M5s, la mappa dei fedelissimi di Giuseppe Conte

Da Paola Taverna a Chiara Appendino, passando per le ex ministre Catalfo e Azzolina. Fino a Bonafede e Castaldo. La mappa dei fedelissimi di Giuseppe Conte che sfidano le truppe dimaiane.

(Paola Alagia – tag43.it) – Una cosa è certa: se Alessandro Di Battista fosse ancora nel Movimento 5 stelle sarebbe da annoverare tra le fila contiane, attirato dalla svolta sempre più ecologista e movimentista oltre che pacifista di Giuseppe Conte. Un sostenitore – e opinionista tv – di peso sul quale l’ex avvocato del popolo non può però contare. Su quali truppe allora può fare affidamento? Il nuovo corso battagliero del M5s non ha ancora fatto breccia nei sondaggi, per quanto valgano, ma nei gruppi parlamentari quale è la situazione?

Dimaiani e contiani in attesa delle Amministrative di giugno

In trincea le posizioni sono abbastanza congelate. Da un lato i dimaiani e dall’altro i contiani. I primi però, c’è da dire, non sono cresciuti numericamente. Il pallottoliere di Palazzo li dà stabili: una ottantina di parlamentari in tutto. D’altronde il ministro degli Esteri per ora è concentrato sulla guerra in Ucraina, oltre che sul reperimento di gas in tandem con l’ad di Eni Claudio Descalzi. La vetrina per sé dunque è assicurata, ma i suoi restano abbastanza sottocoperta. Parlano poco e aspettano le Amministrative di giugno. Il primo vero banco di prova della leadership di Conte. Anche tra i contiani non si registrano grandi movimenti. Restano i fedelissimi, i parlamentari freschi di nomina, poi però c’è tutta un’area di eletti che non si schiera. Pure loro aspettano. L’esito del voto, ma soprattutto le decisioni future: al di là delle prossime nomine (i responsabili dei comitati regionali e provinciali), sarà il nodo sul terzo mandato che farà davvero da spartiacque.

La mappa dei fedelissimi di Giuseppe Conte nel M5s
Paola Taverna e Giuseppe Conte (da Fb).

Con Conte i quattro vicepresidenti, Paola Taverna e Stefano Patuanelli

Nel frattempo, Conte può fare affidamento innanzitutto sui suoi quattro vicepresidenti: il deputato campano Michele Gubitosa, la sottosegretaria al Mise Alessandra Todde, il senatore pugliese Mario Turco e il deputato toscano Riccardo Ricciardi. Ma dalla sua, il leader M5s ha anche senatrice Paola Taverna. Non a caso riveste il ruolo di vicepresidente vicaria del M5s. Non è più la pasionaria di un tempo – quella divisa l’ha ormai riposta nell’armadio, complice pure il ruolo istituzionale di vicepresidente del Senato che ricopre -, tuttavia per quanto ‘imborghesita’ rimane schieratissima. Il capo delegazione al governo, poi, è il ministro Stefano Patuanelli, da sempre molto vicino all’ex premier. Come del resto l’ex reggente Vito Crimi e i senatori Ettore Licheri e Gianluca Ferrara. Il primo, è risaputo, Conte avrebbe voluto fosse riconfermato capogruppo M5s a palazzo Madama. In nome della pax pentastellata, però, alla fine ha prevalso Mariolina Castellone, fortemente voluta da Di Maio. Stessa sorte toccata a Gianluca Ferrrara, in odore di succedere a Vito Petrocelli alla guida della commissione Esteri. Non se n’è fatto nulla, anche qui Licheri è di nuovo in partita tra mille ostacoli e la commissione rimane ancora acefala. In pole, comunque, c’è un’altra dimaiana: Simona Nocerino.

Dei 13 responsabili dei comitati facoltativi 11 sono vicini all’ex premier

Contiane doc sono poi l’ex ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, alla guida del comitato per le politiche del lavoro, e la deputata calabrese Vittoria Baldino, che coordina quello per le politiche giovanili. Tra l’altro proprio Baldino è tra i parlamentari che spesso danno voce al verbo contiano in tv. Le presenze in televisione, infatti, rimangono la cartina al tornasole per misurare il gradimento che lo staff dell’ex premier ha nei confronti dei singoli eletti. Scovare gli altri contiani non è complicato. Basta scorrere innanzitutto i nomi dei parlamentari cui è stata affidata la guida degli altri comitati. A parte Catalfo e Baldino si va da Giuseppe Brescia, vicino a Roberto Fico (sicurezza), a Stanislao di Piazza (inclusione sociale), da Alessandra Maiorino (diritti civili) all’ex ministra Lucia Azzolina rimasta nel suo ambito di competenza: l’istruzione. Tirando le somme, a capo dei 13 comitati facoltativi almeno 11 sono vicini al leader.

la mappa dei fedelissimi di Giuseppe Conte
L’ex ministra all’Istruzione Lucia Azzolina (da Fb).

Sileri e Buffagni estranei dalle logiche di apparentamento

Restano fuori il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri che però, dicono fonti parlamentari M5s a Tag43, «è sempre rimasto estraneo a queste logiche» e Stefano Buffagni «che coordina il comitato per l’economia, ma fa storia a sé». Pure il tesoriere M5s Claudio Cominardi fa squadra con Conte. Sacerdote dei conti pentastellati, resta depositario di un grillismo delle origini. Nei comitati nazionali che sono previsti dallo Statuto, invece, spiccano i nomi di Alfonso Bonafede, che si occupa dei rapporti territoriali e dell’europarlamentare Fabio Massimo Castaldo (rapporti europei e internazionali). Ma soprattutto c’è Chiara Appendino, appena assolta dal caso Ream, che coordina la formazione. Delle due storiche ex sindache di Torino e Roma, insomma, l’ex premier almeno ne ha conquistata una. Virginia Raggi, si sa, per quanto membro del comitato di garanzia, si conferma una spina nel fianco per il leader. Non a caso, secondo voci di Palazzo, sarebbe da tempo vicina a Di Maio. Un’alleanza di comodo che potrebbe portarla addirittura a contendere la leadership al capo. Al di là delle voci, comunque, contano i fatti. E i fatti parlano chiaro: è delle scorse ore l’ultimo siluro lanciato da Raggi con la sua richiesta di non votare la fiducia al decreto Aiuti se dovesse prevedere ancora l’inceneritore per la Capitale. Il fronte, c’è da dire, era già caldo per Conte. Ma dopo questa uscita, il vertice ha una grana in più da gestire.

Sotto la stella dell’Ambiente si sono riavvicinati Conte e Grillo

L’ambiente, in effetti, è tornato a brillare tra le stelle del Movimento. Forse proprio questa impronta più marcata del nuovo corso contiano sta riavvicinando seriamente il leader e il garante. Al di là, naturalmente, del contratto da 300 mila euro fresco di stipula tra il partito e Beppe Grillo. Il 3 maggio scorso il co-fondatore del M5s ha battuto un colpo e lo ha fatto con un videomessaggio all’evento sulle comunità energetiche rinnovabili, scagliandosi contro i «competenti del mondo vecchio». Un’iniziativa promossa non da un parlamentare qualunque, ma dal senatore Gianni Girotto che nell’organigramma del Movimento coordina il comitato per la transizione ecologica. La transizione digitale, invece, è toccata al deputato Luca Carabetta, che nel suo curriculum può vantare proprio l’esperienza di startupper. Non poteva mancare quindi alla seconda lezione su “ecologia e politica” della scuola di formazione del M5s al Tempio di Adriano in Piazza di Pietra.

chi sono i fedelissimi di conte
Giuseppe Conte e Beppe Grillo (da Fb).

La scuola di formazione M5s termometro del contismo

La scuola di formazione, appunto: è un altro termometro in grado di misurare il contismo. Al netto della possibilità di seguire le lectio in streaming, infatti, basta guardare i parlamentari seduti nelle prime file. Al netto di eventuali forme di opportunismo politico. Ed ecco che ritornano i nomi di Paola Taverna, Riccardo Ricciardi e Gianluca Ferrarra che hanno preso parte alla prima lezione il 5 maggio scorso. Ma al Tempio di Adriano c’erano pure il deputato Filippo Scerra, membro della commissione Politiche dell’Unione europea, e la sottosegretaria all’Istruzione Barbara Floridia, in prima linea nella sfida della sostenibilità tra i banchi con il progetto scuole green. Alla seconda lezione sull’ecologia, invece, accanto a Baldino, Azzolina e Gubitosa c’erano, oltre al tesoriere Cominardi, pure l’ex capogruppo alla Camera Francesco D’Uva, la sottosegretaria al Mite Ilaria Fontana, il sacerdote del superbonus Luca Sut e l’assessore alla Transizione ecologica della Regione Lazio e volto storico del M5s Roberta Lombardi. Non ha mancato l’appuntamento neppure un fichiano di ferro come il campano Luigi Gallo. E che dire del vulcanico Sergio Puglia? Il senatore di Portici si è prodotto persino in una diretta Facebook dal Tempio di Adriano, in cui ha celebrato l’iniziativa come un momento importante, «pensando alle future generazioni». La ministra per le Politiche giovanili Fabiana Dadone, infine, ha pubblicato una foto sui social con tanto di plauso all’iniziativa: «Abbiamo bisogno di incontri simili», ha scritto nel suo post, «perché ci siamo assuefatti agli slogan facili che ci allontanano dalla soluzione dei problemi imminenti». Ma lei ha imparato a muoversi con perizia tra contiani e dimaiani perché in fondo non si sa mai come va a finire…

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5 replies

  1. Un partito va misurato anche su ciò che può/poteva fare e che invece ha preferito non fare. Se poi alla base di questa codardia ci sono motivi strettamente legati al destino personale, beh..
    dimaiani e contiani: il declino miserabile del (fu) m5* sta tutto lì, nel dilaniante e distruttivo fenomeno del correntismo.
    Ei fu 🌹

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  2. contiani e dimaiani, categorie che non c’entrano niente al momento
    come i coppiani e i bartaliani
    che apparivano al momento della corsa
    anche in questo caso appariranno solo al momento della formazione delle liste
    gli esclusi contro gli inclusi

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  3. Una struttura burocratica, che abbandona definitivamente la democrazia diretta. Hanno perso il contatto con la gente, un partito forse meno peggio degli altri ma molto simile agli altri.

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