Sanitari ucraini: laurea è optional, vaccino è obbligo

(Anna Lombroso per il Simplicissimus) – Un luogo “frequentato da molte genti d’ogni lingua e paese…. e forse   per questo nobilissimo et singolare“. Nel 1581 Francesco Sansovino definisce così Venezia, sottolineando le opportunità e le complessità derivanti dalla presenza di comunità straniere, tanto che si istituì un organismo (la curia del forestier) incaricato di dirimere le controversie e tutelare i diritti dei forestieri che contribuivano alla grandezza della Serenissima, obbligati per legge a  “assumere la cittadinanza veneziana”, rinnovando il “privilegio” ogni cinque anni.

Tedeschi, Dalmati, Greci, Slavi, Albanesi, Armeni, Turchi, Persiani, ma anche Milanesi, Bergamaschi, Toscani, Lucchesi  che vivevano e lavoravano a Venezia  avevano le loro confraternite (almeno 11 tra la fine del ‘500 e il ‘600) e  le loro istituzioni d’assistenza, i loro luoghi di culto e addirittura case di cura per accogliere e assistere gli stranieri meno abbienti, applicando metodi delle loro “tradizione”.

Qualche secolo dopo, a conferma che le buone pratiche sono le prime a essere cancellate dalla memoria collettiva, un giovane medico africano laureato brillantemente in Italia, aprì uno studio accanto a quello di un anziano collega veneziano. Parlava un italiano purgato da ogni traccia vernacolare, era competente e disponibile, ma fatalmente nero, quindi i pazienti sceglievano l’altro dottore, sbrigativo e poco dedito all’ascolto oltre che all’aggiornamento.

Ci vollero anni e qualche epidemia influenzale particolarmente allarmante perché lo el dotor nero si conquistasse la fiducia di qualche cliente, proprio come le infermiere e inservienti di molti nosocomi pubblici e privati, ai cui servizi si sottraggono i malati che le ritengono inadeguate e impreparate, qualcuno temendo di diventare oggetto di rituali selvaggi.

Ma adesso tutto cambia. Impegnati individualmente e collettivamente in una santa crociata a difesa della nostra civiltà e dei suoi principi e valori superiori irrinunciabili, nessuno oserà più protestare che gli stranieri rubino il lavoro a volonterosi connazionali, grazie alla decisione ad elevatissimo contenuto morale del governo che a dimostrazione della concreta solidarietà al popolo martire e della sua apertura al mondo autorizza sì a cacciar via musicisti, storici, gatti, alberi, rei di russofilia, ma apre il sistema sanitario pubblico e privato all’assunzione di personale ucraino, perlopiù non vaccinato,  allo scopo esplicito di occupare i posti lasciati scoperti dalla diserzione dei traditori.

Lo prevede il decreto ‘Misure urgenti’ per l’Ucraina pubblicato nella Gazzetta del 21/3, che recita “E’ consentito l’esercizio temporaneo delle qualifiche professionali sanitarie e della qualifica di operatore socio-sanitario ai professionisti cittadini ucraini residenti in Ucraina prima del 24/2/22 che intendono esercitare nel territorio nazionale, in strutture sanitarie pubbliche o private, una professione sanitaria o socio sanitaria in base a qualifica conseguita all’estero regolata da direttive Ue“.

Senza alcun appoggio giurisprudenziale il presidente della federazione nazionale dei medici chirurghi e odontoiatri che per primo ha espresso l’entusiasmo dei vertici delle corporazioni per la decisione dettata da umanità e dal “rispetto che si deve alla dignità umana”, ha tranquillizzato gli italiani: è vero che i medici “rifugiati” potranno esercitare in deroga ai requisiti che regolano il riconoscimento dei titoli di studio, ma “mai in deroga allo status vaccinale”, prevedendo avveduti e severi accertamenti in merito alla loro adesione alla campagna vaccinale doc, quella occidentale – è inimmaginabile infatti che un popolo con un presidente eletto democraticamente e pronto a una resistenza infinita per liberarsi dal giogo straniero dell’Est si sia sottoposto allo Sputnik – mentre è onorevole e addirittura doveroso non procedere a angusta e irriverente sorveglianza sulla loro titolarità, esperienza e competenza.

Tutti quelli che hanno riabilitato il motto leghista, aiutiamoli a casa loro, al fine di legittimare l’assistenza militare con l’invio di armi, sanno che non è moralmente ammesso chiedersi se queste professionalità dedite alla cura, al soccorso e alla pietas non farebbero meglio a prodigarsi negli ospedali locali al servizio del proprio popolo: da un mese l’establishment dell’impero occidentale, agli ordini di un demente che ufficializza la sfiducia totale in qualsiasi ipotesi negoziale, agisce perché il conflitto continui e degeneri, posseduto da un istinto suicida forte quanto gli infami interessi che hanno portato all’esasperazione la crisi trasformandolo nella nuova auspicata emergenza da affrontare con i criteri e le procedure di ordine pubblico del poliziotto del mondo.

Adesso non ci resta che sperare che in nome della coesione tra genti illuminate dal fuoco sacro dei valori di libertà e giustizia che devono ispirare i nostri comportamenti, arrivino anche insegnanti ucraini a supplire alla defezione dei docenti novax, in una estensione del “cosmopolitismo” promosso dalla globalizzazione, quello dell’Erasmus, degli scambi culturali pretesto per una più audace colonizzazione da parte dello stile di vita americano, via via sempre più impoverito di quelle infiltrazioni esterne che hanno influenzato letteratura, cinema, teatro, e interessato a valorizzare una tradizione che quando esiste è quella della sopraffazione dei nativi, dello schiavismo, dello sfruttamento selvaggio di risorse e popoli.

Ma d’altra canto l’esecutivo vuole consolidare la sua leadership fatta di discriminazione, di obbedienza ottusa agli interessi padronali e industriali, quelli farmaceutici, energetici e della armi, costruendola sulla rovina del Paese in nome di una militanza di carattere etico, oggi rappresentata da una non inedita gestione dell’immigrazione secondo le necessità che ha prodotto l’insensato governo della pandeconomia.

Per umiliare le legittime richieste dei lavoratori riducendole a insensate pretese incompatibili con i tempi difficili, non bastava sbloccare i licenziamenti, promuovere istituti anomali, part time e precariato, si doveva anche ricorrere a una selezione che favorisse l’identificazione e la emarginazione dei sospetti di comportamenti poco affini con lo spirito che anima lo sviluppo secondo i canoni del Grande Reset, allo scopo di renderli ricattabili, intimorirli e, nel caso dei più resistenti, metterli al bando.

Ora le loro posizioni possono venir coperte da avventizi ancora più facilmente manovrabili, le cui pretese sono inferiori,  con il duplice scopo di togliere di torno chi non vuole adeguarsi agli standard di produttività, conformismo e rinuncia a diritti e garanzie richiesti dal capitale umano, e di alimentare una concorrenza sleale in tema di prerogative  e remunerazioni  tra gli stranieri e i lavoratori italiani.

Non a caso il teatro di questa messa in scena è la sanità, quella pubblica, il cui personale virtualmente innalzato a ruoli epici ed  eroici,  concretamente è stato svalutato a ceto impiegatizio consigliato di recedere dai propri  obblighi deontologici, a prestarsi come burocrazia amministrativa proporzionalmente sottopagata, in modo da favorire speculazioni miserabili tradotte in bonus per le vaccinazioni e i ricoveri per Covid.

I più ambiziosi e volitivi, quelli benedetti dall’appartenenza a dinastie baronali andranno a arruolarsi nel settore privato, gli altri italiani o stranieri saranno gli scarti che meritano un paese di scarto.

3 replies

  1. da quello che ne so, ma risale ad un 15 anni fa e potrebbe essere obsoleto,
    un laureato in medicina, che avesse voluto praticare in Italia, doveva fare
    2 anni di extra corso con esami finali, quindi laurea optional ‘ste par de cippe’
    e l’informazione la sapevo di un medico di Lvov (Leopoli) per cui filo europeo
    non da uno di Karkov filo russo

    sul fatto d’essere o meno vaccinato, saranno quelli che appartengono alla sua corrente filosofica
    che ‘non ne son unca, ma pontifico e decido, perché è tutto un attacco alla democrazia’

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  2. Da quanto mi veniva riportato dalla badante ucraina di mia madre, in Ucraina i medici sono sostanzialmente tutti corrotti. Negli ospedali nessuna prestazione viene erogata se non dietro estorsione alla famiglia del malato di cifre consistenti.
    Questo in realtà non toglie nulla alla loro possibile competenza. Ma comunque, vaccinati o meno, restano dei miserabili e corrotti, come il loro presidente.

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