Quale pace: all’Ucraina 53 miliardi di dollari in due mesi

Ogni governo, ogni presidente vorrebbe avere un Parlamento come il Congresso americano in tema di soldi alle armi. A fronte della richiesta avanzata da Joe Biden, di un pacchetto di aiuti militari all’Ucraina da 33 miliardi di dollari, la Camera dei Rappresentanti ne ha approvato uno da 40 miliardi […]

(DI SALVATORE CANNAVÒ _ Il Fatto Quotidiano) – Ogni governo, ogni presidente vorrebbe avere un Parlamento come il Congresso americano in tema di soldi alle armi. A fronte della richiesta avanzata da Joe Biden, di un pacchetto di aiuti militari all’Ucraina da 33 miliardi di dollari, la Camera dei Rappresentanti ne ha approvato uno da 40 miliardi, sette in più di quanti richiesti dal presidente in carica. E questo poche settimane dopo l’approvazione dei 13,6 miliardi di dollari di aiuti per un totale di circa 53 miliardi di dollari in due mesi, che va oltre quanto Biden aveva richiesto.

L’adesione all’iniziativa è stata presa con entusiasmo contagioso che ha visto 368 voti favorevoli e soli 57 voti contrari, tutti di provenienza della destra repubblicana (la stessa che va a sfogarsi poi alla Fox News di Tucker Carlson).

Unità nazionale
Un clima da unità nazionale che non si riscontra in nessuna delle altre priorità della politica interna, sia essa l’estensione del credito di imposta contro la povertà minorile o il pacchetto in risposta alla pandemia da Covid e che è ben testimoniato da un’immagine descritta dal New York Times. Mitch McConnell, leader della minoranza repubblicana, ha raccontato una recente telefonata con Biden in cui aveva suggerito al presidente che il pacchetto di aiuti si sarebbe dovuto “muovere rapidamente”. “Ha richiamato dopo 15 minuti e ha convenuto che dovevamo farlo”. E martedì, poche ore prima del voto della Camera, Oksana Markarova, l’ambasciatrice ucraina negli Stati Uniti, ha incontrato separatamente Repubblicani e Democratici al Senato, dove ora è diretto il provvedimento, per chiedere personalmente la sua rapida approvazione.

Il risultato è alquanto straniante, perché il Congresso approva a rotta di collo aiuti esteri di importi mai così rilevanti prima di ora (53 miliardi è poco al di sotto della spesa militare annua della Russia che nel 2021 è stata di 65,9 miliardi), senza un reale dibattito nel Paese, con una sinistra democratica abbastanza muta e soprattutto a fronte di un paradosso evidente.

Se è vero che l’esercito russo è così debole come lo descrive l’intelligence occidentale, con migliaia di perdite tra i suoi militari, con i generali decimati sul campo di battaglia, perché insistere in una politica di riarmo dell’Ucraina così intensa e massiccia? Ai fondi degli Stati Uniti occorre aggiungere infatti i fondi europei e internazionali e nel 2021 l’Ucraina ha speso in armamenti solo 6 miliardi di dollari.

Che tipo di spesa
La direzione di marcia impressa dagli Stati Uniti è poderosa. L’analisi della spesa può aiutare meglio a capire la ragione di tanta solerzia. Il nuovo pacchetto fornirà infatti 6 miliardi di dollari in armi, supporto dell’intelligence, addestramento e altri tipi di assistenza alle forze ucraine. Consente poi a Biden di autorizzare il rapido trasferimento, fino a 11 miliardi di dollari, in equipaggiamenti, armi e forniture per la difesa americana senza un voto del Congresso. Ci sono 13,9 miliardi di dollari a disposizione del Dipartimento di Stato, il ministero degli Esteri statunitense, di cui la maggior parte è destinata al Fondo di sostegno economico per aiutare il governo ucraino a funzionare. Altri 4,4 miliardi di dollari sono diretti all’assistenza alimentare di emergenza in Ucraina e nel mondo e 900 milioni di dollari all’assistenza ai rifugiati ucraini.

Ci sono però ancora 8,7 miliardi di dollari che vengono stanziati per ricostituire l’equipaggiamento americano e 3,9 miliardi di dollari per le operazioni del comando europeo, compreso il supporto dell’intelligence e il pagamento per le truppe nella regione. L’Ucraina è quindi invasa di denaro, ma una fetta consistente resta comunque a disposizione del governo Usa che lo utilizzerà per gestire l’andamento della guerra e anche dopo nell’eventuale ricostruzione.

L’industria militare
Una porzione consistente, in ogni caso, riguarda direttamente l’esercito statunitense e soprattutto l’industria militare che gli sta dietro. L’industria delle armi ha trovato, forse insperabilmente, nella guerra in Ucraina un valido sostituto alle commesse che sono state rimesse in discussione dopo il ritiro americano dall’Afghanistan. Il giornalista indipendente Glenn Greenwald (autore dello scoop su Edward Snowden nel 2013) ha calcolato che gli aiuti stanziati in sole cinque settimane per l’Ucraina superano già l’importo medio annuo, 46 miliardi, che gli Stati Uniti stanziavano per l’Afghanistan. Con questo ritmo, due mesi di finanziamenti all’Ucraina paragonati a un anno, significherebbe che la spesa sarebbe sei volte quella destinata all’Afghanistan. Per ora, ovviamente.

L’evidenza dei vantaggi per l’industria militare è sotto gli occhi di tutti. Ed è certificata dai risultati azionari. La Lockeed Martin, colosso militare industriale, ha visto crescere il valore delle sue azioni dai 355 dollari di inizio anno al picco di 467 dollari ad azione raggiunto intorno al 20 aprile, dopodiché si è registrata una leggere flessione. Si tratta di un balzo del 31% in soli quattro mesi. Risultato analogo, anche se minore, per la Raytheon, che produce gli ormai famosi Stinger, e che ha visto le azioni passare da 86 a 104 dollari nello stesso arco di tempo (con un incremento di circa il 20%) per poi però tornare a scendere intorno ai 95 dollari (lo stesso si può dire per la francese Thales le cui azioni da gennaio a maggio sono salite da 74 a 125 dollari).

Il caso della Raytheon è particolarmente indicativo perché in aprile, in concomitanza con il calo delle sue azioni, c’è stato l’allarme del suo amministratore delegato, Greg Hayes, il quale in un discorso agli investitori ha spiegato che l’azienda non sarebbe stata più in grado di aumentare la produzione di missili Stinger fino al 2023, a causa della mancanza di parti e materiali per le armi che gli alleati occidentali hanno portato di corsa in Ucraina.

La linea di produzione, ha aggiunto, “è in grado di costruire solo un numero limitato alla volta” e per ricostituire le scorte globali serve “un impegno maggiore da parte del governo degli Stati Uniti per finanziare e sostenere un tasso di produzione più elevato”.

A marzo, il Congresso ha fornito al Pentagono 3,5 miliardi di dollari per sostituire le scorte destinate all’Ucraina durante la guerra, che includevano circa 1.400 Stinger. L’equazione è piuttosto semplice come è abbastanza chiaro che il Segretario alla Difesa, Lloyd J. Austin III, dopo la sua brillante carriera militare, e prima di essere chiamato alla guida del Pentagono da Biden, aveva fatto parte del Board of Director di un’azienda militare: la Raytheon Technologies, Nucor, and Tenet Healthcare.

4 replies

  1. Il congresso sa che si tratta di partite di giro, con un moltiplicatore minimo di 1 a 3, ricadute positive sul fronte politico e economico interno e nuove opzioni di controllo sociale.
    Se la strategia di lento annientamento della potenza militare russa riuscirà, l’America avrà come unico diretto competitor solo la Cina; si troverà con gli alleati armati fino ai denti e pieni di debiti, una massa di persone da mobilitare su nuovi fronti, giacché l’industria europea e a caduta il settore terziario saranno al collasso; a quel punto si potrà pianificare l’ultima grande guerra di conquista. L’incognita che resta è unicamente legata all’indice demografico dei due blocchi…..sempre che non pensino di risolverla con un paio di bombe atomiche…

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