In Italia non esistono dati ufficiali sulle armi: sarebbero tra i 4 e gli 8 milioni

In Italia non si conosce il numero preciso di armi in circolazione a causa dei vari tipi di licenze. Sarebbero tra i 4 e gli 8 milioni

(Stefano Marrone – true-news.it) – Quella sulle armi è una discussione che si accende – con pochi risvolti concreti – ad ogni strage che puntualmente si verifica negli Stati Uniti. L’America coi suoi 30mila morti all’anno e oltre 10 armi da fuoco per abitante è lontana. In Italia i numeri sul possesso e sugli effetti nocivi più estremi della armi sono enormemente diversi. Anche se continua a non esistere una rilevazione precisa e pubblica.

Si stimano tra i 4 e gli 8 milioni di armi

In assenza di un numero ufficiale, esistono solo stime delle armi in circolazione nel nostro paese. In Italia ci sarebbero tra i 4 e gli 8,6 milioni di armi da fuoco. Il primo dato è stato calcolato in uno studio de La Sapienza di Roma; il secondo (che tiene conto anche delle armi illegali) è frutto di un report dello Small arms survey, un progetto di ricerca con sede a Ginevra.

Per avere un’indicazione parzialmente più precisa bisogna guardare al numero di licenze di possesso o porto d’armi. Ma anche questi dati sono incompleti, perché in genere gli appassionati possiedono più di un’arma. In un’interrogazione parlamentare dello scorso novembre, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha dichiarato che nel 2020 le licenze di porto d’armi concesse per difesa personale sono state 54.169 (comprese quelle rilasciate a guardie giurate), le licenze di porto d’armi per la caccia 649.841 e quelle per il tiro a volo 582.531.

Più di un milione di porto d’armi

L’ultima rilevazione della Polizia è stata fatta per l’anno 2021, coi dati aggiornati sul numero di licenze di porto d’armi in corso di validità. La legge prevede differenti tipologie di licenze in base alla categoria: caccia, sport, difesa personale e guardie giurate.

Il totale dei porto d’armi regolarmente registrati è di 1 milione e 222mila. Il numero delle persone che detengono una licenza è aumentato di circa il 4% nell’ultimo decennio.

Nel 2013 erano 1 milione 174 mila, circa 50mila in meno. Il trend si è quindi invertito, dopo decenni di diminuzione del numero di portatori di armi: negli anni Settanta erano oltre 2 milioni e 300 mila. Questo però non significa che nel nostro paese circolino meno armi.

Nulla osta

Il porto d’armi non è l’unico tipo di licenza. Esiste anche il nulla osta per l’acquisto e la detenzione, che permette di comprare armi o munizioni per trasportarle fino al proprio domicilio e poi a tenerle in casa, senza però poterle più portare fuori.

Ha una validità di 30 giorni.

Per ottenerlo occorre presentare domanda in questura. Deve essere accompagnato a una certificazione di idoneità psicofisica rilasciata della Asl; che attesta che il richiedente “non è affetto da malattie mentali oppure da vizi che ne diminuiscano anche temporaneamente la capacità d’intendere e di volere”). Occorre poi un attestato d’idoneità al maneggio delle armi, rilasciato dall’Unione italiana tiro a segno (Uits) dopo aver frequentato un corso teorico-pratico che può durare anche solo mezza giornata.

I numeri non sono disponibili

A differenza dei dati sul porto d’armi, i numeri relativi al nulla osta rilasciati non vengono resi pubblici dalla polizia. Non è quindi possibile sapere quante armi vengono acquistate e detenute nelle case. Le uniche tracce dei nulla osta sono conservate in registri cartacei che non sono mai stati digitalizzati.

Il ministero dell’interno deve tenere traccia di tutte le armi vendute legalmente, ma le denunce di possesso sono fatte a livello locale, nelle questure o nelle stazioni dei carabinieri, e questo rende difficile il tracciamento.

Armi italiane all’estero

In tempi di guerra non bisogna dimenticarsi di un’eccellenza italiana apprezzata nel mondo. Il nostro paese nel corso  2021 ha esportato armamenti per un valore pari a oltre 4,6 miliardi di euro e ne ha importati per circa 679 milioni. Rispetto al 2020, le esportazioni sono rimaste complessivamente stabili, ma in leggero calo rispetto al 2019 e al 2018. L’anno scorso le esportazioni sono state invece molto più basse rispetto a quelle del 2016, anno in cui si erano superati i 14 miliardi di euro di vendita di armamenti. Per esportare armi e tecnologie militari, serve un’autorizzazione governativa: questa può essere concessa se le armi vengono vendute a nazioni che non hanno attaccato o invaso altri Paesi, o a nazioni non sottoposte a embargo dalle organizzazioni internazionali.

In totale ci sono 140 società esportatrici di armamenti, ma i primi 15 operatori pesano per il 92 per cento del totale. La società con il peso più rilevante è Leonardo, il cui maggiore azionista è il Ministero dell’Economia, che ha esportato armamenti per quasi 1,6 miliardi di euro, il 43 per cento del totale. Sul podio ci sono poi Iveco e Mbda, uno dei più importanti consorzi europei per la produzione di missili.

IL RAPPORTO SULLE ARMI DA FUOCO IN ITALIA

Categorie:Cronaca, Inchieste, Interno

Tagged as: , ,

6 replies

  1. Ricordiamo alcuni fatti:
    -la Lega è fortemente legata ai produttori italiani di armi (vedi Georgetti e Crosetto) che probabilmente la finanziano
    -la Lega ha sempre spinto per liberalizzare la vendita di armi come negli USA.
    -è stata prima nel richiedere una difesa armata personale nelle proprie case con assoluzione dell’omicidio di un eventuale invasore
    -voleva reintrodurre il servizio militare obbligatorio
    -ha sempre difeso la caccia e i diritti, secondo noi, illegittimi dei cacciatori di invadere sarando fondi privati
    -voleva la licenza di caccia ai sedicenni e l’educazione alle armi nelle scuole
    Aggiungo che il mercato nero di armi è fortemente aumentato anche grazie all’immissione illegale di armi per terroristi o criminali a seguito dell’invio esagerato e incontrollato di armi all’Ucraina.

    Piace a 1 persona

  2. Fa piacere!! Tra i 4 e gli 8milioni!! O forse 16?? Ma chi se ne futte?? D altronde non è importante… come l evasione fiscale!!
    I problemi sono altri…

    "Mi piace"

  3. Ci sono anche quelle giocattolo modificate. Che usano i “ragazzini” (maggiorenni: ventenni). Assieme ai machete ed alle katane.dei quali ormai si perde il conto.
    Quando non possono fare a meno di dare certe notizie (piuttosto grave l’ episodio, mi pare…), lo infarciscono di diminutivi “ragazzini”, ecc… ecc…
    So’ ragazzi, che vuoi fare…

    "Mi piace"

  4. Mi piacerebbe sapere quando si diventa adulti. Si passa da “bambini” (l’ ho letto anche nei riguardi di un quindicenne) a “ragazzini” (maggiorenni), a “giovani” ( fino ai 49)… poi si passa a “anziani” ( dai 50 ai 60 : vaccini insegnano) ed infine a vecchi.
    Adulti mai.

    "Mi piace"