In classe tira (ancora) brutta aria

A scuola abbiamo (ancora) un problema in più. Se pure in classe le mascherine restassero anche dopo il 1º maggio, al probabile rilassamento delle precauzioni anti Covid causa cessata emergenza, rimedieranno, forse […]

(DI STEFANO CASELLI – Il Fatto Quotidiano) – A scuola abbiamo (ancora) un problema in più. Se pure in classe le mascherine restassero anche dopo il 1º maggio, al probabile rilassamento delle precauzioni anti Covid causa cessata emergenza, rimedieranno, forse, le finestre aperte senza troppo fastidio per merito della primavera inoltrata, bilanciando così (chissà) un rischio contagio che tutto sembra (soprattutto nelle fasce di età più giovani) fuorché scongiurato.
Ed è proprio l’aerazione delle aule scolastiche – nella forma specifica della cosiddetta Ventilazione meccanica controllata (vmc), un sistema di ricambio continuo dell’aria in ambienti chiusi – a essere oggetto di discussione politica nelle ultime settimane. Il tema è stato posto ieri all’attenzione dalla presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che in una lettera al premier Mario Draghi, ha chiesto al governo di dar seguito a un emendamento alla legge di Bilancio, promosso da FdI, che consente agli istituti scolastici di utilizzare risorse del Fondo per l’emergenza Covid-19 “per l’installazione di impianti per la ventilazione meccanica controllata con recupero di calore”.
Sul tema, tuttavia, era già stato approvato un emendamento al decreto legge n. 221 (convertito in legge il 18 febbraio 2022) presentato dal Pd, in cui si introduce un esplicito riferimento all’acquisto di “apparecchi di sanificazione, igienizzazione e purificazione dell’aria”.

Parliamo di un sistema di ricambio dell’aria che sembra effettivamente prevenire – e non di poco – la trasmissione aerea del Covid. Uno studio condotto dalla Regione Marche (che, su iniziativa della giunta guidata da FdI, sugli impianti vmc ha già iniziato a investire) condotto su 10.441 classi (10.125 senza impianti vmc, 316 con) ha dimostrato come un ricambio “robusto”, pari a 5/6 volte l’ora, riduca il rischio contagio Covid dell’82,6%.
Peccato che al citato emendamento Pd faccia seguito un esplicito riferimento all’emanazione di un apposito Dpcm per definire “le linee guida sulle specifiche tecniche in merito all’adozione di dispositivi mobili di purificazione e di impianti fissi di areazione e standard minimi di qualità dell’aria negli ambienti scolastici”, il tutto “entro 30 giorni” dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Ebbene, a oltre 40 giorni da quella data – come denuncia il comitato Idea Scuola – di queste linee guida non c’è alcuna traccia. Meno di due settimane possono ancora catalogarsi alla voce “ritardo fisiologico” e secondo il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, “entro 20-25 giorni l’Istituto superiore di Sanità provvederà sicuramente”. C’è da augurasi che sia così: ritrovarsi in autunno a recriminare – per la terza volta – di non aver fatto nulla in estate, sarebbe imperdonabile.

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