Palermo, capitale della cultura, ormai cenerentola dissacrata dalla politica

(Dott. Paolo Caruso) – Mentre i fuochi di guerra che investono il vecchio continente creano trepidazioni e paura tra i cittadini europei, anche se apparentemente un non senso non  può venir meno la partecipazione democratica al prossimo turno elettorale delle amministrative in Italia. Mancano infatti appena un paio di mesi al voto per le consultazioni amministrative in molte realtà comunali d’Italia tra le quali spicca in modo particolare per la sua peculiarità la città di Palermo, la quinta città del Paese. Un vero scrigno di tesori, una cartolina dal fascino eterno dai forti colori sbiaditi dal tempo e dall’incuria in un cassetto polveroso di ricordi. Così Palermo si appresta ad esercitare il diritto di voto, un voto disperso nel vuoto assoluto dei programmi, una città in ginocchio violentata da troppi anni da una politica fallimentare. La vergogna stessa del camposanto dei Rotoli è la storia di una ordinaria inefficienza, la punta di un iceberg che nasconde nelle profondità dell’abisso politico i mali di una città al collasso. La meravigliosa e ospitale Palermo dei Whitaker e dei Florio della “Belle Epoque” legata da sempre al culto dei morti stride con la dura e amara realtà che la circonda. Questo luogo incantato, dalle molteplici bellezze artistiche monumentali, punto nodale di incontro delle diverse culture mediterranee ed europee, giace da anni nell’abbandono più totale, tra cumuli di rifiuti spesso maleodoranti che fanno rimpiangere quella che fu la città della cosiddetta “Conca d’oro” pervasa dai forti colori di una natura prodiga e generosa e inebriata dall’intenso profumo di zagara. Ormai lo scenario, che si presenta agli occhi sbigottiti dei turisti che in questi giorni tornano numerosi ad affollare la città e agli stessi cittadini palermitani sempre più sconsolati, è rappresentato dalla mancanza di veri e propri polmoni verdi all’interno del quadrilatero cittadino che si scontra duramente con la cementificazione urbana selvaggia frutto dello sconsiderato “sacco di Palermo”,  dalla precarietà delle infrastrutture, da una viabilità caotica priva di servizi pubblici efficienti  condizionata anche dalla mancanza di aree di parcheggio, e con vie costellate da innumerevoli buche e marciapiedi ridotti a trappole pedonali ai cui margini le erbacce crescono in maniera intensa e spontanea. Uno spettacolo indecoroso che sicuramente non trova alcuna giustificazione nell’attuale condotta del Sindaco e della stessa amministrazione comunale. Non è infatti più tollerabile l’assenza delle istituzioni locali e il silenzio del Sindaco proteso ancora una volta a chissà quali altri riconoscimenti internazionali, mentre il bilancio comunale è in pieno default. Da parte del governo nazionale si è assistito ad un finanziamento per la città metropolitana di Palermo di una somma irrisoria ben lontana dalle quote spettanti a Napoli e Torino, una vera e propria  beffa per i cittadini palermitani che dovranno pagare tributi ancora più elevati. Con il trascorrere delle settimane e dei giorni, i discorsi, i dibattiti, gli incontri con i candidati, si intensificheranno sempre più, occupando prepotentemente la scena politica locale,  portando avanti vecchi e sterili programmi, veri specchietti per le tante allodole che affollano il vasto e variegato panorama elettorale. Una città martoriata da anni di incuria tappezzata selvaggiamente da innumerevoli manifesti elettorali con i volti di candidati più o meno noti, molti dei quali causa delle politiche oscurantiste e clientelari che nel corso degli anni hanno disilluso e tradito i cittadini palermitani. A due mesi dal voto, la frammentarietà e le divisioni dei partiti nei diversi schieramenti è sempre più palese e il numero eccessivo dei candidati a sindaco la dice lunga quanto presenti siano le fibrillazioni all’interno della stessa area politica. E’ opportuno che proprio in questi momenti prevalga la consapevolezza e il giusto raziocinio per far si che gli elettori mettano da parte inutili e sterili contrapposizioni ideologiche e di cartello, personalismi incestuosi, indirizzando il proprio consenso a individualità di spicco  ben capaci di amministrare con assoluta correttezza e illuminata programmazione la città, “la res pubblica” urbana, il luogo di incontro dove vivono i propri concittadini. A tal uopo è necessario ricordare che trattasi di elezioni locali, amministrative, il cui voto condizionerà la vita della città per i prossimi cinque anni, mentre per le  politiche nazionali del prossimo anno… sarà poi un’altra storia. 

1 reply

  1. Palermo andrebbe rasa al suolo e ricostruita da zero. Lo dico con amore viscerale e sofferente.
    Andrebbero risparmiate le perle architettoniche superstiti alla mattanza politico-mafiosa denominata “il sacco di Palermo”, anche se ne ha subiti molteplici dagli anni 60 a oggi, e poco più. I palermitani hanno un’unica soluzione percorribile: dichiarate default, esautorare politica e mafia e istituire una comune direttamente gestita e amministrata. Tutto il resto è solo inevitabile e lento sfacelo.

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