L’aumento al 2% delle spese militari? Il 60% va in stipendi, il 28 in investimenti

Dei 25 mld annui, il 60% va in stipendi, il 28 in investimenti. Ma a bilancio ci sono richieste per 65 mld, soprattutto sistemi “combat” e nuovi mezzi. Una delle narrazioni che servono a giustificare l’aumento delle spese militari invita a non utilizzare la parola “riarmo”. […]

(DI SALVATORE CANNAVÒ – Il Fatto Quotidiano) – Una delle narrazioni che servono a giustificare l’aumento delle spese militari invita a non utilizzare la parola “riarmo”. Le spese militari riguarderebbero soprattutto l’efficienza delle forze, il personale, la logistica, l’addestramento, le sfide del futuro come cyber-security e soprattutto lo spazio che, senza che se ne parli, sta molto a cuore alle Forze armate. Ma è davvero così?

Il Documento di programmazione pluriennale (Dpp) della Difesa mostra un’altra realtà, anche perché in sede di Stato maggiore si parla apertamente di forze armate più orientate alle spedizioni militari, più combat, per cui gli investimenti sul personale riguardano in primo luogo questa vocazione. Si discute anche di rivedere in radice il Modello di difesa italiano, ormai risalente agli anni 90 e quindi obsoleto.

I numeri.
Il bilancio a disposizione del ministro Lorenzo Guerini ammonta a 25 miliardi l’anno (24,5 secondo la Difesa, mentre l’Osservatorio Milex lo stima in 24,9) l’1,4% del Pil che l’obiettivo del 2% stabilito in sede Nato porterebbe a 38 miliardi. Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio sulla spesa pubblica dell’Università Cattolica di Milano (Ocpi), l’Italia spende per il personale una cifra molto consistente pari al 60,5% contro una mediana dei Paesi Nato del 47,9. Gli Usa spendono il 37,5%, la Gran Bretagna il 32,7, la Francia il 42,5 e la Germania il 41,7. Difficile fare peggio. Questo nonostante l’Italia abbia ridotto i suoi effettivi dai 176 mila del 2012, anno della legge 244 che prevedeva di passare a 150 mila effettivi entro il 2024, agli attuali 162 mila. C’è ancora molto da fare e soprattutto occorre capire come applicare l’orizzonte strategico: “Una priorità rimane comunque innalzare e sostenere l’efficienza delle linee operative, sia delle piattaforme e sistemi combat sia degli assetti di supporto; altresì, l’efficacia dello Strumento militare non può prescindere da una adeguata dotazione di armamento e munizionamento”. Gli eserciti servono a combattere e quindi se li si finanzia questo propongono di fare.

Investimenti.
L’altra voce importante del bilancio è quella degli investimenti, dove le cose vanno molto meglio, perché nel 2021 l’Italia ha raggiunto il 28% della spesa complessiva contro una mediana Nato del 24,3%; solo gli Usa vanno meglio col 29,4% della spesa. La tendenza al riarmo, come si vede, è già in atto, rafforzata dall’istituzione del “Fondo per la realizzazione di programmi di investimento pluriennale 2021-2035” che aveva previsto uno stanziamento di 12,35 miliardi. Negli stessi anni la componente investimenti, che comprende anche i fondi in capo al Mise, è passata dai circa 4-5 miliardi degli anni tra il 2008 e il 2019, ai 6,8 miliardi del 2021 e al picco di 7,7 miliardi del 2022. Eppure il Dpp sostiene che “permane comunque la necessità di stabilizzare e incrementare, non appena il quadro complessivo lo consentirà, il trend d’investimento nelle spese militari”. La centralità della voce è ribadita senza esitazioni.

Ulteriori esigenze.
Il Dpp svolge però anche un’altra funzione, perché elenca dettagliatamente “gli ulteriori programmi che la Difesa intende avviare, al momento sprovviste del necessario sostegno finanziario” (corsivo nostro) ma che sono già state “oggetto di compiuto approfondimento”. Insomma, sono programmi già pronti, mancano solo le risorse. Il totale di questi progetti ammonta a 65 miliardi da spalmare su più anni.

I sistemi d’arma.
Il primo capitolo riguarda la “Preparazione delle forze” con programmi di ammodernamento infrastrutturale, ricerca tecnologica, formazione e centri operativi di eccellenza, sistemi di simulazione, ma anche “acquisizione di velivoli leggeri per l’addestramento basico low-cost”. Totale dell’impegno: 1,3 miliardi. Per la “Proiezione delle forze” si richiede invece una spesa di 5,9 miliardi e qui siamo su pezzi più pesanti: come il programma Future Fast Rotocraft (caro agli Stati Uniti), nuovo velivolo da trasporto tattico ad ala rotante, veicoli da sbarco e anfibi o l’ammodernamento delle navi San Giusto, Cavour oltre ai velivoli C-130. Molto lunga la lista della voce “Protezione delle forze e capacità di ingaggio” la più cospicua con 32,8 miliardi di fondi da assegnare e che prevede il comparto Cyber della Difesa, il potenziamento delle Forze speciali dei Reparti specialistici, i sistemi anti-drone, lo sviluppo del Mc-27J Praetorian, una collaborazione fra Leonardo e la statunitense Lockheed Martin, il programma di Deep Strike cioè missili di difesa ad ampio raggio (terreno su cui competono gli europei di Mbda e gli Usa con il classico Tomahawk), il rinnovamento del parco missili Aster (di nuovo Mbda così come i missili Camm-Er), i Cacciamine di nuova generazione, che insieme al completamento delle fregate Fremm alimentano Fincantieri. Quanto al “Sostegno delle forze” (13,16 miliardi) si punta sui sottomarini U212-Nfs (ancora Fincantieri), i missili Teseo (Mbda), il completamento del discusso programma Joint Strike Fighter, gli F-35 cari agli Stati Uniti, ma anche del caccia europeo Tempest e dell’Eurofighter, i nuovi velivoli EC-378 per la guerra elettronica (Bae Sysems Gb). Vengono richiesti 4,3 miliardi per il programma “Comando controllo e consultazione” dedicato alla delicata innovazione digitale e informatica anche con l’acquisizione di nuovi satelliti. L’analisi dei dati, il reparto informazioni e sicurezza fanno parte dell’ultimo capitolo, “Superiorità decisionale” dal valore di 7,3 miliardi.

Un programma molto ampio che, spiega Francesco Vignarca della Rete Disarmo, “comporta necessariamente anche l’innalzamento delle spese per nuovi armamenti. Se infatti guardiamo – aggiunge – alle richieste degli ultimi mesi, le priorità della Difesa sono sia di un rafforzamento quantitativo sia qualitativo, con la quantità maggiore di fondi impegnata per il nuovo cacciabombardiere Tempest, per l’EuroDrone armato, ma anche blindati, elicotteri e sistemi di comunicazione”.

In effetti il Dpp assicura di voler beneficiare “l’intero tessuto imprenditoriale” valorizzando “il proficuo dialogo già in atto con la grande industria”. Una idea strategica che colloca la spesa militare, e quindi lo Stato, al centro del sistema economico in un nuovo piccolo “complesso militar-industriale” in salsa italiana che attira l’interesse di molti. Troppi.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

Tagged as: , ,

11 replies

  1. Grazie di averci ricordato che ci sono più di centomila militari imboscati che percepiscono un lauto stipendio solo per riscaldare le sedie, perché il nostro esercito è principalmente un postoficio.

    Piace a 1 persona

  2. Si era già capito che chi voleva piu soldi sono i generali delle ns forze armate ! Dei coglioni che vogliono solo piu soldi per stare seduti a fare i capi!! Che vergognosi individui che vogliono piu soldi per imbottire la loro comoda poltrona !!

    Piace a 1 persona

  3. Che schifo di persone, TUTTI quanti, da Guer(r)ini a Conte. Avevamo mandato i 5S a RIDURRE le spese militari, NON ad aumentarle.

    Maledetti.

    "Mi piace"

    • Sm giusto il tuo rancore ma ricordati che sei al governo con il 33% scarso, quando governi, governi per il 100% degli elettori, non è che decreti solo per i tuoi tifosi!!!! Il 70% scarso non ti ha votato, che fai non lo consideri.
      Saluti

      "Mi piace"

  4. Per ripudiare la guerra l’Italia deve mandare in pensione i Generaloni con una dotazione da oligarchi?
    Ed è così in ogni settore.
    Le autostrade non servono al Paese ma per arricchire i Benetton.
    La Sip/Telecom /Tim ha gli stessi scopi.
    Di Alitalia neanche parlarne.
    L’ILVA sappiamo tutti cos’è…
    E rimaniamo un paese da terzo mondo.

    Piace a 1 persona

  5. Chi ci governa pensa che sia giusto prepararci a una guerra, con i media che cercano di convincerci che sia giusto cosi. Una vera legge sul conflitto d’interesse dovrebbe essere una priorità, dietro questa propaganda guerrafondaia ci sono le lobby che già prefigurano lauti guadagni. Ho visto il verme Luttwak in tv incitare i giovani come fosse divertente andare a combattere in guerra. Questi sono personaggi da censurare altro che chi esprime dubbi sulla guerra in ucraina

    Piace a 1 persona

  6. Ho appena letto i precedenti commenti e condivido tutte le opinioni, scontate ecl sacrosante, evidenziate. Purtroppo, siamo un Paese SENZA DIGNITÀ e, complice e responsabile soprattutto la cosiddetta SINISTRA che di sinistra non ha piu nulla e ha perso persino la S.! Siamo stati governati, da decenni e continuiamo ad esserlo, da una ciurma di delinquenti senza alcuno scrupolo che pensa in modo osceno solo al danaro cone unisco scopo di vita. Una vergogna infinita e senza rimedio.

    "Mi piace"

  7. Siamo governati? E da quando? Questa è una vera notizia! Da 70 anni chi siede sulla poltrona istituzionale prende ordini ora dagli Usa/Nato, ora dall’ Europa, ora dal Vaticano, quando va bene, mentre quando va di m….a prende ordini da tutti 3 tre insieme nello stesso tempo. …in stereo! Nel 90 % dei casi va così, senza poi contare gli ordini più disdicevoli quelli da eseguire al 100 per mille che arrivano attraverso emissari e faccendieri di un potere occulto, trasversale, extra istituzionale e sovranazionale. ….la realtà è questa, poi se ci vogliamo raccontare che una qualsiasi forza politica radicale e di cambiamento abbia veramente la capacità di modifica dello status quo entro questo perimetro e contesto. …..comunque la foto dell’ articolo spiega egregiamente in sintesi la politica italiana degli ultimi 70 anni, ansia da spogliatoio, e visti i deludenti risultati , le italiane di ogni generazione possono ben dire a ragione : mai una gioia!

    "Mi piace"

  8. La foto è quella dei signori a cavallo di quell’ oscuro ” oggetto” di ogni mera illusione. …..non quella di Guerini che bisbiglia……

    "Mi piace"

  9. “Quella che segueè una preterizione, figura retorica con cui si afferma di voler tacere qualcosa di cui in realtà si parla, particolarmente utile in tempi di “premessìte acuta” del dibattito. E dunque: non c’è certo bisogno di dire che chi resiste è resistente e merita il rispetto e il sostegno che è dovuto a chi si difende da un’aggressione. Il modo in cui questo sostegno deve realizzarsi da parte di un soggetto terzo (l’Italia ed eventualmente l’Ue) non può però non tenere conto del passato, delle ragioni delle parti, della situazione sul campo e degli interessi di chi è in gioco direttamente o indirettamente. Ecco, a questo proposito sul Corriere della Sera di giovedì abbiamo letto che “c’è un asse anglo-americano che sembra remare contro la trattativa: anzi, che probabilmente punta a farla fallire, perché intravede come obiettivo strategico non tanto la fine della guerra quanto la sconfitta sul campo della Russia”. A questo fine, servono armi più grosse: “La strategia attuale – spiegano a Downing Street – è continuare a sostenere l’obiettivo ucraino di respingere l’invasione”. E ancora: “La filosofia che sta dietro questo approccio è stata esplicitata dal Times, che nell’editoriale di ieri scriveva che (…) l’Occidente non deve farsi sedurre dai discorsi di Mosca su accordi di pace, ma fornire a Kiev gli strumenti per finire il lavoro” (sic). Insomma – e non c’è motivo di non credere al CorSera, nonostante una certa difficoltà nella titolazione del pezzo, cambiata un paio di volte online – gli obiettivi strategici di europei e angloamericani sono radicalmente diversi: immediato cessate il fuoco per i primi, mettere in difficoltà Putin spargendo sangue ucraino (e russo) per i secondi. Siccome, però, guidano i secondi, si può dire che la resistenza ucraina è anche – e sempre più diventerà – una pericolosa e cinica guerra per procura (o proxy war, dicono quelli bravi) che la Casa Bianca e il fedele suddito britannico conducono sul suolo europeo contro l’interesse della stessa Ucraina. E comunque: non è curioso che quando si arriva alle cose serie si scopre che lo Stato federale europeo esiste già e ha come capitale Washington?
    P.S. E allora Vladi, per quel posto da portantino allo Spallanzani per mio zio ci pensi tu, vero?”
    Marco Palombi

    PS
    Vladi ho la macchina a metano, comprata perché la benzina e diesel inquinano e sono destinati a sparire. ….mi mandi qualche tonnellata di metano? Pagamento in natura. ………..no quella natura, malfidati, ma vino, olio, ova di giornata. ….

    "Mi piace"