Memoria corta: quando l’Urss aggredita fu rifornita di armi, munizioni e viveri dagli Usa

(Leonardo Coen – ilfattoquotidiano.it) – Memoria corta. Tra il 1941 e il 1945 gli Stati Uniti hanno fornito un aiuto colossale e decisivo all’Armata Rossa grazie ad un meccanismo escogitato da Roosevelt, la legge affitti e prestiti che consentiva di fornire grandi quantità di armamenti senza esigere l’immediato pagamento (Lend Lease Act). Sfruttando questo strumento finanziario, gli Usa inviarono ai sovietici 14mila (!) aerei, 409526 veicoli di cui 43728 jeep, 3510 mezzi anfibi, 12161 blindati da combattimento, 136190 pezzi d’artiglieria leggera, 325784 tonnellate d’esplosivi, 205 torpedini, 140 cacciatorpediniere, 28 fregate. Inoltre consegnarono 35800 postazioni radio, 3400 km di cavi marini, 1823 km di cavi sottomarini, un milione e mezzo di km di cavi telegrafici.

L’aiuto fu sostanziale anche a livello tecnologico poiché Washington si preoccupò di mandare tecnici, ingegneri, esperti radio, istruttori. Per agevolare gli spostamenti dalla Siberia alla Russia europea, l’America provvede alla consegna di oltre 2000 locomotive e più di 10mila vagoni, essenziali per il trasporto truppe ed armi. Ma i soldati devono mangiare e la Casa Bianca ordina alle proprie fabbriche alimentari di preparare 5 milioni di tonnellate di razioni militari. Ci si preoccupa di dare anche 55 milioni di metri di tessuto di cotone, 49 milioni di metri di tessuto di lana, 14 milioni di paia di scarponi. Nel novembre del 1942 Roosevelt invia pure un’intera fabbrica completa per produrre e riparare pneumatici.

A guerra finita, i rapporti tra Mosca e Washington si deteriorano in fretta. Stalin non vuol far sapere ai russi quanto importante sia stato l’aiuto materiale del Paese più capitalista del mondo. L’Unione Sovietica si dimostra ingrata, bisognerà attendere Krusciov perché fosse ammesso che senza quegli aiuti – giunti nel momento più drammatico per l’Urss, costretta a ripiegare dinanzi alle forze naziste – i sovietici non avrebbero vinto la guerra (lo scriverà nelle sue “Memorie”). Degli 11,3 miliardi di dollari anticipati per le forniture (ossia 170 attuali), Washington non chiederà che 1,3 miliardi spalmati in trent’anni. Nonostante questa proposta assai generosa, Mosca trova il conto salato e non paga.

Per riavere indietro le unità navali prestate, gli Usa dovranno aspettare dieci anni. Solo il 18 ottobre 1972 l’Urss rimborserà il 6 per cento del debito, una cifra pari solo all’1,3 per cento reale, tenuto conto dell’erosione monetaria, dopo ventisette anni. Lo stesso maresciallo Zukov, il comandante in capo che Stalin non vedeva di buon occhio perché troppo popolare, dirà al telefono nel 1963 che senza i materiali americani “noi non avremmo vinto la guerra”. L’affermazione è documentata: il Kgb, infatti, spiava Zukov e ne intercettava le conversazioni. Quando, dopo il crollo dell’Urss, parte degli archivi della Lubianka, la famigerata sede dei servizi segreti, furono desecretati, vennero alla luce il dossier su Zukov. Solo nel 2004 qualcuno allestì un Museo degli Alleati e del Lend Lease. Dicono, tuttavia, che attualmente il museo sarebbe stato chiuso.

Quasi mezzo secolo di propaganda sovietica ha diffuso tra i russi una narrazione ufficiale che affonda le sue suggestioni nella mitologia di una Grande Guerra Patriottica vinta con lo spaventoso sacrificio dei combattenti russi, senza il quale il nazifascismo non sarebbe stato sconfitto. In effetti, quindici milioni di soldati perirono nella guerra (e dieci milioni di civili), una spaventosa ecatombe che ha compromesso la demografia nazionale. Washington lo riconobbe e chiese solo un rimborso di 1,3 miliardi di dollari, spalmati lungo l’arco di trent’anni: circa il dieci per cento di quanto gli Stati Uniti avevano speso per sostenere l’Armata Rossa. Negli ultimi anni questo argomento è tornato tabù, come ai tempi di Stalin e dell’Urss: la storia riscritta da Putin si condensa in queste dieci parole: “Il popolo sovietico ha liberato l’Europa dalla peste bruna” (dal discorso del 9 maggio 2021, in verità sottolineato in molte altre occasioni pubbliche, ndr.). Che l’abbia fatto anche con l’aiuto americano, è opportunamente omesso. Specie oggi. L’Urss aggredita fu rifornita di armi, munizioni e viveri dagli Usa. Che ora fanno lo stesso con l’Ucraina…

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20 replies

  1. Quindi, signor Cohen
    Bisognava mandare armi anche ai russi del Donbass negli otto anni in cui hanno subíto l’aggressione dell’esercito ucraino infarcito di nazisti?

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  2. ok seconda guerra mondiale, persone e situazioni diversissime
    come diverse erano le situazioni con la guerra russo-giapponese (gli Usa aiutarono i Giap ad armarsi)
    rivoluzione russa
    guerra civile tra armata bianca e armata russa. gli Usa aiutarono l’armata bianca
    ogni tempo ha la sua narrazione

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  3. 9.07. AIUTI AMERICANI AI SOVIETICI E AI NAZISTI

    «Dopo la guerra, sarebbe divenuto di uso comune in Occidente affermare che il successo inaspettato dei Sovietici contro la Germania Nazista era stato possibile grazie all’assistenza massiccia degli Americani, fornita nei termini di un accordo Lend-Lease tra Washington e Mosca, e che senza questo aiuto l’Unione Sovietica non sarebbe sopravvissuta all’aggressione Nazista. Questa affermazione è poco attendibile! Primo, l’assistenza materiale Americana, prima del 1942, era quasi completamente insignificante, cioè, ben dopo che i Sovietici senza l’aiuto di nessuno avevano posto fine all’avanzata della Wehrmacht e avevano scatenato la loro prima controffensiva. Secondo, l’aiuto Americano non andò mai oltre al 4-5% della produzione totale Sovietica del tempo di guerra, sebbene si debba ammettere che anche questo magro contributo poteva in qualche modo risultare cruciale in una situazione critica. Terzo, gli stessi Sovietici dettero l’avvio alla produzione di tutti gli armamenti leggeri e pesanti di alta qualità — come il carro armato T-34, probabilmente il miglior tank della seconda guerra mondiale — che avevano consentito il loro successo contro la Wehrmacht, data per vincente. Per ultimo, il tanto pubblicizzato aiuto Lend-Lease fornito all’URSS veniva in larga misura neutralizzato — e possiamo dire vanificato — dall’assistenza non ufficiale, discreta, ma veramente importante fornita ai Tedeschi, nemici dei Sovietici, dalle fonti delle imprese Americane. Nel 1940 e 1941, le compagnie petrolifere Americane avevano aumentato le loro esportazioni di petrolio verso la Germania, quantità rilevanti venivano inviate alla Germania Nazista attraverso stati neutrali, realizzando forti profitti. La percentuale Americana delle importazioni Tedesche di olio per la lubrificazione dei macchinari (Motorenöl), assolutamente indispensabile, aumentò rapidamente, dal 44% del luglio 1941 al 94% nel settembre 1941. Secondo lo storico Tedesco Tobias Jersak, un’autorità nel campo dei “carburanti per il Führer” Americani, senza il carburante fornito dagli USA l’aggressione Tedesca contro l’Unione Sovietica non sarebbe stata possibile. Hitler stava ancora rimuginando sulle notizie catastrofiche della controffensiva Sovietica e sulla disfatta della Guerra Lampo nell’Europa Orientale, quando veniva a sapere che i Giapponesi, a sorpresa, avevano lanciato un attacco su Pearl Harbor, il 7 dicembre 1941. Gli USA ora entravano in guerra contro il Giappone, ma Washington non aveva alcuna intenzione di dichiarare guerra alla Germania. Hitler non aveva nessun obbligo di correre in aiuto dei suoi amici Giapponesi, ma l’11 dicembre 1941 dichiarava guerra agli Stati Uniti, probabilmente aspettandosi — vanamente, visto quello che avvenne — che il Giappone a sua volta dichiarasse guerra all’Unione Sovietica. La non necessaria dichiarazione di guerra di Hitler, accompagnata da una risibile dichiarazione di guerra Italiana, trasformarono gli USA in un partecipante attivo alla guerra in Europa. Questo, come influenzò le attività Tedesche delle grandi corporation Americane?»

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  4. 9.08. AFFARI, COME SEMPRE
    «Le affiliate Tedesche delle corporation Americane non venivano assolutamente confiscate dai Nazisti e non veniva rimosso il completo controllo di queste imprese sussidiarie da parte delle case madri, fino alla disfatta della Germania nel 1945, al di là di come le società capogruppo avrebbero affermato dopo la guerra. Ad esempio, rispetto alle strutture della Ford e della GM, l’esperto Tedesco Hans Helms dichiara, “neppure una volta, durante il loro regime di terrore, i Nazisti si sono impegnati in un tentativo anche il più insignificante di variare la situazione proprietaria della Ford, cioè della Ford-Werke, o della Opel”. Neppure dopo Pearl Harbor, a Ford veniva requisito il 52% delle azioni della Ford-Werke a Colonia, e la GM rimaneva l’unica proprietaria della Opel. In più, i proprietari e i dirigenti Americani conservarono una dimensione di controllo a volte considerevole sulle loro affiliate Tedesche, anche dopo la dichiarazione di guerra della Germania contro gli USA. Esistono risultanze che le centrali delle imprese negli USA e le loro filiali in Germania rimasero in contatto le une con le altre, o indirettamente via filiali nella Svizzera neutrale, o direttamente tramite la rete mondiale dei sistemi moderni di comunicazioni. Quest’ultima veniva fornita dalla ITT in collaborazione con Transradio, una joint venture fra la stessa ITT con la RCA (un’altra corporation Americana) e le imprese Tedesche Siemens e Telefunken.
    affari-come-sempre
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    In un recente documento sulle sue attività nella Germania Nazista, Ford dichiara che, dopo Pearl Harbor, la sua centrale direzionale a Dearborn non teneva più contatti diretti con la sua affiliata Tedesca. Per quel che concerne la possibilità di comunicazioni via società consociate presenti in paesi neutrali, il documento afferma che “non esistono indicazioni di comunicazioni fra le centrali USA e le filiali in Germania tramite loro consociate nei paesi neutrali”.
    Comunque, la mancanza di tali “indicazioni” significa semplicemente che ogni prova di contatti può essere stata smarrita o distrutta prima che gli autori del documento permettessero l’accesso agli specifici archivi; dopo tutto, l’accesso a questi archivi è stato concesso solamente più di 50 anni dopo gli accadimenti. Inoltre, lo stesso documento mette in evidenza un elemento contraddittorio, che un alto dirigente della Ford-Werke aveva fatto un viaggio nel 1943 a Lisbona per una visita alla filiale Portoghese della Ford, ed è estremamente improbabile che a Dearborn non fossero al corrente di questo. Questo vale anche per la IBM: Edwin Black scrive che durante la guerra il general manager della IBM per l’Europa, l’Olandese Jurriaan W. Schotte, veniva insediato nella centrale operativa a New York, dove egli “continuava a mantenere regolarmente rapporti diretti con le filiali della IBM in territorio Nazista, come nella sua patria di origine, l’Olanda, e in Belgio”. Quindi, la IBM poteva “tenere sotto controllo gli eventi ed esercitare la sua autorità in Europa attraverso le filiali situate nelle nazioni neutrali”, e in modo particolare attraverso le sue diramazioni Svizzere a Ginevra, il cui direttore, di nazionalità Svizzera, “viaggiava liberamente in, e dalla, Germania, nei territori occupati e nei paesi neutrali”. Infine, come per molte altre grandi imprese USA, la IBM poteva anche affidarsi ai diplomatici Americani presenti nei paesi occupati e neutrali per inviare messaggi tramite valigia diplomatica. I Nazisti, non solo permettevano ai proprietari Americani di conservare le loro strutture e le loro filiali in Germania e di esercitarne anche in una certa misura il controllo amministrativo, ma la loro influenza, ad esempio nella conduzione della Opel e della Ford-Werke, rimaneva minima.
    Dopo la dichiarazione di guerra della Germania contro gli USA, i membri della dirigenza Americana certamente si ritirarono dalle scene, ma i managers presenti in Germania — che riscuotevano la fiducia dei capi negli Stati Uniti — in genere conservarono le loro posizioni autorevoli e continuarono a condurre gli affari, perciò tenendo sempre presenti gli interessi delle case madri delle imprese e degli azionisti Americani. Per quel che riguarda la Opel, il quartier generale della GM negli USA aveva mantenuto l’effettivo controllo totale sui dirigenti a Rüsselsheim; questo scrive lo storico Americano Bradford Snell, che negli anni Settanta ha dedicato la sua attenzione a questo tema, ma i cui riscontri sono stati contestati da GM. Un recente studio della ricercatrice Tedesca Anita Kugler conferma il resoconto di Snell, fornendo maggiori dettagli e maggiori sfumature al quadro presentato. Dopo la dichiarazione di guerra della Germania contro gli USA, la Kluger scrive che i Nazisti assolutamente non crearono difficoltà alla dirigenza della Opel. Solo il 25 novembre 1942 Berlino nominava un “servizio di controllo alle strutture produttive del nemico”, ma il significato di questa procedura risultò essere puramente simbolico. I Nazisti semplicemente desideravano assegnare un’immagine Tedesca ad un’impresa che sarà posseduta al 100% dalla GM per tutto il corso della guerra. Presso la Ford-Werke, Robert Schmidt, certamente un fervente Nazista, durante la guerra operava come general manager, e le sue prestazioni erano tanto soddisfacenti sia per le autorità di Berlino che per i dirigenti della Ford in America. Messaggi di approvazione e congratulazioni, recanti la firma di Edsel Ford, gli venivano regolarmente recapitati dalla casa madre della Ford a Dearborn. I Nazisti erano veramente deliziati dal lavoro di Schmidt; in opportuna occasione lo avevano gratificato del titolo di “leader nel campo dell’economia militare”. Perfino quando, mesi dopo Pearl Harbor, erano stati imposti controlli a sovrintendere gli impianti della Ford a Colonia, Schmidt aveva conservato le sue prerogative e la sua libertà di azione. Allo stesso modo, l’esperienza in tempo di guerra per la IBM sotto controllo dell’Asse in Germania, Francia, Belgio, e in altri paesi risultava ben lontana dall’essere traumatica. I Nazisti erano molto meno interessati alla nazionalità dei proprietari o all’identità dei managers che alla produzione, visto che, dopo il fallimento della loro strategia di Guerra Lampo nell’Unione Sovietica, stavano sperimentando la necessità sempre crescente di una produzione massiccia di aerei e di mezzi da trasporto. […] I pianificatori Nazisti, come Goering e Speer, avevano ben compreso che radicali cambiamenti nel management della Opel potevano ostacolare la produzione nel Brandenburgo e a Rüsselsheim. Per mantenere il rendimento della Opel ad alti livelli, ai managers in carica veniva concesso di andare avanti, dato che avevano familiarità con i metodi di produzione Americani particolarmente efficienti. Anita Kugler conclude che l’Opel, “aveva messo a disposizione dei Nazisti la sua produzione totale e quindi — obiettivamente parlando — aveva contribuito ad accrescere le loro possibilità di condurre la guerra per un lungo periodo di tempo”. Esperti ritengono che le migliori innovazioni tecnologiche della GM e della Ford per scopi bellici principalmente siano andate a tutto vantaggio delle loro filiali nella Germania Nazista.
    Ad esempio, citano gli autocarri della Opel con tutte le ruote motrici, che si erano rivelati particolarmente utili ai Tedeschi nel fango del Fronte Orientale e nei deserti del Nord Africa, così come i motori per il nuovo ME-262, il primo caccia a reazione, che veniva assemblato sempre dalla Opel a Rüsselsheim. Lo stesso vale per la Ford-Werke: nel 1939 questa industria aveva sviluppato un autocarro all’avanguardia — il Maultier (“mulo”) — che aveva ruote cingolate sulla parte frontale e un rimorchio nella parte posteriore. Inoltre la Ford-Werke aveva creato una “società di copertura”, la Arendt GmbH, per produrre equipaggiamento bellico, oltre a veicoli, e, nello specifico, parti lavorate per aeroplani. Ma Ford afferma che questo era stato fatto senza che a Dearborn si fosse a conoscenza o lo si approvasse. Verso la fine della guerra, questa fabbrica veniva coinvolta nello sviluppo top-secret di turbine per gli scellerati missili V-2 che avevano procurato devastazioni su Londra e Anversa. La ITT continuava a fornire alla Germania sistemi avanzati per le comunicazioni anche dopo Pearl Harbor, a detrimento degli stessi Americani, il cui codice cifrato diplomatico era stato decifrato dai Nazisti tramite questa strumentazione. Fino alla fine totale della guerra, le strutture produttive della ITT in Germania, come pure in paesi neutrali come la Svezia,la Svizzera e la Spagna, fornivano alle forze armate Tedesche congegni bellici di avanguardia».

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  5. @Tracia
    grazie!
    Certo che a sfondoni questo Leonardo è un fenomeno e bisognerebnbe credere a queste affermazioni per giustificare l’aiuto all’ucraina da parte degli USA?
    Manco si è accorto che gli accordi di allora non possono essere paragonati alla situazione attuale.
    Mi meraviglio di mer stesso per dover anche rispondere a questo post…. fuori luogo e falso!

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  6. URSS, USA, UK erano alleati nella seconda guerra mondiale, e l’aiuto e’ stato reciproco, chi come gli USA fornendo materiale bellico non solo all’URSS, ma soprattutto al Regno Unito, chi combattendo con enormi sacrifici sul fronte orientale, avendo come obiettivo comune la sconfitta dell’asse.
    La memoria corta credo l’abbia Cohen, per giustificare la fornitura di armi all’Ucraina, magari anche legittima, ma in tutt’altro contesto.
    Quanto meno l’URSS riceveva tali forniture per combattere il nazismo, ora le armi dalle democrazie occidentale vengono fornite ad un regime, non dico nazista, ma fortemente inquinato da questa ideologia sicuramente si.

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  7. In ogni caso l europa tutta rimana una colonia degli usa ! E che la Germania sia sempre stata trattata con i guanti bianchi ! Vergognosa Europa che accetta paesi inaccettabili e che misura la circonferenza delle vongole e le quote latte ! Rovinando tutti i paesi in favore della sola Germania!!

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  8. I dati riportati da Coen sono sostanzialmente corretti, ma vanno inseriti bene nel quadro generale
    .https://team557.wordpress.com/2017/10/04/usa-for-urss-1941/
    Gli aiuti lende-leise importanti furono soprattutto quelli logistici ( jeep ,camion, benzina avio) e alimentari di vario tipo.
    Ma perché igli americani supportarono i russi?
    Perché la guerra in Europa dal 41 al giugno 44 , si combatté quasi esclusivamente sul fronte orientale.
    I soldati russi morti furono 15.000.000.
    I morti tedeschi sul fronte orientale furono 4.300.000.
    Sul fronte occidentale morirono 400.000 soldati tedeschi e 200.000 soldati alleati.
    I dati ufficiali credo parlino chiaro.
    Gianni

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  9. Ma su, ragazzi, non scherziamo! Gli US si sono presi i più importanti tecnici e scienziati tedeschi, anche nazisti. Uno per tutti von Braun, l’ ideatore dei famigerati V2, maggiore delle SS. E con lui molti altri. Gli Us sono sempre stati pragmatici, nei fatti, e per nulla ideologici: l’ ideologia la lasciavano al parco buoi, che di quella si pasce.
    Del resto, la Germania del tempo – anche grazie al nazismo che ben sapeva quanto fosse importante la ricerca scientifica e lo sviluppo della tecnologia, in ogni campo – era a livelli assoluti, indiscussi ed insuperati in quanto alla preparazione degli scienziati e degli intellettuali in genere. Sarebbe stato da stupidi non approfittarne, dopo la guerra, esattamente come se ne era approfittato prima, sia con i commerci sia con l’ appoggio politico anti soviet.

    Siamo noi poveri idioti che, costantemente foraggiati, pensiamo che gli Stati agiscano ( o dovrebbero agire) in maniera etica: gli Stati fanno i loro interessi – cioè gli interessi delle oligarchie che li governano – non importa come e con chi. E se a noi pare non li facciano (ad esempio il nostro Governo) si tratta di un marchiano errore: semplicemente conviene fare così, restare stesi a tappetino ed accontentarsi delle briciole.
    Articoli come questo sono l’ ennesima scoperta dell’ acqua calda.

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  10. Ma vah! Questo me lo segno: Un articolo pubblicato sul Fatto quotidiano,e ripreso da infosannio, che riferisce di qualcosa di buono fatto dagli americani nella storia! Naturalmente sono intervenuti subito gli attivisti, in servizio giorno e notte su questo forum, a parare il colpo e cercare di sminuirne l’effetto, ricopiando paginate di altre fonti non specificate, che riferiscono di sotterranei aiuti americani ai tedeschi nel 1941 (prima dell’entrata in guerra), e anche, clandestinamente, di alcune aziende americane in anni successivi. Non importa se siano più o meno veritiere, e comunque non tali da smentire il contenuto dell’articolo, l’importante è ribadire il mantra degli americani sempre sporchi brutti e cattivi, amici e sostenitori dei nazisti e nemici dei russi, ieri come oggi. Se no come si sostiene l’eroica battaglia dello zar Pietro-Putin impegnato a “denazificare” (radendola al suolo) l’Ucraina e il mondo?

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  11. Questo signora Magda lo dice FBI, e con questo la mando in quel paese di guerrafondai a cui appartiene e si sente rappresentata.

    Quando Churchill suggeriva un attacco nucleare per decapitare l’URSS

    Operazione Unthinkable («impensabile») fu il nome in codice di due piani di guerra studiati nel 1945 dall’Impero britannico contro l’Unione Sovietica. Entrambi i progetti furono commissionati alla fine della seconda guerra mondiale dal primo ministro Winston Churchill al Joint Planning Staff delle forze armate britanniche.

    La Gran Bretagna non tollerava la crescente influenza dei russi dopo la sconfitta di Hitler ed era pronta a iniziare la Terza Guerra Mondiale già nel 1945. Solo una sobria valutazione delle dimensioni e della potenza dell’Armata Rossa fermò l’impensabile…
    All’inizio di maggio del 1945, l’URSS e gli Alleati occidentali schiacciarono definitivamente la Germania nazista sferrando potenti colpi da est e da ovest. La tanto attesa pace in Europa, devastata da anni di guerra, era finalmente arrivata. La sola idea che nel Vecchio Continente potesse scoppiare un nuovo conflitto armato sembrava semplicemente assurda. Ma non per tutti.

    La fissazione segreta di Winston Churchill nel 1947, subito dopo la guerra, quando ancora l’Unione sovietica non disponeva dell’atomica? un attacco nucleare preventivo per “decapitare” il governo di Mosca e annientare il “comunismo” di Stalin!

    È quanto emerge da un memorandum dell’Fbi ora declassificato, e pubblicato nel libro When Lions Roar* (*vai al link http://www.dailymail.co.uk/news/article-2826980/Winston-Churchill-s-bid-nuke-Russia-win-Cold-War-uncovered-secret-FBI-files.html) del giornalista Thomas Maier.

    Il piano di Churchill era quello di fare leva sul senatore repubblicano Styles Bridges per convincere l’allora presidente Usa, Harry Truman, a scatenare l’olocausto nucleare sui sovietici, così come aveva già fatto sui giapponesi bombardando Hiroshima e Nagasaki.

    Sempre in questa nota dell’Fbi apprendiamo che Churchill fosse intenzionato a liberarsi di Stalin colpendo direttamente il Cremlino. Era anche disposto a far morire per il suo piano MIGLIA DI CITTADINI sovietici che l’attacco, possiamo dirlo col senno di poi, avrebbe polverizzato e/o radioattivizzato molto più massicciamente, A MILLIONI . «Lo statista vedeva un attacco nucleare come una qualsiasi altra arma convenzionale, fino a quando realizzò che ci sarebbe stata molta più devastazione con l’atomica», ha spiegato Maier nel suo libro. Quando infatti tornò al governo, Churchill non presentò più il suo progetto di colpire la capitale russa. Anche perché ormai i sovietici avevano tutti i mezzi per rispondere nuclearmente ad un attacco nucleare…

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  12. Segnalo:

    Gli Usa: “I russi controlleranno presto Lugansk”

    IN CRISI – Washington ammette le difficoltà di Kiev
    DI GIAMPIERO GRAMAGLIA
    13 GIUGNO 2022
    Comments
    Questione di giorni, al massimo di settimane: i russi stanno per impadronirsi del Lugansk, un’area del Donbass già autoproclamatasi repubblica separatista filorussa – come il Donetsk -. Non lo dice la propaganda del Cremlino. Lo dicono fonti del Dipartimento della Difesa Usa.

    L’Ucraina ammette di essere in difficoltà: le unità al fronte sono a corto di munizioni, per contrastare i 50/60 mila colpi che ogni giorno pioverebbero sulle loro linee. Forse un po’ meno ieri, ché russi e filorussi celebravano nei territori occupati la festa nazionale.

    Le fonti Usa confermano: gli ucraini stanno subendo perdite molto pesanti – ma l’avanzata dei russi avviene “a caro prezzo” – e le munizioni scarseggiano. La perdita del Lugansk potrebbe però consentire loro di riposizionarsi su una linea del fronte che potrebbero difendere per qualche tempo, sempre che i russi vogliano ancora avanzare. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky fa l’elogio della capacità di resistenza delle sue truppe, che ha superato tutte le previsioni. Ma aggiunge che “nessuno può dire quanto la guerra potrà continuare”.

    Le città di Severodonetsk e Lysychansk sono da tempo sotto forte pressione e potrebbero cadere già in settimana, dice il Pentagono. I russi colpiscono anche ad Ovest, per intercettare i rifornimenti che giungono all’Ucraina: un raid a Ternopil ha fatto oltre 20 feriti, secondo fonti locali. A Severodonetsk, militari filo-russi escludono di dare l’assalto alla Azot, una fabbrica chimica dove forze ucraine sono asserragliate, e stanno per fare saltare un terzo ponte.

    In una domenica in cui le armi non tacciono, la diplomazia resta molto discreta. Parla il Papa, com’è ovvio, all’Angelus. Francesco rivolge il suo pensiero “alla popolazione ucraina” e avverte il rischio che il conflitto diventi routine: “Il tempo che passa non raffreddi il nostro dolore per quella gente martoriata. Non abituiamoci, per favore, a questa tragica realtà”.

    Si lavora sotto traccia alla missione che il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente del Consiglio Mario Draghi dovrebbero compiere a Kiev prima della stagione dei vertici estivi, quello europeo (Bruxelles, 22 e 23 giugno) e quello del G7 (Castello di Elmau in Germania, 26/28 giugno). Dopo lo scoop della Bild, fonti diplomatiche dicono che l’incontro dei tre leader con Zelensky non dovrebbe essere oggetto di annunci preventivi.

    Questa settimana, la Commissione europea intende pronunciarsi sul riconoscimento all’Ucraina dello status di candidato all’adesione: sabato a Kiev, Ursula von der Leyen s’è esposta in tal senso. Sempre questa settimana, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan vuole parlare con Zelensky e con Vladimir Putin, specie della “guerra del grano”, un fronte su cui l’Ucraina dice di avere creato due corridoi terrestri attraverso Polonia e Romania, anche se “colli di bottiglia” rallentano gli approvvigionamenti. Ci sono negoziati cogli Stati baltici per aprire un terzo corridoio. Negli Stati Uniti, la Casa Bianca evita di rilanciare la polemica innescatasi sabato tra Biden e Zelensky: il presidente Usa ha ieri segnato un successo sul fronte del controllo delle armi.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/06/13/gli-usa-i-russi-controlleranno-presto-lugansk/6624618/

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  13. A parte il fatto che io non mi sento rappresentata da nessuno ( e meno che mai dai “guerrafondai)”, rappresento solo me stessa, per quel che so, penso e posso, e sto bene dove sto (in Italia e in un Occidente con basi NATO ma libero , per ora, dai carri armati di Putin ), non mi impressionano più di tanto queste riesumazioni di “documenti” o carteggi o rapporti FBI su ipotesi, eventuali progetti sballati o nefasti, pensati o proposti da Churchill o altri negli anni ’40, diventati materia per libri, pubblicati ora liberamente in Occidente. Io sto ai fatti e quel progetto, se mai mai c’è stato, NON FU REALIZZATO. ADESSO CHI MINACCIA IL RICORSO ALLE ARMI NUCLEARI è PUTIN, e contro di noi.

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    • Signora Magda, la invito a studiare la storia dell’Ucraina degli ultimi 10 anni (almeno), per comprendere chi minaccia la convivenza (e la pace, nostra compresa).
      E se riesce a trovare le immagini dell’interno della casa dei sindacati di Odessa (maggio 2014), si farà un’idea anche degli eroi della resistenza.

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  14. @Magda, gli “Americani” non sono né buoni né cattivi, fanno semplicemente i propri interessi, senza alcuna implicazione “etica”. Esattamente come fanno tutti gli stati e tutte le persone che hanno un piccolo o grande potere: lo usano.
    La dimensione etica si applica solo alle singole persone, e per lo più a quelle assolutamente ininfluenti, come tutti noi nella nostra privatezza.
    Quindi fare il “tifo” per X o Y, per Putin, Biden o Xi non ha alcun senso: dipende solo da cosa ” conviene” ai nostri oligarchi ed a coloro che li “ispirano”, diciamo così.
    A noi poveracci solo il ruolo dei capponi di Renzo, per farci sfogare un po’…gratis…

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    • Signora Carolina: infatti, non ho mai sostenuto il contrario. Gli americani, in quanto popolo, come gli italiani, i russi, gli ucraini o i cinesi, sono un complicato e indefinibile crogiuolo di individui diversi, tra cui ci possono essere buoni, cattivi, onesti, disonesti , democratici, fascisti, creatori e costruttori, ladri e delinquenti , ora come nei secoli passati. Nella storia di ogni popolo ci sono stati atti eroici e atti di cui vergognarsi. governanti illuminati e feroci dittatori. Per questo trovo assurda questa martellante campagna di ossessivo antiamericanismo fazioso , strumentalmente e quotidianamente alimentata anche su questo forum da vari commentatori, per presentare gli americani come responsabili di tutti i mali e i conflitti del mondo, nel passato e nel presente, proprio nel momento in cui sono invece i russi a macchiarsi della responsabilità immensa di una guerra che sta distruggendo un paese e migliaia di vite, mettendo in pericolo di guai peggiori tutto il mondo.

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