Se vuoi la pace prepara la giustizia

(Giuseppe Di Maio) – E il giorno in cui mi accorsi che la vita è regolata solo dall’istinto, mi arrabbiai.

Da ragazzo, la lettura di un libro di psicologia a divulgazione popolare mi insegnò che la ragione assomigliava ad una botte sulla superfice dell’oceano, e se l’oceano era in tempesta la botte spariva del tutto. In età matura capii che essa è una mirabile funzione evolutiva ma, se usata costantemente al servizio del sentimento, o peggio ancora dell’interesse, poteva tradire il suo compito. Altre volte la ragione assolve la sua missione a meraviglia riuscendo a fondare un orizzonte di valori in cui le altalene del sentimento trovano un quieta collocazione. La coscienza razionale non possiede in sé il senso del mondo e della vita, perciò lo prende a prestito proprio dall’istinto, poiché il “senso” è un’istruzione già inscritta nella vita animale. Il tribunale collettivo dello scontro tra impulso, interesse, e ragione, è la politica, cioè il polemos, la guerra, dove tutto confluisce con pari dignità, sia i progetti meschini che le larghe idealità, tanto la grettezza quanto l’altruismo, la logica acutissima e la grossolana stupidità.

Ma la ragione è capace anche di riempire gli uomini di orgoglio. E mentre il sentimento rispetta sempre l’ordine naturale, la coscienza può costruire mondi fittizi che ambiscono a diventare reali. Da qui, una nuova forma di realtà spunta dall’opera della ragione, e prende il nome di giustizia. Con la presunzione di essere ciò che si immagina e non ciò che si “sente” (o che sentono i nostri vicini), il comportamento naturale cede il passo alla morale ed è causa della ribellione alle gerarchie sociali. La tensione morale che si esprime sempre con violenza, genera il comportamento caratteristico degli uomini che si fanno guerra dalla notte dei tempi a causa di una ragione che non tollera la naturale ingiustizia. Poiché se vi pare regolare che meriti leggerissimi possano causare smisurate disuguaglianze, se vi pare furbo far passare per naturali le disuguaglianze ideologiche e politiche, in virtù di quell’orgoglio razionale molti altri non lo sopporteranno.

1 reply

  1. Con un piccolo, ma fondamentale particolare: ciò che è creduto “giustizia” da qualcuno (che generalmente non ci perde) , è “ingiustizia” per qualcun altro (che generalmente ci perde).

    In quanto ai “noumeni” come “ragione, coscienza, sentimento, senso…ecc…” che meriterebbero di una definizione quanto meno per intenderci nel discorso (es. “Intendo con coscienza…”), segnalo, per chi volesse rendersi conto del dibattito tra filosofi/ neuroscienziati senza spremersi troppo, il recente:: D. Dennett, G. Caruso “A ciascuno quel che si merita” Raffaello Cortuna Editore.
    Giusto per avere un’ idea di cosa si sta parlando.
    Altrimenti è tutta “emozione”… E chi la spande meglio o più capillarmente ci marcia.

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