Kiev vince l’Eurovision e Zelensky mette al bando le opposizioni

Il presidente esulta per il trionfo politico di Kalush Orchestra. Intanto proibisce per legge l’attività di 11 partiti di minoranza perché “filo-russi”. “In diretta da Mariupol, va ora in onda l’Eurovision 2023”. Ma sì. Vuoi mettere l’acustica dell’acciaieria coi gridolini dei fans in platea, tanto più rassicuranti di quelli dei poveri civili intrappolati nell’Azovstal? […]

(DI STEFANO MANNUCCI – Il Fatto Quotidiano) – “In diretta da Mariupol, va ora in onda l’Eurovision 2023”. Ma sì. Vuoi mettere l’acustica dell’acciaieria coi gridolini dei fans in platea, tanto più rassicuranti di quelli dei poveri civili intrappolati nell’Azovstal? Zelensky ha dettato l’agenda internazionale prima e dopo la finale di Torino. A pochi minuti dallo start aveva chiesto al pianeta di votare per la Kalush Orchestra, e a trionfo consumato eccolo di nuovo lì: “Il nostro coraggio impressiona il mondo, la nostra musica conquista l’Europa”. Dunque “l’anno prossimo l’Ucraina ospiterà l’Eurovision, per la terza volta nella sua storia. E, credo, non per l’ultima. Faremo tutto il possibile affinché possa essere Mariupol la città ospitante”. Oddio, non sarà una festa tutta sorrisi e canzoni come a Kiev 2017, quando Gabbani e la scimmia si fecero valere. Però calma e gesso: basterà mettere a punto qualche dettaglio organizzativo, ad esempio vincere per tempo la guerra, dopo aver usato armi non convenzionali come Malgioglio, Gigliola Cinquetti, l’azzoppato Damiano dei Maneskin, la Pausini in deficit pressorio. E una canzone, quella della Kalush, che spara la bomba emotiva della mamma che invecchia laddove i campi sono in fiore, come il Claudio Villa di buona memoria.

Attenzione: mentre controllava il flusso dei suffragi davanti allo schermo, con la certezza che pure stavolta gli hacker russi avevano fallito il tentativo di mandargli di traverso il bollettino della vittoria, Zelensky firmava la legge che certifica la messa al bando degli oppositori interni: 11 partiti in tutto. Più ampio, ora, l’elenco dei reati di opinione da imputare ai “filo-russi”: la giustificazione, il riconoscimento della legalità o la negazione dell’aggressione armata contro l’Ucraina. E occhio: se il tribunale mette al bando un partito non allineato, le sue proprietà passano allo Stato. Quisquilie formali della democrazia subcaucasica. Da più di un mese l’oligarca Medvedchuk marcisce in una cella non molto dissimile dal bunker in cui il commentatore ucraino Timor Minoshnychenko esultava in lacrime per l’avanzata della folk-rap-band nazionale nella kermesse. Insomma, tiene botta lo Zelensky double face: nelle stesse ore in cui stringeva la vite attorno alle voci critiche nel Paese, rispolverava l’allure da consumato attore passato dal comico al drammatico che ha saputo occupare in teleconferenza i parlamenti di tutto l’Occidente, per poi approdare da Vespa e Fazio e chiudere il cerchio spendendosi per la telecampagna agli Stati Generali del canzonettismo continentale. Che i Kalush avrebbero vinto a Torino (reazione dei media e dei notabili russi: “Vile teatrino politico, con l’Europa che applaude in piedi”) era talmente ovvio che i bookmaker erano andati a ubriacarsi ai Murazzi, invece di accogliere le puntate. Avessero cantato qualunque altra cosa rispetto a “Stefania”, il trofeo dell’ESC era già stato spedito a Kiev: l’EBU ha pure evitato di squalificarli, come norma impone, per l’appello pro Mariupol a fine esibizione. Avevano capito l’antifona Mahmood e Blanco, finiti sesti, così demotivati da far venire i “Brividi” per le stonature. I pochi illusi erano inglesi, svedesi e spagnoli, che continuavano a sorridere in attesa della sentenza, tra strilli da kitsch-pop di serie C, fioriture d’antan, culismo caliente.

Ora, archiviata una giostra da 20 milioni di euro sull’unghia, con uno share parasanremese per Viale Mazzini (41,9 % con sei milioni e mezzo di italiani davanti a Raiuno), si pensa al domani. Coltivando la certezza che non si andrà a Mariupol, il direttore Coletta “mette a disposizione il know-how dell’azienda” pure per la prossima tornata. Mossa non banale, visto che i responsabili del consorzio televisivo europeo (quell’EBU che agita la cornucopia dell’evento) hanno sottolineato che in caso di impedimento per il viaggio in Ucraina nel 2023 tanto varrebbe organizzare un Torino-bis: strutture già pronte, costi ammortizzabili, una pacca sulla spalla alla Rai. Per contro, come sede vicaria spunta la Svezia, che al passo d’entrata nella Nato si affretta a tendere la mano agli amici di Kiev. Fosse ancora impantanato nella tenzone contro Putin, potrebbe essere Zelensky a presentare lo show. Da Stoccolma, o da Zoom.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

Tagged as: , ,

11 replies

  1. ….ma la prossima edizione di questo festival delle canzonette non si doveva tenere nel teatro di Mariupol ricostruito da Franceschini in persona?

    "Mi piace"

  2. Scusate, non sono esperta di competizioni canore Rai e non, ma
    “41,9 % con sei milioni e mezzo di italiani davanti a Raiuno”

    Questo sarebbe un risultato tanto straordinario da farli uscire tutti festosi al tg1? (parlo del tanguero e di quell’altra).

    "Mi piace"

  3. la repressione ottiene l’effetto contrario ed il dissenso cresce, invece che diminuire.. e lapalissiano!! quindi mister president non ha capito proprio un bel niente!!

    "Mi piace"

  4. non tutte le opposizioni. I partiti filorussi. Il che ha una sua logica, considerando che l’Ucraina è in guerra con la Russia. Del resto, dopo l’entrata in guerra contro l’Asse, Churchill mise fuorilegge il partito fascista britannico, e ne fece arrestare il leader Mosley (padre dell’ex boss della Formula1).

    "Mi piace"

  5. Ė allucinante.
    Il 40 % di share !!!!!!!!
    Io guardavo ogni tanto durante la pubblicità e le canzoni facevano una più schifo dell’altra!
    Roba da far rimpiangere gli ultimi Sanremo.
    In Italia ci sono 24.000.000 di imbecilli ormai cronici.
    Mhhhhh……
    Alle prossime elezioni la vedo molto male…..
    😭

    "Mi piace"