Quanti gradi per indignarci?

C’è il conduttore di una tv putiniana che ci sfotte sulla storia del gas e ci paragona a quel marito deciso a divorziare, ma che chiede all’odiata consorte di fermarsi altri sei mesi perché se no chi sta in cucina e gli lava i calzini […]

(Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – C’è il conduttore di una tv putiniana che ci sfotte sulla storia del gas e ci paragona a quel marito deciso a divorziare, ma che chiede all’odiata consorte di fermarsi altri sei mesi perché se no chi sta in cucina e gli lava i calzini? Quel tizio, per carità, sarà sicuramente un servo agli ordini del macellaio criminale, ma il paragone non fa una grinza. Visto e considerato che: 1) “L’embargo sul petrolio greggio entrerà in vigore soltanto tra sei mesi e quello sui prodotti raffinati alla fine dell’anno” (Paolo Gentiloni Commissario Ue all’Economia). 2) “Solo nella metà del 2024 potremo essere virtualmente indipendenti dall’import di gas russo” (Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica). 3) Che perfino l’accordo tra i Paesi importatori sul tetto al prezzo del gas, chiesto da Mario Draghi, non appare dietro l’angolo. Ecco allora che i valorosi belligeranti, senza se e senza ma (vigorosi pensatori che infatti si menano in diretta tv) dovrebbero spiegarci se tra i “nostri valori” per la difesa dei quali siamo scesi in guerra a fianco degli ucraini c’è anche la più clamorosa, straordinaria, vergognosa ipocrisia che la storia ricordi. Poiché continuare a versare montagne di euro, o di rubli, per finanziare il brutale aggressore è una tragica barzelletta che non a caso fa scompisciare dal ridere i nostri carissimi nemici, da Mosca a Vladivostok.

Dice Ursula von der Leyen che Putin “deve pagare un prezzo per questa aggressione”. Sacrosanto, anche se, al momento, tocca a noi strapagare Putin. Dopo l’edilizia acrobatica salutiamo dunque l’avvento dei governi acrobatici, a cui si unisce il giornalismo acrobatico con tuffo carpiato. Quello che rifiuta di condividere uno studio televisivo con i cosiddetti “pifferai di Putin” ma che non batte ciglio al pensiero che i missili cattivi che seminano morte e distruzione in Ucraina li finanziamo noi buoni (perché non scrivere sulle bombe “dono dell’Ue”?). Noi dalla parte giusta del fronte e che tuttavia necessitiamo di una cospicua fornitura energetica per garantirci l’adeguata frescura estiva e il confortevole calduccio invernale. Oltre, naturalmente, al piccolo particolare che senza il gas del nemico la nostra economia finirebbe asfissiata. La domanda dunque è: quanti gradi centigradi è disposta ad accettare la nostra indignazione?

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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11 replies

  1. “Quel tizio, per carità, sarà sicuramente un servo agli ordini del macellaio criminale”

    e sta parlando di un collega, figurarsi se parlava di uno pari nostro come l’avrebbe definito
    altro che servo, un subumano

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  2. LE METAFORE. LA RESILIENZA. Viviana Vivarelli.

    Il linguaggio della poesia, della pittura, della psicoanalisi ma anche dell’umorismo è fatto di metafore. Ci sono parole che nascono con un significato relativo a una certa materia e poi prendono altri significati in campi diversi, per analogia. Perfettamente inutile confondere le due cose e non capire che gran parte del nostro linguaggio è metaforico.
    La metafora è un trasferimento di significato da un campo a un altro. Posso dire che uno è forte come un leone ma sarebbe stupido che facessi il pignolo sui gradi di forza che un leone concreto può avere.
    Allo stesso modo è perfettamente superfluo spiegare il significato di una poesia (cosa che purtroppo a scuola si fa uccidendo la poesia stessa) come di una barzelletta. La barzelletta o la capisci o non la capisci. Se la spieghi, la uccidi. La poesia, o desta in te echi profondi o è sprecata.
    E’ ovvio che chi non capisce una poesia come una battuta di spirito non capirà gran parte del linguaggio sia poetico che umoristico ma anche comune. Potrebbe esserci uno scarso uso dell’emisfero sinistro. Chi non è capace di pensiero analogico è come un sordo a cui è inutile spiegare cos’è la musica…
    Soprattutto in questo periodo storico si invoca la RESILIENZA come virtù necessaria per resistere a situazioni traumatiche.
    La guerra è traumatica; il Covid è traumatico; la paura di diventare più poveri è traumatica. Il fazioso chiacchiericcio convulso, ossessivo, traumatizzante, dei media e dei politici alla fine è insopportabile e ci porta a rigettare chi lo fa, perché è una forma di terrorismo che tende a stroncare la resistenza e l’autonomia di un popolo rendendolo un branco di persone spaventate e piagnucolose.
    Resilienza viene da un verbo latino, ‘resilire’, che vuol dire rimbalzare, e indica la capacità di resistere agli urti della vita senza spezzarsi, di resistere ai traumi e alle avversità.
    È stato Gianroberto Casaleggio a incrementarne l’uso, inserendola in un programma politico e accompagnandola a qualcosa di cui oggi abbiamo grandissimo bisogno: la speranza. Speranza in un mondo migliore. Speranza in un futuro migliore. Speranza in uomini migliori.
    Ma sembra che gli attuali politici o i cosiddetti informatori facciano di tutto per demolire la speranza, perché un popolo che ha paura è più facile da gestire.
    Nella resilienza c’è di più: c’è la capacità di trasformare le cose negative in risorse, doni, vantaggi. Proprio per questo, l’ideogramma giapponese ‘crisi’ vuol dire anche ‘opportunità’ e indica la capacità di cambiare se stessi adattandosi ai cambiamenti della vita e traendo utilità anche da quelli negativi.
    In psicologia, resilienza indica la forza di riuscire, di vivere e svilupparsi positivamente, in maniera socialmente utile, nonostante lo stress o i traumi.
    Ci sono delle metafore che spiegano in maniera poetica e profonda cos’è la resilienza.
    1. L’albero di Levine
    L’albero ferito da giovane, cresce intorno alla ferita. Ma, pian piano, assume dimensioni sempre più imponenti e al suo confronto la ferita risulta sempre più piccola. I nodi e i rami, anche se in alcuni punti si deformano, testimoniando gli ostacoli che sono stati superati e la forma finale dell’albero sarà unica e splendida.
    Noi siamo le nostre ferite e dobbiamo onorarle. Solo così saremo unici e originali.
    2. L’ostrica di Tisseron
    Quando un corpo estraneo, come un granello di sabbia, si insinua nella cavità dell’ostrica, questa si difende coprendolo pian piano con strati di madreperla ed è così che nasce la perla. Allo stesso modo la persona resiliente può trasformare un evento negativo in qualcosa che abbia un valore. Sempre che ci riesca.
    3. Il Fiore di loto
    Il fiore di loto affonda le sue radici nel terreno melmoso di lagune e laghi. Di notte i petali si chiudono e il fiore si immerge sott’acqua, ma all’alba si innalza di nuovo sull’acqua sporca senza resti di impurità grazie alla disposizione a spirale dei suoi petali. La sua stessa forma lo purifica. Ed è proprio il terreno paludoso, col suo fango, a dargli nutrimento e a farlo crescere splendido e puro.
    4. Le tre bambole di Anthony
    Le tre bambole sono fatte di materiali diversi: vetro, plastica e acciaio. Se ricevono un colpo di martello:
    la bambola di vetro andrà in mille pezzi,
    quella di plastica avrà una cicatrice permanente,
    ma quella di acciaio non subirà alcun danno.
    È chiaro che non dipende sempre da noi di che materiale siamo fatti, ma possiamo crescere e migliorare e diventare sempre più forti, non permettendo più a nessuno di farci del male.
    5. La bambola spezzata di Manciaux
    Se lasciamo cadere a terra una bambola, si romperà più o meno facilmente secondo di cosa è fatta, per cui lo stesso trauma produrrà effetti diversi in persone diverse. Ma credo che si possa imparare a cadere o a resistere agli urti e non è mai troppo tardi per provarci.

    Io penso di essere fatta di piombo. Sembra duro e rigido ma alla fine è duttile e, se trattato nel modo giusto, è malleabile. Ha in sé qualcosa di antico tanto che è stato fuso e modellato in epoche molto antiche sia per fare recipienti per cucinare che per fare proiettili, il che dice che può elaborare il cibo da dare agli altri ma, se è attaccato, si difende in modo bellicoso. Non ha un bel colore, ma può essere reso lucido e brillante…
    In tutta la vita mi sono inventata piccole cose a cui aggrapparmi per non andare in pezzi come la bambola di vetro. Ora per riempire il mio tempo vuoto sto aggrappata alla posta, alle rare telefonate, alla scrittura dei miei libri, a Netflix e ai social e nella mia giornata cerco sempre qualcosa da gustare o di cui ridere.
    Su Facebook, ho creato un nuovo gruppo PSICOANALISI JUNGHIANA. Dopo due giorni ho già 242 iscritti e posso socializzare, ricordando tante cose che so e che ho insegnato.
    Jung è bello e mi rende bella.
    Qualche volta ricevo dai commenti degli spunti interessanti, più spesso le persone non sanno cosa dire e allora mandano una di quelle tante figurine di fiori o gattini che imperversano. Se invece delle parole comunicassimo coi fumetti, vedremmo sulla testa della gente queste figurine tutte uguali, tutte egualmente colorate ma insignificanti. Non si sa perché, sono proprio gli uomini che le preferiscono su Messenger. La banalità della comunicazione maschile è impressionante. Potrei innamorarmi di qualcuno che scrive una bella lettera. Ma nel mio gruppo Fb sulla psicoanalisi ci sono soprattutto donne, come nei miei vecchi corsi per adulti, del resto.
    Ma davvero gli interessi maschili sono così limitati: cacca, sesso, sport, caxxo…?
    Certe volte sono contenta di essere nata donna. I miei interessi sono più ampi. Le metafore sono il mio pane quotidiano. E la resilienza da millenni fa parte di me.

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  3. Continuiamo a indossare le mascherine, almeno avremo di che coprirci dalla vergogna.
    Tanti annunci, la gara a chi era più duro e puro, la pioggia d’armi, la censura…..chissà se saremo di nuovo pronti a girare i fucili alla bisogna?

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  4. Più che gradi centigradi, io direi, quanti centimetri siamo disposti a prendere per accontentare un rimbambidet per il suo folle desiderio di voler sottomettere la Russia?

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  5. Chi compra merci le deve pagare,quidi noi non regaliamo niente ai russi .Quando,ammesso e non concesso, saremo in grado di renderci indipendenti dagli idrocarburi di Putin,lui avrà trovato altri compratori e le sue entrate magari saranno anche aumentate. Restano, però, tutte le altri merci preziose che l’odiata Russia ci vende:dalle terre rare al grano, dai fertilizzanti all’acciaio e l’uranio etc…Resta poi che anche quando si riescono a trovare altri fornitori,e ciò vale anche per gas e petrolio, i prezzi s’impennano e le conseguenze non sono meno gravi per le tasche nostre di cittadini comuni che pagheranno tutte le conseguenze gravissime di tutto ciò.

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  6. P.s. Finiremo per avere il gas a sufficienza ma non poterci permettere di accendere i riscaldamenti perchè non alla portata del nostro portafoglio.

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  7. Cit. “C’è il conduttore di una tv putiniana che ci sfotte sulla storia del gas e ci paragona a quel marito deciso a divorziare, ma che chiede all’odiata consorte di fermarsi altri sei mesi perché se no chi sta in cucina e gli lava i calzini?”

    Ah ah ah!…. MERAVIGLIOSA!!!

    Una Parabola simbolica, talmente azzeccata, surreale e grottesca che se paragonata – in questo contesto – a quella del marito che si taglia i “quaglioni” per fare un dispetto alla moglie non ci provi nemmeno… perché se poi ci pensi, ti viene da piangere…

    Per via delle similitudini in cui commedianti e tragedia si rincorrono e si mescolano e si fondono in tragicommedia; con la quale il “Dio dell’Ipocrisia” dei migliori stringe con lei un rapporto fatale. Diviene deus ex machina di tutta la vicenda, la mente che decide, la mano che agisce. Riconducendola sul modello di certi racconti dell’assurdo più divertenti dell’Iliade.

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  8. Il fatto ha virato da cane da guardia della libertà e della verità a cane da guardia del qualunquismo più becero.Perché se non è qualunquismo questo……

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  9. Sempre ammirato dalla capacità di Padellaro di proprorre dubbi: peraltro, a far questo sono buoni tutti. Ma poi, alla fine: che si fa? Cosa propone il Padellaro di fare in questa situazione? Questo perchè ai nostri politici non chiediamo di aggoiungere dubbi a dubbi ma chiediamo soluzioni! o no?

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