I giornalisti uccidono più dei killer della porta accanto

La vicenda della morte di Carol Maltesi ha messo in risalto l’atteggiamento morboso e indelicato dei giornalisti italiani

(Luigi Lupo – true-news.it) – É l’ennesima vittima di femminicidio, un fenomeno che nel 2022 ha già colpito 25 donne. Una ogni tre giorni.

Il caso Carol Maltesi

L’ultimo caso è ormai noto. Carol Maltesi è stata trovata morta dopo due mesi. Era in congelatore, fatta a pezzi. L’assassino ha confessato l’atroce delitto. Ha usato il martello per uccidere Carol, ha cancellato i suoi tatuaggi, Davide Fontana, impiegato di banca milanese, 43 anni, creatore in rete di un blog dedicato al mondo del cibo e anche di un profilo Instagram dove pubblicava solo foto di giovani in mise succinte.

Era suo amico e ex fidanzato. Nei due mesi successivi all’occultamento del cadavere, ha continuato a rispondere ai messaggi spacciandosi per Carol.

Ricorderemo la sua morte o il fatto che fosse “pornodiva”?

Di Carol, che aveva appena 26 anni e che viveva con il padre, ricorderemo che siamo un paese che nel 2021 ha registrato 289 omicidi, dove i maschi hanno un serio problema di rapporto con le donne, o che a morire è stata un’attrice hard? Perché è su questo aspetto, la sua carriera, che hanno indugiato tutti i quotidiani e portali online.

C’è una pagina satirica che riassume bene il livello di testosterone del giornalismo italiano. Si chiama Giornalisti che non riescono a scopare e ha raccolto in questi giorni le segnalazioni sul trattamento indecoroso riservato alla ragazza. Dovunque la sua occupazione ha preso il sopravvento: “la pornodiva”, “la pornostar”, “l’attrice hard”. Chiamata con il suo nome d’arte su Onlyfans, la piattaforma su cui la maggior parte della stampa italiana si è affrettata a stilare guide e manuali.

Il comico becero

Ancora una volta è la vittima la protagonista, il soggetto dei titoli. Vittimizzazione della donna che non fa altro che alimentare una narrazione distorta sui femminicidi. Correttamente – come fa notare la collega Grazia Rongo – il titolo perfetto sarebbe dovuto essere “Un uomo ha ucciso e fatto a pezzi una ragazza di 26 anni”.
E poi è arrivato il comico di Zelig, Pietro Diomede, che non fa ridere nessuno. Ha twittato pochi giorni fa: “Che il cadavere di una pornostar fatto a pezzi venga riconosciuto dai tatuaggi e non dal diametro di potete capire voi cosa gioca a favore della fama della vittima.

Becero, a dir poco. Dopo le molte segnalazioni la presa di posizione di Zelig: “Abbiamo ricevuto segnalazioni in seguito al tweet di un artista che avrebbe dovuto esibirsi presso lo Zelig il 12 Aprile. Ci dissociamo completamente da quel tweet, che disapproviamo nella maniera più assoluta. Di conseguenza, l’artista è stato escluso dalla programmazione Zelig”.

Intanto l’Ordine dei Giornalisti continua a emanare linee guida su come trattare i casi di femminicidio, si moltiplicano i corsi e i manuali.

Ma di fronte alla pornostar la tentazione è stata più forte delle regole. Non si tratta di femminismo o idee radicali. Ma di delicatezza, deontologia. Rispetto.

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