La Rai dei migliori modello Russia

La decisione era nell’aria, viste anche le parole pronunciate mercoledì sera in Vigilanza Rai dall’amministratore delegato Carlo Fuortes. Stop al solo talk di prima serat. Fuortes incontra Garofoli e fa felice Palazzo Chigi: salta la Berlinguer, accusata di aver dato troppo spazio ai presunti putiniani Confermato Vespa […]

(DI GIANLUCA ROSELLI – Il Fatto Quotidiano) – La decisione era nell’aria, viste anche le parole pronunciate mercoledì sera in Vigilanza Rai dall’amministratore delegato Carlo Fuortes. Il quale, notizia di queste ore, ha deciso di chiudere #cartabianca. Il programma in prima serata del martedì condotto da Bianca Berlinguer nella prossima stagione televisiva non ci sarà. Non farà parte del prossimo palinsesto di mamma Rai. Che nei confronti dell’ex direttrice del Tg3 si sta comportando più come una matrigna cattiva che come una madre amorosa.


Fatwa ”troppo filorusso”

Gli indizi, dicevamo. Sono settimane, da quando è iniziato il conflitto in Ucraina, che #cartabianca è nell’occhio del ciclone. E il motivo, inutile nasconderlo, sono le tesi considerate da molti troppo “filo russe” del professor Alessandro Orsini. A cui Berlinguer aveva fatto un contratto per averlo ospite fisso in trasmissione per 2 mila euro a puntata (12 mila per sei puntate). Apriti cielo! Dopo anni in cui si pagano gli ospiti e nessuno fiata, in questo caso è saltato per aria mezzo Parlamento, con prese di posizione roboanti. “Aberrante sentire certe considerazioni sul servizio pubblico in prima serata!”, ha tuonato buona parte del Pd, a partire da Enrico Letta, seguito da altre forze politiche, più a sinistra che a destra. E naturalmente dura reprimenda anche del direttore di Rai3, Franco Di Mare. Così, zac! Contratto stracciato.

Il problema è che Orsini ha continuato ad andare ospite lo stesso, gratuitamente. Così l’obiettivo viene spostato: non più “quel” talk, ma “i talk” in generale. Insomma, il dibattito politico in televisione non va più bene. “Penso che il talk show per l’approfondimento giornalistico per un’azienda che fa servizio pubblico non sia l’ideale. È un format più adatto all’intrattenimento, ai temi leggeri, non a quelli importanti”, ha affermato Fuortes mercoledì sera in Vigilanza. Un de profundis. “L’idea di giornalisti, scienziati e intellettuali chiamati a improvvisare su qualsiasi argomento non è un buon servizio”, ha aggiunto l’ad. E a chi lo stava ascoltando un solo nome rimbalzava nella testa: Bianca Berlinguer. E così è stato.

Resta ora da vedere come la prenderà la conduttrice, che fece fuoco e fiamme anche quando, nell’agosto 2016, le fu tolta la direzione del Tg3, riuscendo a ottenere il programma in prima serata. A quanto si sa, Berlinguer avrebbe già rifiutato la seconda serata di Rai1 del lunedì. E ora si parla di una striscia pomeridiana.

Staremo a vedere, ma di certo non se ne andrà in pace. La decisione è stata presa in accordo con Di Mare (che non parla con Berlinguer da un anno e mezzo) e col direttore degli approfondimenti Mario Orfeo. E pensare che la conduttrice era stata più volte rassicurata da Fuortes e Orfeo. L’aria è cambiata due giorni fa, quando – come rivelato anche da vigilanzatv.it, sito specializzato considerato vicino al deputato di Iv Michele Anzaldi – Fuortes ha incontrato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli. La decisione, quindi, sembra sia stata presa anche su indicazione di Palazzo Chigi, dove le ultime puntate del programma non sono state gradite. “In Francia, Germania e Uk questo genere di dibattiti non si vede. Perché da noi sì?”, è l’interrogativo che dal Nazareno è rimbalzato nel governo. Curioso, però, che la mannaia sia scivolata solo sulla testa di Berlinguer, perché qualche altro talk in Rai c’è, anche se non in prima serata: Porta a PortaRe StartAnni 20Agorà e Mezz’ora in più di Lucia Annunziata.


Futuro le linee guida

Qualcosa su come sarà la nuova Rai s’intuisce da un “atto di indirizzo per la definizione delle linee guida del contratto di servizio 2023-2028” che, come ha rivelato ieri il Foglio, disegna l’ossatura della nuova tv pubblica secondo tre linee guida (sostenibilità economica, efficienza e razionalizzazione della spesa; inclusione, sostenibilità e transizione digitale; obiettivi misurabili). Nel documento si parla di “pronta risposta per arricchire i contenuti informativi” e di “rafforzare l’offerta dell’approfondimento giornalistico”. A queste linee guida stanno lavorando gli sherpa di Viale Mazzini e del Mise, e in particolare, per la Rai, la presidente Marinella Soldi, che sulla pratica ha messo un team guidato da Cinzia Squadrone, richiamata a Roma dopo esser stata direttrice marketing con Antonio Campo Dall’Orto.

In Viale Mazzini, nella Rai dei migliori, la nuova parola d’ordine, il balsamo che tutto cura e lenisce, è “approfondimento”. Che però non si dovrà più fare col dibattito, volgarmente detto talk show, ma in altro modo. “Quale?”, però si chiedono in tanti a Saxa Rubra. “Perché il bello del talk è che costa poco: metti un bravo conduttore, fai 5-6 inviti e il gioco è fatto. Mentre costruire programmi con servizi di approfondimento modello Report o Presadiretta è più costoso. Se tutti i programmi fossero fatti così, salterebbero i conti…”, racconta una fonte assai esperta.


Fedelissimi i nuovi nomi

Vediamo, dunque, qualche nome della Rai prossima ventura. A giugno il martedì sera su Rai3 farà il suo esordio un nuovo programma condotto da Giorgio Zanchini e Roberta Rei. Altra testa che salterà sarà quella, ad Agorà, di Luisella Costamagna, che il prossimo autunno sarà sostituita da Monica Giandotti, mentre l’edizione estiva sarà condotta da Giorgia Rombolà. Costamagna in questi due anni se l’è cavata egregiamente ma, secondo le malelingue, ora sconterebbe la sua presunta vicinanza al M5S. Come l’ha pagata pure Giuseppe Carboni, sostituito al Tg1 da Monica Maggioni. Che ora condurrà pure Morning Show, nuovo appuntamento quotidiano all’interno di Uno Mattina. Maggioni, tra l’altro, si appresta a nominare Natalia Augias nuova corrispondente da Londra.

In autunno, invece, su Rai2 farà il suo esordio un nuovo programma con Ilaria D’Amico. E un appuntamento tutto da ridere sarà invece affidato a Saverio Raimondo. Infine, la famosa striscia di Marco Damilano: dieci minuti dalle 20.35 alle 20.45 su Rai3, sul modello della Cartolina di Andrea Barbato. “Siamo ben sotto il tetto dei 240 mila euro”, ha precisato Fuortes in Vigilanza. Il compenso per l’ex direttore dell’Espresso è di 1.000 euro lordi a puntata, per circa 180-200 puntate (dipenderà dallo share). E qualcuno, da Viale Mazzini, fa notare che un giornalista interno, per condurre in quella stessa fascia oraria, percepisce 30 euro netti in più in busta paga.

Categorie:Cronaca, Interno, Media, Politica

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9 replies

  1. Ma in RAI esistono ancora gli scioperi?

    Perché questa porcheria non deve passare.

    Che aspetta M5S ad abbandonare la nave dei folli?

    C’é bisogno di qualche altra conferma di quanto facciano schifo?

    Piace a 3 people

  2. I baracconi dove convivono e si mantegono i cialtroni da anni , tipo Alitalia/Ita che dovremo regalare per le perdite di 2 milioni al giorno piu i cassa integrati e sindacati .. come li mantieni tutta sta banda di ladri .. poi parliamo di mafia!!

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  3. Ecco qui, risolto il problema Orsini che va gratis. Le timide voci di dissenso al Governo e alle politiche imperialiste non ci saranno più, solo cori angelici di Tocci e Gramellini. Ma che libertà di espressione garantita! Ma che democrazia compiuta! E son proprio soddisfazioni per chi paga il canone Rai e in più si sorbisce pure la pubblicità delle supposte!
    Quindi dopo l’editto bulgaro del mafioso, adesso la fatwa del banchiere……il messaggio è forte e chiaro: o sta con loro o sparisci.
    Tutti contenti? Bene!

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  4. Avevo notato che, nelle ultime puntate, il tono della Berlinguer era cambiato… ogni tanto faceva le solite, banali puntualizzazioni antiputiniane degli altri…
    Ero già migrata verso altri lidi: non mi mancherà.
    Ma questo clima di repressione fascista, per perseguire gli sporchi interessi USA (perché questo è…e muoia l’Ucraina “sino all’ultimo uomo” ) ci soffocherà piano piano.
    Faremo la fine della rana in pentola, perché, diciamolo, tanti di noi si prestano volentieri alla bollitura progressiva…e quando se ne accorgeranno sarà troppo tardi.
    Biden is the new Mussolini.
    Draghi? Solo il suo zerbino.

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  5. Non riesco a capire come il M5S possa accettare questo scempio. Dopo l’umiliazione di essere stato escluso da tutto, continua a farsi prendere a pesci in faccia.
    Alla fine più che vittima sarà considerato complice di questa banda di ladri di democrazia e di verità.
    Giuseppe Conte è ancora molto amato da una gran parte degli Italiani.E tuttavia un leader deve avere anche la capacità di essere temuto e rispettato. Altrimenti resta solo un brav’uomo..

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  6. Mi consola il fatto che comunque la verità ha una forza incredibile e alla fine viene sempre fuori, magari ci vorrà più tempo ma anche le persone inculcate del pensiero unico dai mass media a reti unificate, poi si ravvedono e capiscono gli imbrogli e le bugie e di essere stati presi in giro… è anche vero che poi viene un’altro a prenderci in giro con nuove bugie ma è perché siamo fessi noi che ci crediamo non perché le dice in tv.

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