Bentornati, anni cinquanta!

(Domenico Quirico – La Stampa) – Siamo in un periodo climaterico, in un momento di trapasso. Ci arroccheremo sempre più alla nostra parte del mondo, al nostro campo, all’ombra della nostra quotidianità, alle sue tradizioni, a casa nostra. E poi le abitudini, le mille deliziose superfluità: quelle che, in un mondo di opposti e di nemici per la pelle, di avversari che si studiano per indebolirsi senza subire danni, serviranno a resistere e a farci sentire diversi e migliori dagli altri, da quelli che stanno al di là del nuovo Muro d’Europa.

La guerra e l’impossibilità di viaggiare se non tra noi (constatazione amara dopo anni in cui tutto il mondo era a nostra disposizione) ci ricondurranno al gusto di questi beni. La nuova letteratura, che non si è ancora formata, nascerà da questo stato d’animo forzatamente campanilistico, sì, dal respiro di sollievo per essere di qua.

Addio internazionalismo, dal carattere fluido, avventuroso e aleatorio: l’Occidente e null’altro, una sorta di universalismo rimpicciolito, forzatamente provinciale. Vorremmo ritrovare, come accadeva prima, le nostre abitudini anche altrove. Ma altrove non le ritroveremo, anzi le troveremo insidiate.

Non credo lo si debba confondere con il vecchio isolazionismo di marca americana, piuttosto è il suo contrario, necessità di difendere il proprio sistema di vita.

Per questo torneranno in campo gli Stati Uniti in grande, dopo aver fallito la globalizzazione planetaria. Di nuovo come potenza che conserva e difende quelle nostre care abitudini. Non un progresso per l’Europa. Semmai la constatazione di debolezza e sconfitta come protagonista autonoma della Storia.

Per comodità di trovare un precedente storico si può dire che questo frammento del terzo millennio, a causa della guerra, assomiglierà agli anni cinquanta del secolo scorso. Che furono tutt’ altro che ruggenti, intirizziti dalla guerra fredda, in perenne angoscia di veder superato il Limite, quel Limite.

Da una parte e dall’altra dei due schieramenti facili alla scomunica e all’ostracismo ci si impegnerà in una continua, martellante opera di propaganda e di catechizzazione, con argomenti capovolti ma identici: non distraetevi, loro preparano l’aggressione, vogliono soffocarci, state in guardia.

Ci legherà un sentimento nevrastenico di minaccia alla sicurezza che vien dal sospetto di avere nemici sicuri e troppo astuti e amici pochi ed infidi. Oltre alle malattie croniche, i problemi insolubili, le illusioni senza speranza.

È stato Putin, l’ideatore e il colpevole di questo disordine, nel discorso al nuovo cosmodromo a scandirlo in modo chiaro: quando noi russi riuscimmo a inviare per primi un uomo nello spazio, Gagarin, umiliando gli americani, eravamo isolati e assediati dall’occidente esattamente come ora, eppure abbiamo vinto Il gusto crescente e profondo per se stessi sarà una caratteristica di questo ennesimo dopoguerra.

La sua difesa sarà come negli anni cinquanta la minaccia dell’altro, sentito come pericolo estraneo. Genererà un’accresciuta coscienza di se stessi, coscienza della propria storia diversa e del proprio valore; e una ondata di patriottismo occidentale (e ”asiatico” dall’altra parte). Dentro l’incubatrice di questa corsa a sottolineare le differenze e non ciò che ci rende eguali o almeno simili potrà svilupparsi un nuovo reciproco imperialismo di cui dovremo essere i viaggiatori testimoni.

Ho pensato quale potrebbe essere la manifestazione semplice ma efficace di questo cambiamento, la prova che certi atteggiamenti si sottraggono ormai alla superficiale vicenda quotidiana calandosi nel regno stabile degli istinti. Constatazione, temo, dell’efficacia eversiva, brutale dell’attacco di Putin al nostro mondo di ieri. Ecco. Dagli anni sessanta del secolo scorso, epoca che definimmo del boom, e poi nell’epoca del capitalismo entusiasta, ci eravamo abituati a registrare la classifica tra le nazioni su base economica, con l’indicatore del prodotto interno lordo.

Il sismografo della ascesa e della decadenza di vecchi e nuovi dragoni della scena mondiale era scritta nella classifica del Pil: la Cina e la Corea avanzano, la Gran Bretagna precipita, il Brasile sale Dentro spuntava anche un giudizio politico sulle classi dirigenti, perfino una valutazione morale su regimi e leader.

Piccoli stati fino ad allora secondari erano trattati come potenze di cui tener conto grazie agli sfavillanti indici in crescita, inturgiditi dai grandi affari. Slum miserabili e periferie infernali sparivano d fronte al mitico cinque, sei, sette per cento… Era quello che contava, riverberandosi su tutto, influenza politica, possibilità diplomatiche, ruolo all’interno di organizzazioni continentali o in grandi organismi economici. L’Europa ne era il simbolo: debole, rissosa, divisa ma economicamente protagonista.

Ora ritorneremo a scorrere gli indicatori brutali della forza. La domanda sarà non più: che Pil hai quest’ anno? ma quanti missili e droni killer puoi schierare, in che coalizione militare ti trovi? Addio valvole di sicurezza, cuscini ovattati, che impedivano gli urti troppo forti.

Putin voleva spazzare via il nostro mondo del Pil, nel quale è un protagonista secondario, semplice fornitore di materie prime soggette agli sbalzi del mercato e alle nuove mode della ecologia. Il suo Pil è quello dei missili e dei carri armati e lì conta.

La fine della neutralità di Svezia e Finlandia che chiedono di entrare nella Nato è un brusco segnale. Si può restar neutrali in un mondo in cui la competizione è economica, non in un mondo che si contende gli spazi geografici e utilizza il peso della potenza. La storia finlandese illustra questo mutamento.

L’eroe nazionale è il maresciallo Mannerheim che alla guida delle guardie bianche cacciò i rossi dalla Finlandia all’inizio della rivoluzione bolscevica. Poi guidò i finlandesi in due guerre consecutive contro l’Urss, la seconda che si confonde con il secondo conflitto mondiale, in parte a fianco dei tedeschi.

La punizione fu dura in morti, distruzioni, perdite territoriali. Una parte della Carelia è diventata Russia, l’esodo della popolazione fu totale, lasciò il vuoto alle sue spalle, una fertilità deserta come per una bomba atomica di quelle che definiscono “pulite”. La neutralità fu lo strumento per essere i vicini della Russia restando diversi. Ora questo equilibrio che per settanta anni sembrava miracoloso, rafforzato dalla fine dei blocchi ideologici e dal tempo delle guerre solo economiche, è spazzato via.

2 replies

  1. Mi viene in mente l’incontrò tra Tyson, sulla via del crepuscolo, e Holyfield detentore del titolo: 9 novembre 1996.
    Fu un incontro abbastanza breve, Tyson ammise anni dopo di essersi dopato per riuscire a vincere…
    L’incontro non decollò mai del tutto, fu impostato in alternanza tra provocazioni e legature.
    Holyfield trascorse gran parte dell’incontro tentando di arginare la forza di Tyson e tempestandolo di testate, sempre indirizzate all’occhio destro.
    Tyson perse la testa. Non riusciva a vincere. All’ennesimo colpo e durante l’ennesima legatura, con tutto il paradenti, diede un morso terrificante all’orecchio di Holyfield staccandogliene un gran pezzo.
    L’incontro venne bloccato e Tyson squalificato.

    La conferenza stampa successiva all’incontro segnò la fine, momentanea, della vita sportiva e pubblica di Mike.
    Tyson fu condannato a pagare una cifra intorno ai 3 milioni di dollari (se ben ricordo). Holyfield non si fece mai ricostruire chirurgicamente la cartilagine strappata.

    Anni dopo si sono rappacificati.
    Un produttore organizzò anche una gag ai quali entrambi parteciparono con entusiasmo.

    (So che il parallelo può sembrare improprio….ma io ci vedo molte similitudini.)

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  2. Eccone un altro che ci fa la morale su come si alterano i fatti per piegarli alla propaganda, mentre lui stesso la fa. Io ricordo bene come erano gli americani e gli USA negli anni ’60 e ’70. Poi, arrivò la sconfitta del Vietnam e l’esplosione del fenomeno DROGA e i soldi facili in Borsa. Con la mesta fine dell’URSS ed il cambio di regime economico in Cina, tutto è divenuto solo ed esclusivamente DENARO.

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