Ucraina, Domenico De Masi: “Gli italiani non vogliono dare aiuti militari. Temono una guerra mondiale”

(Dario Martini – iltempo.it) – La maggioranza degli italiani è sempre più contraria all’invio di armi agli ucraini. Ciò non significa che non ci sia una larga fetta della popolazione che sostiene la linea di Draghi, ma è comunque minoritaria. Lo rilevano tutti i principali sondaggi. Il sociologo Domenico De Masi non è per nulla sorpreso: «Saremmo un popolo sciagurato se non avessimo paura. Anzi, forse ne abbiamo troppo poca».

Per il professore emerito alla Sapienza di Roma, interpellato da Il Tempo, è assolutamente normale che stia iniziando a prevalere la paura: «All’inizio si pensava che fosse una guerra lampo. O almeno così ce l’avevano dipinta i media. Invece, nulla ci dice che stia per finire. Pochi giorni fa più di 40 Paesi si sono riuniti in una base americana (a Ramstein in Germania, ndr) e hanno dichiarato di fatto guerra alla Russia». Gli italiani, secondo De Masi, hanno capito chiaramente che «stiamo passando a una guerra mondiale, con il rischio che diventi nucleare». «Ricordiamoci che le bombe atomiche di cui dispone la Russia hanno una potenza 3.700 volte maggiore rispetto a quella di Hiroshima che nel ’45 fece 140mila morti – aggiunge il sociologo – Ecco perché gli italiani sono contrari all’invio di armi all’Ucraina. Ormai è percepita come una guerra che può avere conseguenze disastrose in tutta Europa. A casa nostra. Non in America.

D’altronde gli Stati Uniti sono abituati a combattere guerre fuori dal loro Paese». Se questa è davvero l’opinione prevalente in Italia, perché Draghi non ne tiene conto? «Semplice – dice De Masi – Il governo fa ciò che gli dice gli Stati Uniti. Nulla di più, nulla di meno».

Quando a fine febbraio la Russia ha invaso l’Ucraina il sentimento prevalente in Italia non era ancora la paura. Lo conferma il sondaggista Antonio Noto, che in questi due mesi ha seguito attentamente come si è mossa l’opinione pubblica. «I primi giorni c’era un forte consenso all’invio di armi a Kiev, si pensava che il conflitto sarebbe durato poco. Poi, col passare del tempo, c’è stato un capovolgimento.

Ora la maggioranza è contraria, teme il prolungarsi della guerra e il peggioramento costante della nostra economia. Oggi il 35% degli italiani è favorevole a sostenere gli ucraini con le forniture militari, il 55% è contrario e il restante 10% non ha una posizione». Anche Nicola Piepoli conferma questa spaccatura nell’opinione pubblica. Per il sondaggista, però, non c’è una grande differenza, «chi è favorevole all’invio di armi è solo un po’ minoritario». «Se il riferimento dei contrari è Giuseppe Conte, quello dei favorevoli Draghi e il governo nel suo complesso aggiunge Piepoli – Attenzione però, perché su questo tema gli italiani non seguono tanto il loro schieramento politico, ma la propria visione del mondo. Chi si oppone alla scelta fatta dall’esecutivo spesso si richiama alla nostra Costituzione, che invita al pacifismo».

6 replies

  1. Più che temere una guerra mondiale temo o stipendi, pensioni, carrelli della spesa, bollette, affitti.. I debiti, insomma, ed il recupero crediti per nulla “accogliente”.

    In tanti non c’è la fanno più e sanno bene che in nessun Paese verranno ” ospitati” come eroi.
    Anche se tanti/e lo sono…

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  2. Quel 55 diventerà 75 e poi 85 % quando anche i “faciloni” ottimisti troveranno bollettoni di corrente e gas da pagare, alimentari aumentati, e anche disoccupati in casa con recessione e nflazione : tempesta perfetta made in Biden-Draghi.

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  3. Tutta questa storia sta diventando farsesca. Il dibattito nazionale è sterile e si perde in mille cavillicchi e cavilletti.
    Le strade per fermare la mattanza sono solo due:
    – completa adesione al nuovo modello economico e di equilibrio di forza che gli USA vogliono rimodulare a loro vantaggio (passando da America First a America All), intervento militare diretto con gli eserciti USA, UK, Australia e EU, quindi WW3;
    – trattative internazionali per stabilire un nuovo sistema economico e politico internazionale, con pari dignità per le economie emergenti, ormai emerse a dire il vero, che stanno dimostrandosi più performanti e ricche di risorse di quelle atlantiste.

    Io auspicherei una terza via, ma è puramente utopistica….quindi mi taccio.

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