasto in un governo che ha fatto l’esatto opposto di quello che lui diceva in campagna elettorale e ne è uscito solo da poco, molto dopo che gli stessi elettori avevano capito che erano stati buggerati.

    "Mi piace"

  8. Di battista non caschi nel tranello del fatto quotidiano,non faccia la foglia di fico di Conte,Alessandro deve rientrare solo se puo’ essere lui il leader,con Grillo fuori dalle scatole naturalmente

    "Mi piace"

  9. Di Battista dovrebbe fare solo due cose:
    1. stare lontano mille miglia dal movimento di Conte-Grillo-Taverna-Cancelleri, ecc.
    2. dare finalmente a questo Paese una forza politica davvero di sinistra. Che so?, una Sinistra Socialista Sovranista.

    I cittadini, soprattutto i circa 18 milioni che compongono i ceti poveri, hanno fame di diritti sociali, di uno Stato-Nazione che governa i confini e le periferie lasciate in balia di se stesse(e degli immigrati irregolari), sanità, istruzione, lotta feroce ai corrotti e ai grandi evasori, ecc.
    Tutte cose che il fantomatico campo largo progressista arcobaleno petaloso non può dare ai cittadini, perché se ne vergogna. Ridurre drasticamente o fermare i flussi migratori? Orrore.
    Militarizzare le periferie? Doppio orrore.

    Piace a 1 persona

  10. Andrea Scanzi, un altro che non ha capito il senso dell'”uno vale uno” che non significa che “uno vale l’altro”. Non si contano più le volte che il M5S ha dovuto ribadire il concetto ma ripeterlo a Scanzi evidentemente è come “a lavar la testa all’asino si perde il ranno e il sapone”.

    "Mi piace"

  11. No,DiBattista non si infogna nella cloaca romana dove oltre a un governo eletto da nessuno e composto squallidi personaggi servi senza morale e coerenza è sparita pure L’Opposizione,che in questo momento è un fatto molto più grave,sapendo che moltissimi italiani sono contro la linea draghiana

    Piace a 2 people

  12. Faccia un suo partito o movimento, lo chiami come meglio crede, ma lo faccia al più presto. In considerazione della situazione attuale del paese rispetto al 2018, può prendere più voti di quanti ne prese il 5s in quell’anno.

    "Mi piace"