Alessandro Di Battista: “Guerra Ucraina: politici fuori dalla Storia”

(Alessandro Di Battista) – «Sono convinta che l’Ucraina vincerà la guerra». L’ha detto Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea. Ormai è chiaro. Non si pensa più a far finire la guerra ma a vincerla, ovviamente grazie al sangue degli altri, mica versando quello italiano, tedesco, inglese o americano. Dunque la sola cosa che il Vecchio continente sa pensare è “armi, armi e sempre più armi”. Tanto le pagano i contribuenti, mica Draghi o la von der Leyen, tanto vengono usate a migliaia di km, mica davanti a Palazzo Chigi, alla Casa Bianca a Westminster o alla Porta di Brandeburgo. Tanto a morire non sono mica i figli dei politici europei.

L’obiettivo della NATO, di Washington e di Londra (una guerra duratura che possa fiaccare la Russia distruggendone l’economia) è diventato anche l’obiettivo europeo. Stolti! La Gran Bretagna, che non fa più parte dell’Ue è il paese “europeo” più distante dal conflitto, è un’isola, è indissolubilmente legato economicamente agli Stati Uniti e non dipende dal gas russo. Oltretutto difficilmente le centinaia di migliaia di profughi che arriveranno (e che sono già arrivati) in Europa attraverseranno la Manica. Quanti visti ha garantito Johnson ai disperati in fuga dalla guerra? Quanti ne arriveranno a New York, Baltimora o Detroit?

La Germania da questo servilismo sciocco nei confronti della NATO che chiede più armi per tutti (le prime 5 fabbriche d’armi più grandi al mondo sono statunitensi) qualcosa in cambio intende ottenerlo. Cosa? Il permesso a riarmarsi, a ricostituire un esercito potente, permesso negato dalla fine della II Guerra Mondiale ad oggi.

Ma l’Italia? A cosa serve tale autolesionista sottomissione se non a prolungare le carriere di politici costretti a fare spesa online considerato l’apprezzamento che nutre per loro la pubblica opinione. L’Italia, un grande Paese, una delle economie più importanti al mondo, ridotto a Stato associato agli USA, una Puerto Rico al centro del Mediterraneo.

E’ cinismo, altro che amore per il popolo ucraino. E’ interesse, altro che umanità. Da quando sono iniziate le stragi di civili (è la guerra, ditemi una guerra che non sia stata caratterizzata dalle stragi) le parole “tregua”, “negoziato”, “accordo”, “trattativa” sono sparite dai telegiornali, dai giornali e soprattutto dai discorsi di questi politici fuori dalla Storia. Quella Storia che presto busserà alle porte di coloro che non hanno fatto nulla (o quasi nulla) per arrivare ad una Pace oggi, ahimè, ancor più difficile da raggiungere rispetto a ieri.

7 replies

  1. Caro Dibba: telefona a Giggino!
    Digli che le sue mani grondano sangue!
    Digli che il prossimo passo non potrà prescindere da un ingresso militare diretto italiano! Digli che resterà nella storia come uno tra i maggiori responsabili dell’ecatombe europea! Digli che, mentre lui gioca alla guerra e impara a fà l’americano, l’economia nazionale va al collasso!
    Digli che ci ricorderemo le sue malefatte, per sempre!

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  2. Grandi pezzi di m…a …. l’utile al posto dell’umanità,il profitto al posto della vita umana,il futuro in mano non ai giovani e a quelli che verranno ,ma a dei delinquenti vecchi rincoglioniti che voglio sempre più denaro,sempre più denaro da portarsi nella bara!
    Un sonoro vaffanculo ai grandi del mondo….si grandi pezzi di m…a!

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  3. Ursula von der leyer, degna discendente, suo nonno criminale generale delle SS condannato per crimini di guerra,

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  4. “Alla fine torniamo sempre lì. Alla voglia giornalistica di indossare l’elmetto. Al vizio, comprensibile forse, ma errato, di prendere per buono tutto quello che arriva da fonti governative ucraine. Ricordate gli aerei che sorvolano le città carichi di bombe, spacciati per veri e invece simulazione da videogioco? Oppure i martiri dell’isola dei serpenti, che martiri non sono visto che alla fine sono tornati sani e salvi in Patria? Ecco. Qualcosa di simile potrebbe essere accaduto per la strage di Bucha.

    Toni Capuozzo da giorni predica calma, o meglio il sano esercizio del dubbio. Mentre ci si indigna per i cadaveri di Bucha, per le orribili storie di sevizie, per i racconti dei testimoni, ci si può anche porre alcune domande sulle strane date di quei corpi lasciati per strada, sul nastro bianco al braccio dei cadaveri, sulla caccia ai disertori sponsorizzata da Kiev. Ma soprattutto, bisognerebbe andarci coi piedi di piombo quando chissà chi spiattella la fotografia dei “colpevoli” del massacro senza che vi sia stata alcuna sicura indagine internazionale.

    Ricorderete forse che il giorno successivo alla pubblicazione delle prime immagini di Bucha, i giornali occidentali – italiani in primis – hanno mostrato al mondo la foto di una unità dell’esercito russo proveniente dalla Siberia e indicata come il covo di macellai che avrebbero seminato morte nella cittadina alle porte di Kiev. Articoli su articoli sul comandante della 64esima brigata di yakuti. La loro fotografia che fa il giro del mondo. Commenti sulle atrocità su Asanbekovich e l’unità 51460. Titoli ad effetto tipo “killer di Bucha” e “ultimo mostro del putinismo”. Piccolo problema: con ogni probabilità, quelli nella famosa fotografia non sono gli autori della strage.

    Luigi De Biase, giornalista del Tg5, è riuscito a parlare con alcuni di loro. Due vivono in Yakutia, hanno lasciato l’esercito da mesi e non hanno mai prestato servizio militare in Ucraina. Per la verità non sanno praticamente neppure dove sia, visto che – dicono – non ci sono stati neppure da civili. La famosa fotografia sarebbe stata scattata a Khabarovsk nel 2019, all’inizio della leva. Poi Vladimir Osipov è stato congedato a dicembre ed è tornato a casa. Lo stesso anche Andrey, un altro dei soldati immortalati, secondo cui tutti i suoi compagni nello scatto hanno lasciato l’esercito da tempo.

    La loro foto era finita sui giornali attraverso quello strano percorso che si chiama rimbalzo delle notizie: prima il governo ucraino ha diffuso le sigle delle compagnie che avrebbero occupato Bucha, poi il sito InformNapalm ha diffuso i dati di migliaia di soldati che hanno prestato servizio al loro interno, l’informazione è stata ripresa di giornale in giornale e così è diventata di dominio pubblico. Come i nomi e gli indirizzi dei presunti boia. Va detto che sui canali Telegram russi da giorni si sosteneva che i protagonisti di quella foto non avessero mai prestato servizio in ucraina. Ma ovviamente nessuno ci ha creduto. Propaganda.

    Possibile che i due soldati sentiti da De Biase e intervistati dal Manifesto stiano mentendo? Certo, tutto è possibile. “Il servizio è durato due anni e l’ho svolto con la 64esima brigata, a Khabarovsk, nella base di Knyaze Volkonskoye – dice però Osipov – La leva è finita a dicembre e io da allora ho sempre vissuto qui con la mia famiglia“. Gli fa eco Andrey: “Assieme a quella fotografia, giorni fa, sono stati resi pubblici i miei dati personali. I primi ad accorgersene sono stati alcuni amici. Mi hanno avvertito. Mi hanno chiesto che cosa stesse succedendo. Ho ricevuto messaggi con insulti e minacce. Ero sotto shock. Come potete capire è una brutta situazione”.

    Di Nicola Porro… che va bene è Porro, ma almeno qualche dubbio sarà legittimo o no?
    Qualcuno ha scritto ” come è triste la prudenza” e certamente ha ragione, ma fra il linciaggio e la prudenza, dovrebbe prevalere la strada del raziocinio e della imparzialità, che non è né pelosa prudenza, né linciaggio acritico, è la giustizia giusta che solo così ha onere ed onore per essere implacabile!

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  5. Segnalo:

    Open, il “patto dell’ora d’aria” e le leggi ad hoc per i donatori

    PROCURA DI FIRENZE – Il 22 ottobre 2013 Carrai e Bianchi cenano con Vito Pertosa, che verserà 100mila . Nel 2016 passa la norma favorevole alle sue aziende
    DI MARCO GRASSO
    10 APRILE 2022
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    Fine ottobre 2013. Alla vigilia della quarta edizione della Leopolda in un ristorante fiorentino si tiene una cena fra alcuni grandi finanziatori della Fondazione Open e Matteo Renzi. Da un lato siedono gli imprenditori Vito Pertosa (Mermec Spa, attiva nell’hi-tech), Luigi Scordamaglia (del colosso delle carni Cremonini), Guido Ghisolfi (industriale della chimica scomparso nel 2015, in rappresentanza anche di Beniamino Gavio) e il finanziere Davide Serra. Dall’altro i facilitatori dell’incontro, Marco Carrai e l’avvocato Alberto Bianchi. Quest’ultimo ha grandi aspettative: “Il target è 100k” (100mila euro) a partecipante, scrive il 16 maggio.

    È la sera del 22 ottobre. In quel contesto, secondo la Guardia di Finanza, viene siglata un’intesa battezzata dallo stesso Bianchi “Il patto dell’Ora d’aria”, dal nome del locale: un incontro segnalato dalla Guardia di Finanza che non porterà tuttavia ad alcuna contestazione di reati. L’informativa segue le tracce delle donazioni di Pertosa e di un successivo emendamento governativo, di cui avrebbero potuto beneficiare le sue società. “Matteo assicura almeno tre incontri l’anno con noi e voi – scrive Bianchi ai donatori – riservando qualche ora a un brainstorming o a specifici argomenti e ciò a prescindere dai contatti personali che ciascuno di voi avrà (…) Marco e io siamo il terminale delle vostre comunicazioni a Matteo ogni volta che non fosse possibile interloquire direttamente, siamo sempre a vostra disposizione”. Pertosa versa a Open 100mila euro, in quattro tranche, fra il 2013 e il 2014. Nel successivo biennio i suoi rapporti con il Giglio Magico decollano. È tra gli speaker della Leopolda. Incontra più volte Renzi, diventato presidente del Consiglio. Nel 2016 è tra i partecipanti a un altro pranzo di grandi contributori, all’Harry’s Bar di Firenze, a cui sono presenti anche Maria Elena Boschi e Luca Lotti.
    Nel 2019 la Finanza perquisisce Pertosa e gli trova un “appunto manoscritto”, “relativo a un emendamento della legge di stabilità del 2016”. Il pizzino contiene alcuni suggerimenti di modifica della legge, di cui viene auspicata la “cancellazione dell’ultimo periodo”. In ballo ci sono le “autorizzazioni di spesa del comparto aerospaziale, settore che rientra nella sfera di operatività delle società di Pertosa”: 19 milioni di fondi pubblici nel 2016, 50 nel 2017 e 30 nel 2018. L’imprenditore vorrebbe far eliminare il riferimento “al regolamento Ue sugli aiuti di Stato”, sulla base del fatto che “nelle due cordate selezionate sono presenti aziende straniere”. Il biglietto contiene anche un’indicazione precisa dei dirigenti del Mef che seguono la partita, Carmine di Nuzzo e Ilaria Carboni”. L’emendamento viene approvato con le modifiche.

    Nelle nuove carte depositate dalla Procura di Firenze nell’ambito dell’inchiesta sul presunto finanziamento illecito di Open emerge anche l’intensa attività di lobbying portata avanti dalla società di costruzione Pizzarotti. Al centro degli accertamenti una donazione da 50mila euro ricevuta da Open nel 2014, spiegata così da Michele Pizzarotti: “Da un giovane uomo del 1975 a un giovane uomo della stessa (speriamo buona) annata per provare a cambiare in meglio questo Paese”. Pizzarotti vorrebbe soprattutto nuova linfa ai cantieri. Dopo il contributo arrivano anche proposte concrete: una lista di una decina di opere pubbliche da “sbloccare”, dall’alta velocità alla metro di Roma, in cui Pizzarotti ha spesso interessi. “L’azione maggiormente concludente – annotano gli inquirenti – concerne la Brebemi” e alcuni “atti fondamentali” con cui viene il governo interviene sulla “sostenibilità finanziaria” del consorzio sull’orlo del crac, partecipato in un periodo dalla Pizzarotti. La Finanza ha acquisito dall’impresa la bozza di un emendamento sull’autostrada Cispadana, depositato poi in fase di conversione dello Sblocca Italia nel 2014. I pm Luca Turco e Antonino Nastasi avevano indagato per corruzione Michele Pizzarotti e Luca Lotti, nei confronti dei quali hanno chiesto l’archiviazione l’8 marzo del 2022. Dalle carte emergono anche incontri con l’ex ministro Maurizio Lupi e un appunto in cui “si desume che Michele Pizzarotti si sarebbe ‘presentato a Giuseppe Conte’ a una cena con 60 persone”, e “ gli avrebbe parlato delle attività della società nella Brescia-Verona e nella Torino-Lione”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/04/10/open-il-patto-dellora-daria-e-le-leggi-ad-hoc-per-i-donatori/6554834/

    (L’Italia svilita e svenduta per 100.000€…..
    dall’agente contractors 00renzye)

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