Le gaffe incendiarie di Biden fanno solo il gioco di Putin e pure gli Usa si preoccupano

Il segretario di Stato Antony Blinken ha dovuto gettare acqua sulla dichiarazione di «rimozione» dello zar. Anche i leader europei frenano. Le sparate del presidente sono un problema.

(Maurizio Belpietro – laverita.info) – Da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, decine di esperti si sono cimentati nella complessa operazione di entrare nella mente di Vladimir Putin, per capirne la follia e, soprattutto, prevederne le mosse. Si tratta di un esercizio legittimo, perché certo non è cosa di tutti i giorni vedere un tizio, a capo di una superpotenza, che minacci di scatenare una guerra nucleare. A prescindere dai torti o dalle ragioni, argomento su cui non ci vogliamo addentrare in questa occasione, la conquista di un Paese alle porte dell’Europa, con la distruzione di intere città e la fuga di milioni di civili, non è cosa che si possa fare avendo tutte le rotelle a posto. Ciò detto, lasciando a chi è più competente di noi l’analisi della psiche dello zar del Cremlino, vorremmo però richiamare l’attenzione sulle condizioni del suo principale antagonista. È ovvio che non si possono mettere sullo stesso piano Putin, cioè l’aggressore, con Biden, ossia colui che si è intestato la difesa degli aggrediti. Anche perché il primo è a capo di una dittatura, o per lo meno di un’autocrazia, e l’altro di una democrazia, che come è noto a differenza di una tirannide prevede un sistema di pesi e contrappesi. Tuttavia, avendo entrambi il dito sul pulsante delle armi nucleari, e rischiando che ad entrambi la situazione sfugga di mano, per una reazione di troppo o per una mossa mal calcolata, credo che sarebbe opportuno anche accertare se il presidente americano sia in perfetta salute e sia in grado di affrontare una situazione così complessa come la guerra russa all’Ucraina. La nostra vi sembra una pretesa bizzarra? Beh, forse non tanto, viste le gaffe collezionate negli ultimi tempi dal quarantaseiesimo inquilino della Casa Bianca. All’inizio del conflitto, quando i carri armati di Putin avevano già varcato il confine, Biden mandò un messaggio di solidarietà agli iraniani, dimostrando una certa confusione, se non geografica quanto meno su come si chiamassero gli aggrediti. Certo, un lapsus può capitare a chiunque, anche se un presidente americano dovrebbe ben conoscere la distanza fra Kiev e Teheran, quanto meno perché dalla capitale ucraina sono arrivate alcune accuse al figlio che, durante la campagna di un anno fa, hanno rischiato di fargli perdere le elezioni. Però, confondere gli sciiti con gli ortodossi, può anche capitare e uno sbaglio lo si perdona a chiunque. Certo, sollecitare in un discorso ufficiale l’eliminazione fisica del capo di un altro Paese, per di più non proprio secondario come la Russia, è altra faccenda. Dicono che la frase non fosse stata inserita fra quelle che la diplomazia degli Stati Uniti aveva preparato per il discorso presidenziale. L’aggiunta sarebbe dunque farina del suo sacco. Cioè, mentre già gli animi sono infiammati e il mondo cammina su una sottile linea rossa che potrebbe farlo precipitare verso un conflitto nucleare, Biden avrebbe deciso la sortita contro Putin. Così, tanto per buttare un po’ di benzina sul fuoco: si sa mai che lo zar del Cremlino finisca arrostito.

Le parole del numero uno americano ovviamente hanno fatto il giro del mondo, costringendo il segretario di Stato, cioè il capo della diplomazia degli Stati Uniti, a rettificare il tiro, spiegando che il presidente non aveva alcuna intenzione di sollecitare l’eliminazione del suo omologo russo, ma voleva solo dire che che Putin non può avere il potere di fare una guerra a uno stato indipendente. Un’arrampicata sugli specchi, quella di Antony Blinken, un po’ complicata, perché Biden nel suo discorso non aveva risparmiato gli attacchi allo zar del Cremlino. Putin può essere definito di volta in volta dittatore, macellaio e perfino un animale come ha fatto il nostro ministro degli Esteri. Ma se poi ci si vuole sedere al tavolo delle trattative per raggiungere un’intesa sulla pace, tutto diventa più difficile. Infatti, Emmanuel Macron, che spera ancora di riuscire a far ragionare il presidente russo, inducendolo ad una trattativa che fermi la guerra, si è ben guardato dall’accodarsi a Biden, ma anzi ha preso le distanze. È così pure ha fatto il rappresentante per gli affari Esteri dell’Europa, Josep Borrell.

Alzare i toni, inseguire Putin sul suo terreno, significa infatti solo avvantaggiarlo, perché lo si spinge su una strada ancor più estrema, senza che nessuno possa prevedere gli sviluppi di un conflitto che ogni giorno si rivela sempre più pericoloso, sia dal punto di vista militare che da quello economico. Comprendiamo che si vogliano difendere i cittadini ucraini, un po’ meno riusciamo a giustificare la voglia di spararla ogni giorno più grossa.

Quando Trump stava alla Casa Bianca non passava giorno che qualcuno non dubitasse della sua stabilità e del suo equilibrio. Ora, non diciamo di riservare lo stesso trattamento al suo successore. Tuttavia, visto che in appena un anno Biden si è già reso protagonista di scelte non proprio azzeccate, come la vergognosa fuga dall’Afghanistan, visto che piano piano siamo arrivati sull’orlo di una terza guerra mondiale, forse convincerlo a misurare armi e parole sarebbe il caso, prima che il salto nel buio e nella tragedia diventi inevitabile.

9 replies

  1. Dittatura o autocrazia quella di Putin ? Peccato che le stesse istituzioni c’erano con Eltsin (quello che bombardò la duma) che era elogiato e considerato autentico democratico da Usa e satelliti con alle spale 32 anni di militanza nel pcus, una tendenza all’alcolismo e una rivolta da lui guidata che tutto fu tranne che una rivoluzione popolare.

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  2. E io che pensavo che solo in Italia succedesse che andassero al governo i “migliori”….dei peggiori. Ma è la globalizzazione…bellezza. Il problema è che se questo capita nei regimi dittatoriali o autocratici non ci puoi fare niente, è la legge del più forte, ma quando questo capita nelle democrazie è la legge del potere economico che vince grazie ai vili e agli imbecilli

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  3. La frase di Biden su Putin è un errore strategico grossolano.
    Se davanti ai microfoni avesse scorreggiato sarebbe stato meno grave.
    E utile il sostegno di Nato e Usa in questa fase, ma pesando azioni e parole.

    Non perché non dovremmo auspicare la caduta di Putin (cosa che per altro non ci garantisce la transizione democratica della Russia) ma perché non devono essere quelli i toni.

    Bisognava puntare a questo obiettivo senza dichiararlo.

    Ora i suoi sostenitori in Russia avranno un fantastico argomento: non c’è lo faremo imporre da Biden il nostro leader.

    Quindi una eventuale rivolta interna verrà vista come un atto di aggressione esterno, rendendo più difficile la vita agli oppositori interni.

    Urge una figura europea di alto profilo.
    Perché non si trova?
    Biden non sembra all’altezza.

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  4. Almeno Biden si limita alle parole, per poi rimangiarsele con la coda fra le gambe, ci fosse stata la Clinton ora staremmo in pieno inverno nucleare.

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  5. Ehhh, ma vedi bene che a chiamarlo vecchio scorreggione gli si fa un piacere?! Uno che quando emette aria dal cu… ehm, dalla bocca, scorreggia idiozie. Che ovviamente sul piano diplomatico fanno dei danni pazzeschi. Ma chi l’ha sciolto, questo rinco qua, io mi domando e dico? Siamo agli insulti, alle offese da mocciosi poppanti, roba che neanche all’asilo! Col problema che questo poppante ha la mano pronta sul pulsante rosso dei missili balistici, come quell’altro demente! Ma in che mani abbiamo messo il futuro del mondo?! Lo vedi che a pensare solo agli affari e ai soldi poi le cose van male? Altro che neoliberismo… (e qui chiamo in causa anche Dragy, altro fenomeno di questo momento storico).

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