Dai tempi di Romolo, figlio di una lupa, uccelli, pesci e leoni nel Colosseo accompagnano il respiro statuario dell’urbe eterna

(di Filippo Ceccarelli – repubblica.it) – Si converrà, con tutto il garbo possibile, che la visione, per giunta in notturna, di un branco di cavalli scatenati per le vie della metropoli assomiglia a un sogno selvaggio. Più nitido e perturbante già lo rendevano le luci dei semafori, lo sbigottimento degli automobilisti, il rumore degli zoccoli sull’asfalto, l’urlo dei clacson e degli stallieri in fase di vano e prolungato recupero equestre.
A tale premessa di ordine onirico e neuro-cognitivo si aggiungono i guai veri, gravi e fattuali, e le cause pirotecniche, e l’andazzo, l’approssimazione, e la smania tutta romana e italiana di sequestrare enormi pezzi di città per fare festa, spettacolo, consenso, retorica, cerimonia, orgoglio, vanità, bella figura e tutto il resto, al che forse la cronaca non basta, né la ragione, forse, tanto meno la serietà, la semplicità e il buonsenso, che pure da queste parti non sembrano le virtù più frequentate.

Con la potenza squassante del galoppo e delle sue conseguenze, ecco dunque che dinanzi a un fatto del genere ci sentirebbe per una volta autorizzati a chiamare in causa il mondo degli arcani, dei prodigi, delle sincronie, delle connessioni invisibili per non dire dei presagi, la maggior parte dei quali fin dagli albori della civiltà hanno a che fare con gli animali.
Non per caso, d’altra parte, Roma è Roma, riconosciuta e fondata da Romolo, figlio di lupa, attraverso un volo di 12 avvoltoi sul Palatino. Da allora uccelli, pesci, buoi, bufali, tori, pecore, capre, cani, gatti, serpentelli, elefantini e bestie feroci da infilzare nel Colosseo non solo accompagnano il respiro anche statuario della città eterna, ma si direbbe che in qualità di bestie siano entrati nel suo incommensurabile inconscio, da dove ogni tanto riemergono in carne, ossa, pelo e piumaggio per deliziarne la vita politica e amministrativa tra uno sghignazzo, un meme, una strumentalizzazione, un incidente imprevisto e l’immancabile inchiesta della Procura.
Vedi la saga impressiva dei cinghiali, con plurimi avvistamenti su marciapiedi, corsie preferenziali, presso fontanelle e cassonetti, ma anche nei parcheggi dei supermarket dove un esemplare è stato filmato mentre strappava di mano la busta della spesa a una signora. Come pure certamente si può segnalare l’affermarsi a Roma di una variante di gabbiani particolarmente robusti, vivaci e intraprendenti, specie nel manipolare la plastica rallegrando i fasti dell’immondezza. Divenuti a loro volta animali totemici di una tribù di umani a suo tempo insediatasi dentro un rudere del Colle Oppio, uno di essi all’opera volle immortalarne l’allora ministro dell’interno Salvini, sempre dedito al suo ufficio, in un video girato sul tetto di casa sua con esclamazioni di timore e meraviglia per il piglio “da Velociraptor”.
Riguardo alla ricorrente e festosa usanza dei fuochi d’artificio, di cui si sa che rendono pazzi gli animali, va ricordato che l’indimenticabile giunta Raggi, dispensatrice di pirotecnici circenses, ne fece intenso omaggio ai romani nel Capodanno del 2021 causando una ecatombe di intere colonie di storni, un tappeto di creature stecchite e poi spiaccicate lungo via Cavour per eventuali operazioni di pronta e rapida eviscerazione vaticinante. E con questo, tra un razzo blu, un’abbagliante girandola e un fischio & botto che sconquassa le quiete, si tornerebbe a quella che oltre a essere frutto dell’umana scemenza, sembra una innocente e insieme lungimirante fuga ribelle, una vera e propria diserzione dei cavalli delle Forze Armate, che Dio li protegga, renitenti alla leva degli impennacchiamenti cerimoniali dinanzi al baldacchino delle autorità.
Per cui nel caso si potrebbe far riferimento ai bestiari medievali che illustravano le fattezze degli animali accompagnandole con severi moniti sapienziali delle Sacre scritture, come pure a uno degli ultimi seminari di Jacques Derrida, dal titolo La Bestia e il Sovrano, sul potere che pochi esseri umani si illudono di esercitare illimitatamente su moltitudini di altri esseri umani.
Ma forse basta farsi un allegro giro di social, a loro modo vox populi, per collegare l’evento alla parata militare che mai come questo 2 giugno arriva in un momento nel quale, a memoria di attempato osservatore, non si è mai parlato così a fondo, e così avventatamente, di armi, riarmi, missili, droni e miliardi — due, tre, quattro, cinque per cento, boom! — per acquistarne il più possibile dalla gente sbagliata e farsi pure del male.
Se davvero l’imprevisto è il luogo teologico dello Spirito, quella corsa notturna a briglia sciolta qualche pensierino in proposito ce lo può anche mettere in testa.