Il Copasir smentisce il “Corriere”: “Non indaghiamo sugli influencer”

Secondo il quotidiano, l’elenco dei presunti «agenti» pro Mosca è stato compilato dal Comitato presieduto da Adolfo Urso. Che però nega. Un report dei servizi esiste, ma è stato presentato dopo l’uscita degli articoli.

(Francesco Borgonovo – laverita.info) – Due giorni, tre pagine. Domenica mattina, a pagina 6, il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo a firma Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini con un titolo suggestivo e diretto: «I putiniani d’Italia». Sommario: «Il materiale raccolto dai servizi individua i canali usati per la propaganda e ricostruisce i contatti. Così la Rete fa partire la controinformazione». Ieri il ritorno di fiamma: il giornale di via Solferino ha insistito con la pubblicazione della lista di proscrizione dei presunti putiniani italiani. Una «rete», così la definiscono gli augusti colleghi, di «politici, economisti, freelance, opinionisti», i quali incarnerebbero la «minaccia ibrida russa». Che cosa farebbero questi agenti nemici? Semplice: tenterebbero di «influenzare il dibattito nei Paesi occidentali con propaganda, disinformazione, fake news». Si potrebbe obiettare che è esattamente ciò che fa la gran parte della stampa cosiddetta mainstream, solo in un’altra direzione. In ogni caso, il Corriere procede tetragono e coglie l’occasione per ribadire nomi e cognomi dei sospettati di tradimento. Giornalisti come Giorgio Bianchi e Maurizio Vezzosi, analisti come l’ottantaquattrenne Manlio Dinucci e vari altri. Persone che in molti casi non si conoscono fra loro e le cui posizioni sono sempre state espresse alla luce del sole. In pratica, a costoro si rimprovera di avere idee diverse da quelle del nostro governo.

Il punto è: chi li rimprovera? E di che cosa lì accusa nello specifico? Ecco, questo passaggio non è molto chiaro. Secondo il Corriere a occuparsi delle quinte colonne moscovite in Italia sarebbe stato il Copasir, e a tal proposito il giornale esibisce le dichiarazioni del vicepresidente Federica Dieni dei 5 stelle. «Stiamo facendo approfondimenti sulle forme di disinformazione e di ingerenze straniere», dice la signora, «siamo in attesa di alcune risposte». Quindi non solo il comitato avrebbe elaborato il catalogo di nemici del popolo, ma starebbe addirittura allargando l’indagine, in cerca di altri pericolosi sabotatori.

Piccolo problema. Adolfo Urso, senatore di Fratelli d’Italia e presidente del Copasir, fornisce una versione decisamente diversa. «In merito a quanto riportato da alcuni organi di stampa», dice Urso in una nota stampa, «il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica rileva di non aver mai condotto proprie indagini su presunti influencer e di aver ricevuto solo questa mattina un report specifico che per quanto ci riguarda, come sempre, resta classificato. Peraltro», continua il senatore, «il Comitato si attiene sempre scrupolosamente a quanto previsto dalla legge 124/2007, non è una Commissione di inchiesta ma organo di controllo e garanzia; non ha poteri di indagine ma ottiene informazioni dagli organi preposti, nel corso di audizioni o sulla base di specifiche richieste, anche al fine di realizzare, ove lo ritenga, relazioni tematiche al Parlamento».

Insomma, Urso, presidente del Copasir, smentisce ciò che il Corriere della Sera ha affermato per ben due giorni di fila. E cioè che sia stato il suo comitato a mettere in piedi il bailamme sui putiniani. Non solo. Urso conclude il suo comunicato stampa con una sorta di ammonimento, auspicando «soprattutto su questa vicenda, che vi sia sempre una corretta attribuzione e riconoscibilità delle fonti proprio al fine di garantire quella libera e corretta informazione che è alla base della nostra democrazia, e che ciascuno si attenga alle proprie responsabilità, nella piena e leale collaborazione tra gli organi dello Stato».

Capite bene che qui qualcosa non torna. Se non è stato il Copasir a indagare sui putiniani immaginari, chi è stato? Secondo quanto risulta alla Verità, esiste effettivamente un report sull’attività online a favore di Mosca ed evidentemente è stato realizzato dal Dis o direttamente dall’Aisi secondo il metodo che in gergo si chiama «da fonti aperte». In pratica si setaccia il Web e si passano in rassegna i social secondo parole chiave. Questo report (che contiene anche informazioni sulle minacce rivolte allo stesso Urso) è stato sì consegnato al Copasir, ma soltanto ieri mattina (lunedì) intorno alle 10. Quindi 24 ore dopo l’uscita dell’articolo sul Corriere. Curioso, no?

Se le cose stanno così, per quale motivo il Corriere ha sentito l’esigenza di tirare in mezzo il Copasir anche se non c’entrava direttamente? Il comitato guidato da Urso si sta occupando di monitorare l’attività dei talk show italiani, specialmente quelli della Tv di Stato in relazione a possibili infiltrazioni russe. Ma non si è mai dedicato alla compilazione di liste di proscrizione di giornalisti, opinionisti o influencer. La sensazione, dunque, è che qualcuno stia cercando di rimescolare le carte, attribuendo al Copasir una attività di indagine che in realtà è stata svolta dai servizi, e come tale non dovrebbe avere natura politica.

È un modo per lanciare messaggi o per intimidire qualche esponente politico a mezzo stampa? Oppure è un tentativo di gettare fango sulle voci critiche attribuendo la responsabilità a un organo istituzionale? Non lo sappiamo, e forse dovrebbe essere il Corriere a chiarirlo, spiegando da dove provengano certe informazioni: sono veline? Oppure davvero il Copasir ha prodotto un elenco di putiniani e Urso mente (improbabile, ma chissà)? Comunque sia, ormai la frittata è fatta. I nomi dei reprobi sono finiti in prima pagina, le accuse a mezzo stampa sono state formulate, il fango è stato sparso in abbondanza. In fondo non stupisce, non è la prima volta che accade. Sconforta un po’ che il più blasonato quotidiano italiano si presti a certe operazioni. Dopo tutto, però, i giornali sono lo specchio della nazione.

8 replies

  1. Le due giornaliste che firmano l’articolo con ignominia, meritano l’indignazione e la disistima per la pubblicazione di fake in massima disonestà intellettuale. Ma il mainstream vede solo gli scandali che piacciono a loro, anzi si sostengono e si coprono come i ladri di pisa

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    • Tu non hai idea di chi siano queste due donne. Ma se anche l’avessi dubito dei tuoi processi euristici.

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  2. E chi sarebbero? Ho visto la Guerzoni più volte dalla Gruber. Ha poca padronanza della lingua italiana e nel merito, lasciamo perdere va, non riesce ad andare al di là del gossip o dell’illusione, oppure quando si parla del governo Draghi del dogma fideistico sul fatto che sia il Migliore. Asfaltata perennemente da Travaglio.

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    • La Sarzanini fino a prima del covid si occupava di cronaca nera, ed era pure piuttosto preparata.
      Il resto è storia

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  3. Anch’io come Carolina non ho idea di chi siano queste due donne, ma un’ idea della loro professionalità si, visto che si permettono di sbattere in prima pagina colleghi, intellettuali, storici, privati ed incensurati cittadini, rei di quale reato, attività sovversiva e pericolosa per la sicurezza della Repubblica cui dovrebbero essere interessati Cosapir e servizi segreti, ancora non è dato sapere…..ne risulta un linciaggio mediatico degno di esperti in materia, evidente carattere del ” giornalismo ” italiano…..manganellare mediaticamente chi non è allineato, in attesa che gli organismi preposti al manganello entrino direttamente in azione. …..e devo fare uno sforzo per cogliere la differenza rispetto al passato remoto, prossimo e recente! Il modus operandi è in uso da 70 anni, a meno che la storia della nostra ” democratica” nazione sia tutta una balla orchestrata da propagandisti. …..strategia della tensione, stragi, omicidi, massoneria, P2, collusioni con organizzazioni criminali e tentativi di colpi di Stato, ce li siamo sognati! Qualche settimana fa un magistrato parlando della strage di Bologna e successivamente di Capaci e dell’ omicidio Borsellino, ha detto una verità scomoda” i servizi segreti deviati sono una definizione fuorviante, i servizi segreti rispondono ed ubbidiscono a precisi ordini di governo, servizi deviati non esistono! ” Quindi ci sarebbe da chiedersi da chi sia partito l’ ordine di attività dei servizi verso alcuni cittadini e perché. …..il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica presieduto da Urso, FdI, farebbe scompisciare dalle risate se non fosse esistita in Italia una storia grondante sangue durante il ventennio fascista e negli anni successivi, con la partecipazione degli eredi di quel ventennio, la destra eversiva coinvolta in ogni attività stragista, e successivamente riciclata in forze politiche in ottimi rapporti con FdI , con tanto di goliardiche riunioni di camerati, saluti romani e commemorazioni, fino allo sdoganamento istituzionale in consigli regionali e comunali. ……strano che i servizi segreti ed il Cosapir si occupino di sicurezza della Repubblica e monitoraggio di attività eversive e pericolose, rimuovendo 70 anni di storia italiana……anzi non è strano, è prassi, solo che prima veniva in qualche modo nascosto, con l’ alibi della deviazione, mentre ora non è neppure più necessaria la differenziazione fittizia fra servizi segreti deviati e non. …..nessuno sa niente, il Cosapir non ha dato alcuna indicazione, Urso smentisce, i servizi segreti indagano non sappiamo per ordine di chi, mentre nel frattempo vengono attenzionati, sorvegliati, schedati e sbattuti in prima pagina comuni cittadini, politici e pure un senatore. …….Renzi per legittime intercettazioni della magistratura in ipotesi di reato ha avuto rilevanza mediatica come l’ innocente perseguitato. ……ora mi aspetto di essere informata dalle “professioniste” dei reati ascritti ai vari Orsini, Bianchi, Vezzosi e Dinucci. ….altrimenti avrei idea precisa della loro professione ….in scienza e coscienza, senza alcun bisogno di conoscerle. …..

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  4. “Addirittura il coinvolgimento dell’intelligence per analizzare tweet e opinioni di giornalisti e influencer. Un maccartismo all’amatriciana?

    I servizi segreti esistono per fare dossier, fanno il loro mestiere, non è questo che trovo assurdo. Se qualcuno gli dà l’input, i servizi indagano. La cosa inaudita è che poi quei dossier vengano trasmessi ai giornali e che i giornali li pubblichino senza fare un fiato. Una volta i giornali avrebbero presentato questa notizia come uno scandalo. E invece oggi fanno le liste, con le foto segnaletiche. È una cosa dell’altro mondo!

    Il presidente del Copasir, Adolfo Urso, dice in buona sostanza che loro non ne sapevano niente.

    Penso anche io che i parlamentari non ne sapessero nulla. Questa è una cosa tipica dei servizi, su input non si sa di chi. Il fatto che il governo taccia e non prenda le distanze mi fa pensare che l’iniziativa venga da lì. La cosa incredibile – ripeto – è che i giornali pubblichino questa notizia senza contestare nulla. Come se fosse un’ovvietà che si indaghi su chi non la pensa esattamente come il governo e questo lo rendesse in automatico un nemico della patria o un fiancheggiatore di Putin. I servizi possono pure lavorare per scoprire se ci siano interessi italiani in complicità con la Russia, poi però i media dovrebbero discernere, non gettare in pasto nomi a caso.

    A chi fa comodo un dibattito pubblico becero?

    È il principio dell’emergenza perenne. Fa comodo a chi governa e a chi può tirare avanti soltanto in questo stato di emergenza.

    Perché nella lista dei putiniani non c’è il Papa?

    Perché la caratteristica di costoro è la viltà. Se la prendono con Orsini, mica col Papa. Sono vili. In fondo non se la prendono nemmeno con me, si figuri (ride).

    In verità, come ricorda, il suo nome finì in una lista di amici di Putin pubblicata da Repubblica.

    Sì, vabbè (ride). Era una battuta del povero Riotta. Credo ci abbiano pensato i padroni del suo giornale a dirgli di non scrivere cazzate.

    A marzo era molto preoccupato dagli sviluppi atomici del conflitto. Ha ancora paura della bomba?

    Credo ci sia l’interesse sempre più urgente di giungere a un cessate il fuoco e poi aprire il tavolo per un accordo duraturo. È nell’interesse vitale dell’Ue e penso peserà anche sul tavolo dei rapporti tra Usa e Russia. Poi, certo, quando la corda si tira troppo può spezzarsi in ogni momento.” Di Tomaso Rodano dal FQ di oggi, intervista a Cacciari. ….
    In effetti manca la foto segnaletica del Papa. …..le professioniste vanno in chiesa la domenica. …..

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