Web e auto elettrica non sono magia. Consumano anche loro, e pure tanto

La retorica «green» spaccia per salvezza del globo due comparti assai dispendiosi: la blockchain nel 2030 assorbirà il 30% dell’energia, mentre per caricare le macchine serviranno 10 miliardi di chilometri di cavi.

(Paolo Musso – laverita.info) – Nelle ultime settimane si sono verificati due avvenimenti che, causa la guerra, nessuno ha notato. Eppure, si tratta di questioni vitali per il più grave problema messo in luce dalla guerra stessa: quello energetico.

Anzitutto, molte compagnie che «producono» bitcoin (il cosiddetto mining), cacciate dalla Cina perché consumavano troppa energia, si sono trasferite in Azerbaigian, facendo salire in pochi mesi i suoi consumi di elettricità dell’8%.

Poi Joe Biden durante il discorso sullo stato dell’Unione ha annunciato trionfalmente che gli Usa entro il prossimo anno metteranno in funzione «ben» 500.000 colonnine di ricarica per auto elettriche.

Ciò evidenzia due cose, che tutti gli addetti ai lavori sanno perfettamente, ma nessuno dice mai, perché contraddicono platealmente il dogma fondamentale del pensiero «ecologically correct», per il quale la soluzione del problema energetico (e quindi di quello ecologico) verrà dalla «magica coppia»: digitalizzazione e green economy. Che invece, almeno per come sono oggi intese, sono piuttosto il problema.

Cominciamo dalle auto. Negli Usa ce ne sono circa 300 milioni, per cui, al ritmo di mezzo milione di colonnine all’anno ci vorrebbero ben 600 anni per fornirne una ad ogni auto. E una ovviamente non basta, perché ci vorrebbero anche colonnine lungo le strade, in numero almeno uguale a quello delle pompe di benzina, ma in realtà molto maggiore, perché il pieno di benzina si fa in un minuto, mentre quello di elettricità richiede ore. Perciò, solo negli Usa ce ne vorrebbero almeno 2 miliardi. Il che, se si vuole finire entro il 2030, come si continua a dire, significa costruirne 250 milioni all’anno, ovvero 500 volte di più di quelle annunciate da Biden, senza che nessuno ci abbia trovato nulla da
ridire.

Ma il problema è ben più ampio. Nel 2030 nel mondo ci saranno almeno 1 miliardo e mezzo di auto. Per sostituirle con auto elettriche dovremmo rottamarle tutte (possibilmente in modo ecologico) e costruirne altrettante, al contempo migliorandone sostanzialmente l’efficienza e abbattendone drasticamente i costi, anche perché le auto che inquinano di più sono quelle del terzo mondo, dove non possono permettersi i prezzi attuali.

Inoltre, bisognerebbe costruire un numero adeguato di colonnine di ricarica, stimabile in almeno 10 miliardi. Nelle città non sarebbe un problema, ma fuori di esse, soprattutto nel terzo mondo, per collegarle alla rete elettrica spesso servirebbero cavi lunghi diversi chilometri. Stimando (ottimisticamente) una media di un chilometro di cavo per colonnina, bisognerebbe installare almeno 10 miliardi di chilometri di nuovi cavi elettrici.

Solo un malato di mente potrebbe pensare di fare tutto ciò in soli 8 anni. Ma in realtà neanche in tempi più lunghi, perché per costruire le batterie servono alcuni elementi rari che si trovano soprattutto in Cina e in Afghanistan (che, genialmente, abbiamo appena regalato ai talebani) e di cui comunque esistono quantità sufficienti solo per qualche decina di milioni di auto. Infine, anche se l’operazione fosse fattibile, l’inquinamento e il consumo di risorse che implicherebbe sarebbero di gran lunga maggiori di qualsiasi beneficio. Anche perché non sono affatto le auto a produrre le maggiori emissioni, bensì (indovinate un po’?) Internet, che già oggi consuma il 10% di tutta l’energia mondiale e, continuando così, nel mitico 2030 arriverà al 20%: più di tutte le auto e gli aerei del mondo messi insieme. Ma in realtà andrà ancora peggio.

Solo i bitcoin, infatti, consumano quanto uno Stato di medie dimensioni, ma esistono altre 2.000 criptovalute, benché (per ora) molto meno usate, per cui circa la metà dei consumi di Internet dipende da esse. Il problema, però, non sono le criptovalute in sé, bensì la loro tecnologia, la cosiddetta blockchain, che i governi stanno progettando di usare per la digitalizzazione della pubblica amministrazione, perché è intrinsecamente sicura. Peccato che sia anche intrinsecamente energivora, per cui, se davvero verrà usata così ampiamente, da qui al 2030 i consumi di Internet cresceranno molto più del previsto, probabilmente fino (almeno) al 30% del totale.

Ma non basta. L’altra metà dei consumi internettiani è infatti dovuta principalmente ai video, la cui grandissima maggioranza è costituita da quelli (perlopiù insulsi) postati sui vari social media, la cui quantità e le cui dimensioni sono anch’esse in continua crescita.

Morale della favola: per ridurre i consumi energetici di un 15% (almeno) entro il 2030 basterebbe vietare in tutto il mondo l’uso della blockchain e mettere un drastico limite al numero di video caricabili sui social. Ciò potrebbe esser fatto già ora, con effetti immediati e senza bisogno di nuove tecnologie, giacché l’unica cosa necessaria è la volontà politica. Che però, a quanto pare, è proprio quella che manca, visto che preferiscono continuare a raccontarci (e a venderci) la balla cosmica di Internet e dell’auto elettrica che salveranno il mondo dall’andare arrosto.

10 replies

    • In effetti costruire centinaia di migliaia di cabine di trasformazione mt/bt per alimentare le colonnine ( che non possono essere troppo lontane ) è cosa che, non sapendo che significhi, sfugge agli Arturo modernisti

      Tralasciando con cosa le si alimenta, perché al momento, a chiacchiere, non funzionano un gran che

      "Mi piace"

  1. “Ma in realtà neanche in tempi più lunghi, perché per costruire le batterie servono alcuni elementi rari che si trovano soprattutto in Cina e in Afghanistan (che, genialmente, abbiamo appena regalato ai talebani)”

    Non abbiamo regalato un bel niente a nessuno, l’Afghanistan è degli afghani. Gran testa di cazzo

    "Mi piace"

  2. Paolo Musso quando finirà la benzina con che cosa ci sposteremo ? Con i cavalli o con i mussi?
    Che ingegnere sto Musso!

    "Mi piace"

  3. Consumano? E le loro batterie inquinano?
    Ma chi lo avrebbe mai detto! Data la propaganda pensavo andassero a élan vital…

    "Mi piace"

  4. Non diversamente i nostri nonni si saranno posto il problema dei cavi per il telefono arrivando alla conclusione che un piccione fosse più economico…
    Questo Musso è un genio

    "Mi piace"

  5. Pare una boutade, gentile @eppy, ma in certi posti il piccione arriva, il telefono ancora no…

    Scherzi a parte non è la prima volta che una “scoperta” viene prima magnificata e poi abbandonata, o quanto meno ridimensionata (vedi auto a idrogeno di qualche decennio fa). La tecnologia funziona così: non tutto il “nuovo” è migliore. E’ il tempo che decide.

    "Mi piace"