Alessandro Orsini: “Denunciare il Corriere è il minimo”

(Giulia Cazzaniga – la Verità) – Di presentazioni non ha bisogno. Per il professor Alessandro Orsini c’è – di fatto – un «prima» e un «dopo» la guerra. Prima, lo invitavano a svolgere analisi sulla sicurezza internazionale nei ministeri e alla presidenza del Consiglio. Uno dei suoi numerosi libri, Anatomia delle Brigate rosse, è stato ben recensito anche sulle riviste di Harvard. I suoi studi sono pubblicati tutt’oggi su siti del governo italiano. Da quando è iniziato il conflitto tra Russia e Ucraina, però, è diventato qualcosa più che un accademico. E più che un protagonista.

Per tanti è un nemico. Accetta di andare in tv solo da Bianca Berlinguer e da Massimo Giletti, ma sulla sua persona e sulle sue idee si è scatenato il putiferio. Prima di questa, non ha mai rilasciato interviste sulla carta stampata. Domani uscirà un suo nuovo libro.

Nei giorni scorsi è stato incluso nella lista dei «putiniani» d’Italia pubblicata dal Corriere della Sera.

Persone che con una rete usata in modo strumentale farebbero propaganda per la Russia.

«La mia foto e il mio nome sono stati inclusi in quella lista in modo del tutto immotivato. A ogni modo, Franco Gabrielli ha smentito e sbugiardato il Corriere. L’articolo è condito tra l’altro da due fake news».

Quali?

«Non è vero che io sia stato licenziato per le mie analisi sull’Ucraina e non è vero nemmeno che la Luiss mi abbia rimosso dal mio incarico di direttore dell’Osservatorio sulla sicurezza internazionale. L’unica cosa vera è che la Luiss ha lanciato un comunicato stampa per attaccarmi».

Solidarietà dai suoi colleghi della Luiss per quel comunicato?

«L’ho ricevuta da un solo professore, ma in privato».

Era Sergio Fabbrini?

«Figuriamoci, mi detesta, è un mio acerrimo nemico, il tipico accademico italiano che lavora con il curaro».

È vero che ha deciso di fare causa al Corriere?

«Il Corriere della Sera ha deciso di criminalizzare il dissenso politico. Una causa è il minimo di ciò che merita. Qualcuno ha detto che devo smentire le accuse, ma non ci sono accuse contro di me e quindi non posso smentire niente. Accade nelle dittature: gli oppositori politici vengono criminalizzati senza prove affinché non possano difendersi».

Sul suo Osservatorio molto si è scritto. Secondo la Stampa, ad esempio, non avrebbe prodotto niente.

«È falso. Ho fondato e diretto l’Osservatorio sulla sicurezza internazionale della Luiss dal 2016 al 2022. Seguiva la politica in 149 Stati. L’Osservatorio ha lavorato sette giorni su sette per sei anni: un fondo speciale consentiva di pagare le analiste anche nei giorni di festa».

Con quali risultati?

«L’Osservatorio ha pubblicato 31.184 articoli sul sito “Sicurezza internazionale”. E ha prodotto 6 monografie e 5 articoli su riviste scientifiche ritenute “eccellenti” dal ministero dell’Università secondo la classificazione Anvur. La sola coordinatrice, Sofia Cecinini, ha pubblicato due monografie accademiche: Le sanguinarie. Storie di donne e di terrore (Luiss UP 2018, ndr) e La guerra civile in Libia (Carocci 2021, ndr)».

Parliamo di lei? A quale cultura politica appartiene?

«Sono un riformista e un moderato».

Moderato?

«Esatto. Credo nei cambiamenti progressivi e graduali. I grandi sconvolgimenti creano squilibri e talvolta disastri. Il mondo non va distrutto e ricreato, ma va cambiato gradualmente con l’aiuto della conoscenza. La tolleranza e il rispetto verso il prossimo possono albergare soltanto nella moderazione».

Cosa si sente di prevedere sulla guerra? Una pace è possibile?

«Prevedo che, una volta conquistato il Donbass, Putin cercherà di capire se l’Occidente vuole dargli le garanzie che richiede. Se prevale la linea Biden-Johnson, credo che marcerà su Kiev per abbattere Zelensky».

Lei si è schierato per lo stop alle armi.

«È inutile che l’Italia dia armi pesanti agli ucraini se poi vengono massacrati uno per uno. Se Biden non vuole combattere contro la Russia, non spinga gli ucraini a farlo al posto suo e tratti con Putin. Biden aveva assicurato che le armi avrebbero ucciso un sacco di soldati russi spingendo Putin alla pace».

Così è andata?

«È accaduto il contrario, come avevo previsto sin dal primo giorno dell’invasione: gli ucraini hanno ucciso migliaia di soldati russi e Putin ha devastato tutto. Questa è una guerra in cui la Russia è disposta all’escalation nucleare. A me interessa proteggere i civili ucraini e non la Nato».

Lei è anti americano?

«Non sono anti americano. Gli Stati Uniti mi hanno dato molto e ripropongo in Italia ciò che ho imparato in quel Paese: la difesa del territorio e della vita degli europei viene prima di tutto».

Ma è critico su Biden.

«Critico le politiche di Biden in Ucraina perché calpestano questi due assunti che le ho detto. Sono sempre pronto a difendere gli Usa. Se però la Casa Bianca mette a repentaglio la vita degli europei per dissanguare la Russia, mi ribello».

Di come si sta comportando l’Europa che dice? Hanno scritto di lei anche che è anti europeo.

«È falso, sono un sostenitore dell’Unione europea, anche se la guerra in Ucraina ha reso evidente il suo fallimento politico. La Ue era nata per promuovere la pace. Oggi è soggetta alle direttive della Nato che, dopo il bombardamento illegale della Serbia e della Libia, si è trasformata in alleanza offensiva».

Le sanzioni? Servono?

«Le sanzioni possono essere utili come merce di scambio al tavolo delle trattative, ma non fermano la guerra».

Orsini è anti Nato?

«Non sono anti Nato. Nel mio libro Viva gli immigrati (Rizzoli, ndr) ho proposto un progetto di sviluppo della Nato alternativo a quello della Casa Bianca. Ho spiegato che la Nato avrebbe dovuto svilupparsi in Nord Africa e non ai confini della Russia. La mia riforma era nell’interesse nazionale dell’Italia e pure dell’Ucraina».

Questo dell’«interesse nazionale» dell’Italia è un po’ un suo pallino. Ne parla spesso.

«L’interesse nazionale è al centro di tutti i miei ragionamenti geopolitici. Amare lo Stato italiano significa conoscere i suoi interessi e difenderli».

Come si spiega il suo successo di questi mesi?

«Una delle ragioni è che le persone non ne possono più di sentirsi dire bugie. Troppi esperti italiani di politica internazionale, prima di parlare, aspettano di capire quale sia la posizione del governo in carica. La gente non è stupida».

Come vive questa fama improvvisa?

«La vivo come se non esistesse. La mia vita non è cambiata. Sono rimasto una persona molto semplice con una vita altrettanto semplice e appartata. Amo la montagna, dove cerco di trascorrere tutto il tempo possibile tra il verde e gli animali».

Che cosa farà quando la televisione non si occuperà più di lei?

«Starò benissimo perché trascorrerò più tempo in famiglia da cui dipende per intero la mia felicità».

Non è che il suo obiettivo è la politica? Si candiderà al Parlamento?

«Se volessi prendere voti direi che il mio pubblico preferito sono i disoccupati o magari gli operai».

E invece?

«Il mio pubblico preferito sono gli studenti delle scuole superiori. Che non votano».

Che messaggio vorrebbe inviare agli studenti?

«Il primo messaggio è l’amore per lo Stato: i problemi dell’Italia possono essere risolti soltanto se lo Stato diventa più forte. Per combattere contro la mafia, aiutare i poveri e difendere le imprese, serve uno Stato ricco e potente».

Secondo?

«La lotta contro tutte le forme di razzismo e discriminazione. E il terzo messaggio è l’amore per la società libera che coincide con l’amore per la pace: le società libere, in guerra, finiscono per chiudersi. Guardi che cosa sta accadendo con le liste di proscrizione nostrane».

E Furio Colombo che abbandona il Fatto per colpa sua?

«Furio Colombo ha tartassato Travaglio perché mi cacciasse dal Fatto e poi ha avuto l’impudenza di dire che è stato censurato».

Pensa di essere frainteso?

«Non mi è mai capitato che un mio critico mi abbia attribuito un’idea mia. Quando sento i miei critici attaccarmi, mi domando di chi diavolo stiano parlando».

La cosa che le pesa di più?

«Che la pagina Wikipedia a me dedicata sia caduta sotto il controllo di un gruppo di “haters”».

Una battaglia a cui tiene particolarmente?

«Prima di morire, Antonio Iosa, una vittima delle Brigate rosse, mi fece promettere che avrei raccontato la sua storia, oggi disponibile nel docufilm Il gambizzato. La memoria di Iosa va tenuta viva per proteggere i nostri giovani dai brigatisti irriducibili che vanno in giro a rivendicare con orgoglio i loro omicidi. Nel mio libro Anatomia delle Brigate rosse (Rubbettino, ndr), ho spiegato come i brigatisti rossi riducevano i loro nemici a una categoria inferiore a quella dell’uomo attraverso un’ideologia disumanizzante, che spogliava le vittime della loro umanità. I brigatisti irriducibili mi odiano e questo vuol dire che la mia collaborazione con l’associazione delle vittime del terrorismo ha dato buoni frutti».

Domani per Paper First esce il libro Ucraina. Critica della politica internazionale. Di che cosa parla?

«Il libro è innanzitutto il tentativo di mettere la cultura scientifica al centro del dibattito sulla guerra in Ucraina. L’idea che l’invasione russa sia priva di cause esprime una cultura antiscientifica. Tutti i fenomeni sociali hanno una o più cause. Weber diceva che una spiegazione non è davvero scientifica se non è anche una spiegazione causale. Ricostruisco le relazioni conflittuali tra la Russia e la Nato per far emergere le cause ignorate nel dibattito nostrano. Introduco molte informazioni che non hanno circolazione a casa nostra».

4 replies

  1. Non sempre condivido quello che dice Orsini ( obici italiani con canna da 12 metri), ma apprezzo molto il modello teorico che utilizza per spiegare gli avvenimenti.
    Mini , e soprattutto Barbero sono super.
    Gianni

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  2. Ho comprato ieri il libro di Orsini ” Ucraina. Critica della politica internazionale” perché sono curiosa…..dopo aver letto potrò criticare, concordare oppure essere in disaccordo. …quello che non sopporto di certi opinionisti è l’ essere in disaccordo a prescindere! Si chiama pregiudizio, modalità mentale che dovrebbe essere estranea a chi fa opinione, visto che è la sua esatta negazione! Credo che Orsini non abbia una grande capacità comunicativa secondo i canoni imposti dalla spettacolarizzazione e mediatizzazione, proprio per questo preferisco leggere quello che scrive, per evitare il pregiudizio legato ad immagine ed aspetto comunicativo che lo rendono antipatico……..su questo gioca tutto il sistema disinfornativo, conta l’ apparire e non l’ essere, domina la pancia e non il valore di quanto pensato, affermato o scritto! Con questo meccanismo perverso il cialtrone simpatico che buca il video può permettersi di dire strullate, ed essere apprezzato, mentre l’ antipatico viene ignorato insieme a quanto ha da dire, che magari è utile!

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  3. Orsini è forte. Difende con decisione e coerenza le sue idee in un mondo di sgangherati pseudo pensatori con il ditino alzato che navigano dove gli indica l’ establishment

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