Armi all’Ucraina, Salvini già cambia idea

La linea del governo non cambia sulle armi da inviare all’Ucraina: servono, anche se più pesanti, per garantire all’esercito di Kiev di difendersi dall’offensiva russa. È questo, in sintesi, quello che ha detto ieri pomeriggio il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, […]

(DI GIACOMO SALVINI – Il Fatto Quotidiano) – La linea del governo non cambia sulle armi da inviare all’Ucraina: servono, anche se più pesanti, per garantire all’esercito di Kiev di difendersi dall’offensiva russa. È questo, in sintesi, quello che ha detto ieri pomeriggio il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, davanti al Copasir, depositando la lista delle armi contenute nel terzo decreto interministeriale già pubblicato in Gazzetta ufficiale. La nuova lista delle forniture anche pesanti – tra cui obici FH 70 a lunga gittata e i blindati leggeri Lince – è stata secretata per decisione unanime del comitato. Durante l’audizione nessun esponente politico, né del M5S né della Lega, ha polemizzato o criticato la decisione del governo e Guerini ha specificato che il nuovo invio di armi è in linea con il mandato che il Parlamento ha dato al governo con il decreto di marzo, cioè quello di inviare aiuti per permettere all’esercito ucraino di difendersi sul suo territorio nazionale. Il presidente del Copasir Adolfo Urso a Rai News24 ha aggiunto: “C’è un aggressore che usa anche bombe al fosforo e noi dovremmo fornire armi che non hanno capacità di offendere?”.

Il ministro della Difesa ha prima informato i componenti sulla situazione sul campo e poi ha letto la lista delle armi che saranno inviate in Ucraina. Dopo le accuse del M5S di non aver coinvolto il Parlamento, il ministro Guerini ha specificato che la nuova fornitura si inserisce “nel perimetro indicato dalle Camere”. Poi ha aggiunto che il conflitto durerà ancora a lungo e che le armi servono per la resistenza ucraina ma, è l’interpretazione di diversi esponenti del Copasir, non permetteranno di dare una svolta decisiva al conflitto. Il titolare della Difesa ha anche confermato che nel prossimo decreto Missioni sarà previsto l’invio di mille soldati tra Ungheria e Bulgaria. Al termine della sua relazione, però, nessuno dei membri del Copasir gli ha posto questioni politiche e non si è fatto riferimento a un quarto decreto interministeriale. I componenti del M5S però hanno precisato in una nota che la linea è quella di Conte, chiedendo all’esecutivo “di tenere informato il Parlamento”. Guerini nell’audizione si è anche soffermato sulla missione “Dalla Russia con amore” dei sanitari russi a Bergamo del 2020: dopo aver ricostruito i fatti, ha spiegato che tutta la missione si è svolta sotto il controllo dei militari e che non ci sono stati rischi per la sicurezza nazionale.

Che il governo sia in preda a tensioni interne sulla guerra, lo dimostra il fatto che a metà pomeriggio Mario Draghi sia costretto a ricevere Matteo Salvini a Palazzo Chigi alla vigilia dell’informativa del premier alle Camere di giovedì. Durante il faccia a faccia, durato un’ora, però, Salvini ha abbassato i toni dello scontro sganciandosi da Conte. Dopo aver parlato della visita a Washington, il leghista si è compiaciuto per il fatto che “si inizi a parlare di pace” e sulle armi si è limitato a chiedere di mettere al primo posto la diplomazia e di non procedere a un nuovo invio: “Un conto era inviare aiuti all’inizio, ora non sarebbe una scelta giusta”. Però durante il colloquio non ha chiesto al premier un voto parlamentare e sull’adesione di Finlandia e Svezia alla Nato si è rimangiato il “no”: “Non decidiamo noi, serve prudenza”. Il leghista ha ribadito il suo “no” all’embargo del gas russo per non colpire le imprese. Con Draghi, Salvini ha parlato anche del ddl Concorrenza bloccato in Senato: oggi si dovrebbe trovare un accordo sulle concessioni balneari. E anche qui il leader della Lega è costretto a cedere dopo essersi confrontato in serata con gli alleati. Un testo definitivo ieri sera non c’era ma il principio è che saranno indennizzati adeguatamente i concessionari uscenti e favoriti quelli con anzianità e professionalità “già acquisite”. Non ci sarà una proroga delle gare che, come previsto dal Consiglio di Stato, partiranno nel 2024. L’ala governista della Lega – Giorgetti e Fedriga su tutti – è già d’accordo.

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7 replies

  1. Il piede in due staffe. Siamo per la pace ma vogliamo la guerra. Vogliamo la guerra ma ci serve il gas per le imprese. Vogliamo combattere pacificamente in modo d’avere i voti dei guerraioli e pacifisti.

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  2. Quanti e quali Paesi sono scesi in guerra accanto a una forza che la stava vincendo, ma l’hanno poi tradita quando le cose si sono messe male? Io ne conosco uno.

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    • La Romania con l’arresto ordinato dal Re Michele del maresciallo Antonescu ( finito fucilato nel 1946) quando i Sovietici si stavano avvicinando ai confini.

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  3. La Finlandia nella Seconda Guerra Mondiale (ed ha pagato col 10% del proprio territorio piu’ la seconda citta’ piu’ popolosa). La Russia dopo Barbarossa (infatti aveva invaso la Polonia dall’altro lato).

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  4. Peccato aver solo dimezzato i parlamentari…..alla luce dello spettacolo tristo a cui assistiamo, il Parlamento va eliminato definitivamente, naturalmente insieme al Senato. A che servono ormai?
    Possiamo decidere di cartolarizzare edifici e servitù e fare cassa, oppure possiamo fare un’opera di trasformazione ricavando spazi pubblici e privati, compresi anche centri per la cultura. A questo punto, possiamo direttamente accontentarci di sporadici comunicati a mezzo stampa e tv con i nuovi diktat, direttamente da parte di Biden, o comunque del Presidente USA di turno. Ne gioveremmo in sollievo dalle ingenti spese di gestione dell’enorme carrozzone politico nazionale, e soprattutto in salute pubblica.

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  5. E meno male!
    Un altro politico di questa sgangherata maggioranza ha deciso anche lui di sputare in faccia al draghetto.

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