Di Maio è un vero sessantottino (con l’aggravante del ritardo di mezzo secolo)

(Francesco Erspamer) – Di Maio è un vero sessantottino, con l’aggravante del ritardo di mezzo secolo, e dunque della piena consapevolezza di cosa significhi esserlo.

Come i sessantottini, ha usato il bisogno di giustizia della gente e il sogno della rivoluzione, ossia di un cambiamento profondo che portasse al bene comune, per affermarsi, come mai avrebbe potuto fare con le sue scarse capacità. Procedura molto liberista: si ignorano le regole per non essere sottoposti alle loro verifiche, ma le si riafferma non appena arrivino la notorietà, il denaro e il potere, in modo da legittimare la propria nuova posizione. Opportunismo? Molto peggio: perché per fare i suoi interessi Di Maio ha bruciato la fiducia nella politica di milioni di italiani. Capisco che non fosse pronto a fare il martire (il coraggio uno non se lo può dare, diceva don Abbondio, geniale rappresentazione letteraria di un tipo di carattere diffuso in Italia), ma almeno un po’ di dignità poteva mostrarla dimettendosi dal governo e dal Parlamento e ritirandosi a vita privata; invece, come Renzi, il suo unico scopo era, fin dal principio evidentemente, il successo personale. Leggo che il suo nuovo gruppo si chiamerà “Insieme per il futuro”: roba da americani riempirsi la bocca di ciò che non esiste e che dunque è indimostrabile, oltre a non richiedere neppure un minimo di competenza.

Non rimpiango di avergli dato credito; l’unica volta che l’ho incontrato mi aveva fatto una buona impressione e non riesco, nonostante tutto, a dare ragione a quelli che pregiudizialmente lo disprezzavano in quanto bibitaro. Ma ora lo considero un rinnegato, un traditore, da sbattere in fondo all’inferno, nel nono cerchio, ma soprattutto da contrastare, sconfiggere; quale che sia il partito che lo accoglierà (o lo ha già accolto?), sarà per me il partito contro cui combattere. Cosa difficile, lo so, perché sicuramente si tratterà di un partito di gomma, aggregazione di arrivisti, trasformisti e conformisti, in sostanza dei personaggi che da decenni stanno immiserendo il nostro paese.

13 replies

  1. mi fa piacere che lo abbia paragonato alla lince di rignano…questi invece è la volpe di pomignano; a questi aggiungerei il bamboccio dei parioli!
    Penso che lo vedremo negli USA a fare lezione nelle università .

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  2. “Opportunismo? Molto peggio: perché per fare i suoi interessi Di Maio ha bruciato la fiducia nella politica di milioni di italiani.”, ossia

    “…solo che non ruba (a parte la speranza agli imbecilli).”! (cit. Jonny Dio)

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  3. “non riesco, nonostante tutto, a dare ragione a quelli che pregiudizialmente lo disprezzavano in quanto bibitaro”: tu quoque Espamer! Eddai, come si fa a non capire che i bibitari non c’entrano nulla, né il mestire in sé, che come tutti i mestieri non può essere che dignitoso. C’entra solo il fatto chi si voleva con un’perbole segnalare che le sue umili origni se l’è dimenticate, tradite e rinnegate. E poi era uno steward, non un bibitaro, che è una tacca più su dei venditori di Ramazzotti, sennò qualcuno viene qui e inizia con le pippe dei distinguo…

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  4. Pur con tutti i distinguo gigino è e resta un bibitaro, con tutta la disistima possibile per il verme che dimostrato di essere,
    Ciò non toglie il mio rispetto per i veri bibitari,

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  5. Ci sono stati anche sessantottini che ci hanno rimesso le penne o che hanno passato decenni in carcere. Ma è chiaro che l’autore si riferisce ai vari Mieli,Liquori, Sofri, Ferrara etc…

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