Il ministro diventa “putiniano”: ha dubbi su Kiev nell’Ue

(ilfattoquotidiano.it) – Da ultimo arriva Piero Fassino, affranto e deluso dall’amico Guido Crosetto. Sì perchè l’intervista al Corsera servita al ministro della Difesa a ricucire con la Lega ammettendo che l’Ucraina non può entrare nella Ue è vissuta dai riformisti del Pd come un tradimento. In sequenza Fassino parla di “onda revisionista del governo”, di “scelta irresponsabile”. Ma sulle parole “preoccupanti” di Crosetto si esercitano anche altre vedove dem listate a lutto dopo l’intervista incriminata.
Lia Quartapelle gli rinfaccia “l’inversione di marcia” e di essersi piegato alla convenienza politica ossia l’esigenza di salvaguardare la ditta ossia la tenuta della coalizione di centrodestra in cui Matteo Salvini sembra sul punto di farsi esplodere sul nodo Ucraina nell’Ue.
Simona Malpezzi pare addirittura indignata e usa la roncola. “La posizione espressa dal ministro Crosetto rischia di essere, purtroppo, un ulteriore cedimento e arretramento del governo su una questione strategica per l’Unione. Servirebbe un dibattito serio, che necessiterebbe di equilibrio e di intelligenza. Assistiamo invece, in queste ore, ad un susseguirsi di dichiarazioni che suonano come una resa alle posizioni putiniane” spiega l’ex capogruppo del Pd al Senato che ne ha per tutti. Con la maggioranza “profondamente divisa tra il sostegno sempre più flebile di Fratelli d’Italia, il benaltrismo di Forza Italia e l’agenda filorussa della Lega, ma anche l’opposizione”. Malpezzi registra “invece “la solita posizione gialloverde del Movimento Cinque Stelle, che dice, attenzione, cautela, ma alla fine ripete le parole della propaganda putiniana a fronte del nitido sostegno per l’Ucraina, esplicitato ancora in queste ore con chiarezza da Elly Schlein”. Sicuro? La segretaria del Pd si è detta in effetti favorevole all’ingresso dell’Ucraina (dell’Albania come di tutti i Paesi che sono candidati), ma ha anche aggiunto di essere consapevole che serve prima la pace e che comunque è un processo lungo e non scontato, come ha ricordato intervistata da Luca Sommi ad Accordi&Disaccordi “Che le condizioni per questo ingresso passano dalle regole europee che serve una pace giusta e con garanzia di sicurezza adeguate, delle riforme è vero – ha ricordato Schlein – ma non può essere un alibi per frenare questo percorso, ma un motivo per sostenere questi sforzi”. Forse parole non del tutto gradite alla minoranza interna, almeno a leggere in filigrana i pensieri affidati a X da Filippo Sensi: “A leggere i giornali italiani di oggi, le interviste a destra e sinistra sull’Ucraina, al Cremlino brinderanno alla missione compiuta. Distinguo, tifo, viltà, interessi #slavaukraini” scrive Sensi senza fare nomi. Anche se a parlare di Ucraina erano in due: Crosetto e appunto Schlein.