La democrazia ristretta, con la scusa del nemico

Partiti banditi e cittadini legati ai pali. Ogni guerra comporta la sospensione di molti diritti. Un’aggressione con centinaia di migliaia di soldati, come quella fatta dalla Russia, metterebbe alla prova qualsiasi democrazia […]

(DI COSIMO CARIDI – Il Fatto Quotidiano) – Ogni guerra comporta la sospensione di molti diritti. Un’aggressione con centinaia di migliaia di soldati, come quella fatta dalla Russia, metterebbe alla prova qualsiasi democrazia.

Ci sono episodi avvenuti in questi 65 giorni che meritano di essere messi in fila. L’Ucraina non è un Paese nazista e il battaglione Azov non rappresenta tutto l’esercito. Durante le proteste di Euromaidan, il gruppo paramilitare di estrema destra Pravy Sector aveva un ruolo di primo piano. Da quegli estremisti prese forma il battaglione Azov. Nel 2019, nei giorni della commemorazione dei fatti di Maidan, quei paramilitari ignorarono appositamente il neoeletto presidente Volodymyr Zelensky. Era considerato troppo moderato. In queste settimane di guerra le loro posizioni si sono avvicinate, molto. E gli oltre 3 miliardi di aiuti militari inviati dagli Usa non sembrano avere ristabilito la democrazia.

A pochi giorni dall’inizio del conflitto, sono apparse le prime immagini di uomini legati ai segnali stradali, avevano tutti i pantaloni abbassati. Erano ucraini, accusati di rubare nelle case dei profughi in fuga. Nessun processo, nessuna giustizia, per loro c’è stata solo la gogna. Acuita dal circolare di quelle immagini su tutti i media del mondo. I primi episodi sono avvenuti a Kiev. Poi i gruppi paramilitari hanno copiato l’esempio della Capitale e sono stati registrati casi in tutto il Paese. Al momento la pratica sembra essere limitata, le città dell’ovest sono tornate a un’apparente normalità, in tanti stanno tornando nelle loro case.

Dopo quattro settimane di combattimenti, il 20 marzo, il presidente Zelensky ha messo fuorilegge i partiti considerati filorussi. Si tratta di 11 gruppi politici, due dei quali hanno una rappresentanza parlamentare. Molti osservatori hanno criticato la scelta di Zelensky, che introducendo la legge marziale e bloccando l’attività politica di deputati eletti ha messo in stand-by la democrazia. Le accuse del governo nei confronti di questi gruppi politici sono di “lavorare contro gli interessi degli ucraini”. In diversi casi i partiti messi al bando, all’inizio dell’invasione russa, si erano espressi contro l’operato di Mosca. La più importante forza politica tra quelle sospese da Zelensky è “Per la Vita” che alle ultime elezioni, nel 2019, ha raccolto 2 milioni di voti portando in Parlamento 43 sui 450 deputati totali. A guidare il partito c’era Viktor Medvedchuk, un oligarca molto vicino al Cremlino.

Allo scoppio della guerra, Medvedchuk si trovava agli arresti domiciliari, era confinato dal maggio 2021 perché accusato di alto tradimento. L’oligarca era sotto processo per avere finanziato dei gruppi paramilitari filorussi in Donbass attraverso delle miniere di carbone in Crimea. Due giorni dopo l’inizio dell’offensiva russa Medvedchuk è fuggito. Secondo diverse ricostruzioni, in caso di una rapida avanzata delle truppe di Mosca, sarebbe stato lui a guidare il governo che avrebbe sostituito Zelensky. Le cose sono andate diversamente. L’oligarca è rimasto latitante per quasi un mese, poi il presidente ucraino ha postato sul social una foto di Medvedchuk in manette. Subito dopo ha proposto uno scambio di prigionieri a Putin. Assieme all’oligarca Zelensky voleva mandare a Mosca dei collaborazionisti, tra cui diversi politici e funzionari statali.

Questa settimana è stata invece decapitata una statua di bronzo. La prima di 60 che verranno demolite perché rappresentano il legame tra Ucraina e Russia. Quella distrutta martedì scorso si chiamava Arco dell’amicizia, eretta nel 1982 raffigurava due operai: uno russo e l’altro ucraino. A perdere la testa è stato lo straniero.

Categorie:Cronaca, Editoriali, Mondo

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4 replies

  1. Un po di macelleria dei “buoni”:

    A chi volesse replicare con “ma anche i russi…”, ripeto per la milionesima che io non faccio il tifo per i soldati russi, ma semplicemente mi rifiuto di accettare che il bene è tifare per i soldati ucraini, dando loro miliardi in armi, impoverendoci per loro, perchè Kiev sarebbe un avamposto della libertà e della democrazia e altre stronzate del genere.
    In Ucraina, dal 2014, c’è una feroce dittatura che sopprime il dissenso. Non ci sono i “buoni” che dobbiamo far vincere a tutti i costi.
    Persino il washington post dice che i “valorosi” soldati ucraini hanno militarizzato le abitazioni dei civili. Poi gridano al crimine di guerra se i russi fanno fuoco verso le abitazioni.

    Se noi occidente non fossimo intervenuti (da 8 anni), non ci sarebbe stato manco un morto. Il pupazzo a Kiev avrebbe accettato la neutralità e lo statuto speciale per le zone russofone. E vissero tutti felici e contenti.

    Invece no, perchè gli “espertoni” ci dicono che non è giusto e che poi Putin si monta la testa e invade tutta l’Europa e dopo il mondo intero. E c’è gente che ci crede!
    Sentire parlare di ingiustizia, dimenticandosi tutte le ingiustizie che l’occidente ha provocato, con milioni di morti, è veramente squallido.

    Piace a 4 people

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