
(estr. di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – […] “Destra, Vannacci decisivo”. Youtrend Allarme rosso, anzi nero se (più presto che tardi, temiamo) arriveremo a rimpiangere perfino Matteo Salvini, non potremo dire che il generalissimo della “X Mas” non lo avevamo visto arrivare. Fateci caso, oggi Roberto Vannacci naviga nei sondaggi tra il 4 e il 5 per cento, addirittura meglio di Giorgia Meloni quando iniziò la sua scalata al cielo. E come accadde alla premier con “Io sono Giorgia”, il trampolino di Vannacci è stato un best-seller: “Il mondo al contrario”. Se non fosse un paragone storico eccessivo per il capataz di Futuro Nazionale, potremmo scomodare la “politica del carciofo”, di Camillo Benso conte di Cavour. […] Una strategia che persegue obiettivi ambiziosi a piccoli passi, “mangiando il territorio foglia per foglia”. Usata dalla diplomazia cavouriana per annettere gli Stati italiani, uno alla volta onde evitare reazioni internazionali. Più gagliardamente Roberto Vannacci ha cominciato a mangiarsi quel che resta della Lega, non disdegnando qualche assaggio dei Fratelli d’Italia a caccia di candidature. Poiché, Ravetto docet, con una destra che perde pezzi e piuttosto preoccupata dal possibile (probabile) sorpasso da parte del centrosinistra, al momento di presentare le liste elettorali pochi saranno i chiamati (e forse gli eletti) purché garantiscano voti. Si spiega così il boom di iscrizioni a Fn in Lombardia e Veneto (con 10mila e oltre 7mila adesioni), storici bacini elettorali e militanti del Carroccio. Oltre la spinta propulsiva degli emergenti (lo sbarco alla Camera con quattro parlamentari, per ora), il vannaccismo appare come un movimento profilato per intercettare la protesta reazionaria più radicale. […] E più nostalgica (quando c’era Lui…) come dimostrano i temi sollevati ogni sera della destra televisiva di Rete 4, dove vengono agitate le paure, soprattutto a Milano e nelle città di pianura, di quei cittadini che si sentono continuamente minacciati dalla criminalità, frutto dell’immigrazione irregolare (gli stupri, lo spaccio a cielo aperto, le guerre tra le gang sudamericane). Cosicché ai Del Debbio, Giordano, Porro tocca prendere atto che sotto accusa finisce per andarci quel governo Meloni che quattro anni fa vinse le elezioni promettendo legge e ordine (e cento altre cose ancora, vabbè). Con la differenza che, allora, sotto accusa era il cosiddetto buonismo della sinistra, incapace di fronteggiare la pressione dei “barbari” ai nostri confini. Quella stessa sinistra che oggi con la tecnica del morto a galla non deve far altro che assistere, pigramente, allo sfarinamento degli avversari (Fatal error). Una volta che avrà svuotato la Lega di Salvini, il generale potrà sedersi al tavolo dei grandi, imponendo le sue condizioni per puntellare l’attuale maggioranza. Difficile che Forza Italia di Marina Berlusconi accetti la convivenza con una forza filoputiniana, che predica l’espulsione forzata degli immigrati indesiderati (la cosiddetta Remigrazione) e che tollera al suo interno fior di razzisti, fascisti e croci uncinate. Sarà quel che sarà, ma occhio che il Salvini che bacia prosciutti e nutre la festosa satira dell’opposizione televisiva ci mancherà. Con i fascisti veri al potere, quelli cattivi, non le caricature, in una botta di nostalgia canaglia, anche Meloni potrebbe sembrarci la Merkel (mi fermo qui caro Gad, e scendo a fare riserva di Maalox Plus).
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