Conte e Schlein tentano un’intesa anche con Avs e Iv che impegni Meloni su tagli al comparto militare e scorporo delle spese sociali

(di Ilaria Proietti – ilfattoquotidiano.it) – Potrebbe essere la manifestazione plastica che l’alternativa al governo Meloni è davvero possibile. E siccome non è detto che la prova vada a buon fine si lavora sotto traccia, ma il segnale c’è: le opposizioni – da Avs a Italia Viva passando per Pd e 5S – lavorano da giorni a una mozione unitaria. Per impegnare il governo a promuovere una revisione del patto di stabilità che consenta di scorporate dal calcolo del deficit gli investimenti contro il caro energia ma anche ripensare le spese militari.
Ma l’accordo non è scontato viste le diverse posizioni sulla questione armi e lo dimostra la trattativa serrata in corso che dovrà concludersi al massimo entro mercoledì quando l’aula ha in calendario una serie di votazioni, comprese quelle sul Patto di Stabilità. Se il centrodestra ha già depositato una mozione unitaria – benché all’acqua di rose per non enfatizzare le divisioni interne – per chiedere che l’Europa attivi la clausola di salvaguardia “estendendone l’ambito di applicazione al settore energetico in analogia con quanto già previsto per la difesa”, nel campo dei progressisti al momento esiste solo quella del M5S. Che contiene alcuni passaggi che potrebbero risultare scivolosi per gli altri alleati, a partire dal Pd. In particolare sulla questione riarmo e impegni Nato, anche se il tentativo di trovare la quadra è sincero. “Schlein e Conte ci hanno chiesto di lavorare per trovare un’intesa su una mozione unitaria”, dicono diverse fonti interne ai dem e ai pentastellati che confermano il lavorìo per riuscire a condividere la mozione anche con Avs e Italia Viva. Una trattativa ai massimi livelli, vista la posta in gioco.
Le prossime ore saranno decisive per capire se l’esigenza di dare un segnale di unità verrà fatta prevalere – e a che costo – sul dossier più divisivo per il centrosinistra: il piano di riarmo Europeo e in definitiva anche i rapporti con l’esecutivo von Der Leyen, sostenuto anche dai socialisti europei ossia anche dal Pd. “Stiamo cercando di calibrare meglio alcuni passaggi ma sono fiducioso: in fondo siamo tutti d’accordo che gli investimenti sulla difesa devono riguardare la difesa comune europea e non il riarmo nazionale” spiega Piero De Luca uno degli sherpa, insieme a Cecilia Guerra, incaricati dalla capogruppo dem Chiara Braga di provare a trovare l’intesa su un terreno che però è minato.
Ma quali sono i punti su cui si sta trattando? In realtà quello su cui si sta concentrando l’attenzione è uno solo: riguarda il punto 8 della mozione del M5S.
Il documento depositato dai pentastellati vincola il governo ad adottare iniziative urgenti in sede di europea volte a promuovere la revisione “integrale” del Patto di stabilità e crescita e indica nel dettaglio tutta una seri di voci di investimento, dalla sanità, all’istruzione, dagli investimenti green al caro bollette per famiglie e imprese meritevoli di essere scorporate dai vincoli Ue.
“L’Italia attraversa una fase di profonda sofferenza sociale, con 5,7 milioni di persone in povertà assoluta, 5,8 milioni di cittadini che rinunciano alle cure e una povertà energetica ai massimi storici, in un contesto di produzione industriale in calo da tre anni e l’attuale struttura del Patto di stabilità, avallata dal Governo, rischia di trasformarsi in una gabbia contabile che limita la capacità di intervento pubblico…” si legge nelle mozione 5S che invita l’esecutivo Meloni ad avviare un confronto con l’Europa a garantire che un eventuale scostamento di bilancio sia esclusivamente indirizzato a contrastare queste emergenze “escludendo che le risorse disponibili siano assorbiti da impegni di spesa militare”.
L’inciampo con il Pd riguarda però sostanzialmente i successivi due passaggi della mozione che “sono molto identitari per noi” spiega Carmela Auriemma del M5S facendo eco al collega Filippo Scerra che ha scritto materialmente la mozione e si dice “relativamente fiducioso” rispetto all’accordo con gli alleati. Il passaggio più delicato è quello che impegna a “riconsiderare urgentemente gli impegni assunti in sede Nato in materia di spese per la difesa” e “adottare iniziative in sede europea volte a sostituire integralmente il piano di riarmo europeo (il Rearm Europe ) con un piano di rilancio e sostegno agli investimenti che promuovano la competitività, gli obiettivi a lungo termine e le priorità politiche dell’Unione europea, quali spesa sanitaria, sostegno alle filiere produttive e industriali, incentivi all’occupazione, istruzione, investimenti green e beni pubblici europei, per rendere l’economia dell’Unione più equa, competitiva, sicura e sostenibile”.