“È come Mariupol”. L’assedio dimenticato tra bombe e carenza d’acqua

(Fausto Biloslavo – it.insideover.com) – «Andiamo a dormire e i russi ci svegliano con i missili dalle 23 all’una di notte, ogni giorno. Non abbiamo acqua a causa dei bombardamenti e provano a tagliare anche l’elettricità. Vogliono fare di Mykolaiv una seconda Mariupol». Non ha dubbi Dmytro Pletenchuk, il portavoce in tenuta da combattimento dell’amministrazione militare e civile della città chiave per arrivare ad Odessa.

Sul fronte sud le forze di Mosca hanno incrementato gli attacchi aerei e missilistici contro Mykolaiv dopo l’affondamento del Mosvka, la nave ammiraglia che è stata costruita proprio nei cantieri del capoluogo sotto tiro. Lungo le strade le autobotti blu che arrivano con i volontari vengono prese d’assalto dalla popolazione. «Andiamo a prendere l’acqua in un pozzo sette chilometri fuori città, più volte al giorno, per distribuirla alla gente», spiega Andrey, autista volontario.

Giovani con le bottiglie vuote dell’acqua minerale, anziani armati di contenitori più grandi di plastica si attaccano ai rubinetti per accaparrarsi più litri possibili. «Non abbiamo acqua da giorni – sbotta una vecchietta – quando arriva l’autobotte si scatena l’assalto». Ad un certo punto un gruppo di civili si agita alzando la voce per l’ultima goccia.

Scene d’altri tempi, che danno l’idea dell’assedio stile seconda guerra mondiale. Un anziano arriva con il carrellino che usa per la spesa pieno di bottiglie di plastica. Le riempie con difficoltà e poi le trascina via a stento a causa del peso. L’autobotte blu è circondata da tutti i lati dove spuntano tubi e valvole per far scorrere l’agognata acqua.

Nelle ultime ore i russi hanno colpito con i razzi Smerch un ospedale a Bashtanka, 67 chilometri a nord est, per fortuna evacuato in tempo. Hanna Zamazeyeva, presidente del consiglio regionale, scrive su Facebook che «il dipartimento di dialisi e l’accettazione non esistono più. Nell’area delle sale operatorie i vetri delle finestre sono volati via». Lunghe file di automobili si dirigono verso ovest abbandonando Mykolaiv. Una coda di autobus ha imbarcato solo bambini, che le autorità stanno mettendo in salvo.

Nel centro città Pletenchuk ci scorta dentro il palazzo del governatore sventrato da un missile «lanciato dal Mar Nero, forse dall’incrociatore Moskwa, che abbiamo spedito in fondo al mare». Una fetta dell’edificio non esiste più, ma solo entrando, fra le macerie, ci si rende conto dell’immane distruzione. L’unica scala ancora in piedi e i corridoi sono invasi dai calcinacci. Al secondo piano, colpito duramente, sono orribili le strisce di sangue sulle pareti di chi è stato ferito o non ce l’ha fatta (36 le vittime quasi tutti civili). L’ufficio riunione è a pezzi e con le finestre a cielo aperto. Sul pavimento si è salvato solo un segnaposto con il nome «Kim» del governatore di origine coreana, bersaglio di Mosca, scampato per un soffio all’attacco.

I russi hanno incenerito anche l’aeroporto civile, che «avevamo inaugurato, nuovo di zecca, un anno fa». Il terminal è andato in fumo e lamiere contorte sono sparse dappertutto. Pletenchuk ci fa notare sul piazzale disseminato di detriti i bossoli di kalashnikov. «Dopo il bombardamento con i missili i russi hanno lanciato uno sbarco elitrasportato per occupare la pista», spiega il portavoce. Alza un bossolo dal selciato e sentenzia: «Sono morti».

La prima linea corre a 20 chilometri da Mykolaiv con i russi che premono da Kherson occupata per arrivare ad Odessa. Un video mostra lo sbarramento di fuoco dell’artiglieria ucraina per fermare l’avanzata. In mezzo alle colonne di fumo bianche si intravedono lunghe file di soldati russi che scappano per non venire annientati.

In prima linea c’è Andrey, un tenente colonnello di Kiev, che nel disastro della guerra ha coronato il sogno più bello. «Ci siamo sposati. Un segno di speranza in questi momenti tragici. Sono venuta da Roma dove mi avete accolta come rifugiata un mese fa», spiega Svetlana in italiano. In un locale aperto per l’occasione porta il velo da sposa bianco e sulla tavola imbandita svetta un palloncino a forma di cuore rosso.

Svetlana, nata a Nykolaiv, ha aiutato una ventina di italiani ad evacuare da Kiev quando sono iniziate a piovere le bombe. «E loro mi hanno accolta – racconta – quando ho dovuto fuggire». Il marito è in uniforme mimetica: «Se non ci fosse stata la guerra oggi saremmo partiti per il viaggio di nozze in Italia senza bombe, sirene e missili».

L’appello è sempre lo stesso: «Siamo piccoli, ma se ci fornite le armi giuste possiamo resistere anche per voi». Svetlana, che nei prossimi giorni tornerà a Roma, lo guarda e ammette: «Ogni giorno ho paura di non sentirlo più».

21 replies

  1. Bastava che il vostro comico non vi usasse come bersaglio per i giochi di Sleepy Joe.
    Alla fine della guerra, nel sud dell’Ucraina non crescerà più nemmeno l’erba…..Attila Vlad raderà al suolo ogni cosa.

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      • Paola a proposito di narrazione, sei pregata di commentare quello che ho appena scritto.
        Le dichiarazioni sono ufficiali e virgolettate, quindi non è una narrazione

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      • La realtà è quella che vede:
        Zelensky è in qualche bunker segreto a fare video, la gente viene usata per gridare al genocidio, i battaglioni nazi sono chiusi come topi nei sotterranei o tra i palazzi delle città, la distruzione è ovunque, la gente muore di sete e di fame, Putin cannoneggia.
        Noi tra un po’ andremo a elemosinargli il gas e le uniche vittime di questo war game saranno come sempre i civili, anche noi italiani, cara signora della narrativa.

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  2. Ma tutta ‘sta premura da parte dei giornali non esisteva per il Donbass cannoneggiato per 8 anni dagli ucraini.

    E non esiste adesso per 2 mln di bambini yemeniti a rischio morte per fame.

    Strano, no?

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  3. Titoli che scorrono su RAI 3 ad Agorà.
    “A Mariupol militari del battaglione Azov asserragliati in fabbrica con centinaia di civili”.
    Putin ” Provvedete a sgomberare i civili che i bombardamenti aumenteranno”
    Zelensky “Putin è un criminale, non vuole corridoi umanitari”
    Queste sono le dichiarazioni e le notizie. Chiunque può farsi un’idea

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  4. “Nelle ultime ore i russi hanno colpito con i razzi Smerch un ospedale a Bashtanka, 67 chilometri a nord est, PER FORTUNA EVACUATO in tempo.”
    E ditela la verità: SGOMBERATE gli ospedali , come quello di Mariupol, e i palazzi alti, per piazzarci i soldati.
    Poi, quando i russi li bombardano come postazioni militari: ” Hanno bombardato palazzi e ospedali!!! ”
    Ma pensa…si aspettano petali di rose sui battaglioni appostati e SPARANTI.
    Perché non andate in campo aperto a combattere e “resistere”, invece di coinvolgere i civili e far distruggere le città?
    Servono scudi umani, eh?
    Distruzione ovunque per fare le vittime e chiedere soldi per la ricostruzione?
    Vigliaccheria?
    Propaganda per richiedere altre armi e altri miliardi?
    Tutto questo assieme?

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  5. A proposito di dimenticanze:

    https://www.repubblica.it/esteri/2015/04/16/news/ucraina_ucciso_giornalista_filorusso_a_kiev_e_il_terzo_omicidio_politico_in_24_ore_lo_sdegno_di_putin-112106358/

    A scanso di equivoci, a me non frega niente ne di Putin e ne della Russia, ma non sopporto questa fiaba che ci parla tutti i giorni di un impero del male contro le forze del bene, così da giustificare l’invio di armi e le sanzioni.
    Se bastasse subire un’invasione per diventare “i buoni”, allora avremmo dovuto inviare armi anche a Saddam, Assad, Gheddafi e tanti altri.

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  6. Testimonianza sulle atrocità dell’AZOV (qualcuno lo dica ad Attivissimo e Mentana, e pure a Gramellini):

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  7. Apro il link postato da Guido:

    “Ucraina, ucciso giornalista filorusso a Kiev. È il terzo omicidio politico in 24 ore. Lo sdegno di Putin
    dal nostro corrispondente NICOLA LOMBARDOZZI
    Oles Buzina, giornalista e scrittore molto noto nella capitale ucraina, è stato giustiziato sotto casa. Il presidente russo: “uno dei tanti crimini della Nuova Ucraina”

    MOSCA – Qualcuno sta uccidendo sistematicamente tutti gli oppositori al governo ucraino nato dalla “Rivoluzione” di un anno fa. Stamattina è toccato a un personaggio molto noto a Kiev, Oles Buzina, giornalista e scrittore, grande protagonista dei talk show televisivi, e schierato su posizioni apertamente filo russe. Lo hanno atteso sotto casa e lo hanno giustiziato secondo il preciso copione di un delitto studiato ed eseguito da professionisti. Vladimir Putin, che lo ha comunicato in diretta mentre stava partecipando alla consueta maratona televisiva di primavera e rispondendo alle domande del pubblico, ha definito l’omicidio “uno dei tanti crimini della Nuova Ucraina”.

    In realtà, nel silenzio di molti media occidentali, nella Kiev democratica e in corsa per entrare in Europa, sta avvenendo una spietata operazione di repulisti di ogni forma di opposizione. Ancora ieri sera, sempre nella capitale ucraina, un commando ha ucciso Sergej Sukhobok, titolare di un sito internet e di un piccolo giornale che contrasta la politica del governo e sostiene le ragioni della gente del Donbass ribelle. Poco prima, nel pomeriggio, altri killer avevano compiuto un’identica missione sotto casa di Oleg Kalashnikov, ex deputato del Partito filorusso delle Regioni e considerato un grande oppositore dei movimenti che hanno protestato l’anno scorso sulla Majdan di Kiev e che adesso guidano il Paese.

    Tre omicidi politici in meno di 24 ore che, inevitabilmente sollevano lo sdegno interessato di Putin e della stampa russa. Ma è comunque inquietante il clima di odio e di desiderio di vendetta che si respira in queste ore in Ucraina. Dopo la notizia dell’uccisione dell’ex deputato molti oligarchi, politici e personaggi popolari in Ucraina hanno rilasciato raccapriccianti dichiarazioni infarcite di “finalmente”, “se l’è meritato”, “eliminato un nemico”.

    Anche poco fa, subito dopo l’assassinio dello scrittore Buzina, il ministero dell’Interno ucraino ha diffuso la notizia definendolo “il famigerato giornalista”.

    Probabile che gli omicidi, almeno per quanto riguarda l’esecuzione, siano collegati alla frangia più estrema dei “rivoluzionari” ucraini, il movimento neonazista Pravj Sektor che ha gestito la fase più violenta del ribaltamento al potere e che adesso partecipa con le sue unità paramilitari alla repressione della rivolta filorussa nell’Ucraina dell’Est. Sin dall’inizio della grande svolta di Kiev, Pravj Sektor condiziona pesantemente le scelte del governo e del presidente Poroshenko, boicottando ogni tentativo di cercare una soluzione pacifica e allestendo spedizioni punitive contro chiunque dissenta dalla nuova linea ipernazionalista e patriottica.

    Il risultato è quello di inasprire ancora di più i rapporti con la Russia e complicare ogni possibile mediazione. Ieri, parlando di Ucraina, Putin ha continuato ad accusare l’Occidente di “appoggiare un governo di estrema destra” e ha negato ancora una volta che sul territorio ucraino ci siano dispiegate truppe russe come sostengono Kiev e molti media americani. “State tranquilli, non credo che si arriverà mai a una guerra aperta tra Russia e Ucraina”, ha detto ai cittadini russi preoccupati. Ma l’inizio di una nuova ondata di terrore incontrollabile in Ucraina non promette niente di buono.”

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  8. Giovani con le bottiglie vuote dell’acqua minerale, anziani armati di contenitori
    più grandi di plastica si attaccano ai rubinetti per accaparrarsi più litri possibili.
    «Non abbiamo acqua da giorni – sbotta una vecchietta – quando arriva l’autobotte si scatena l’assalto»

    hanno chiuso i canali del Dnipro nuovamente?
    cattivi questi ucraini, anzi buonissimi

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