La rissa al mercato quirinalizio e il voto

(Tommaso Merlo) – La speranza è che scoppi una bella rissa al mercato quirinalizio e si torni al voto il prima possibile. Affinché si arrivi alle mani basterebbe che l’egoismo dei politicanti superi il loro poltronismo. A quel punto si tornerebbe al voto. Senza ulteriori ipocrisie. Altro che anno a preparare le elezioni. Chi sono e quello che pensano questi politicanti lo hanno dimostrato ampiamente nel corso di tutta la legislatura. Per loro parlano i fatti altro che panzane da comizio. E molti di loro li conosciamo da mo’. Già, nessuno è indispensabile e tantomeno lo è questa politica che paradossalmente è al contrario il problema del paese e non certo la soluzione. Se questo parlamento se ne andasse a casa domani mattina non se ne accorgerebbe nessuno ed anzi sarebbe una liberazione. Questo parlamento non rappresenta la società italiana e soprattutto non ha niente a che fare con quello che hanno votato i cittadini nelle urne e cioè un cambiamento radicale. Come da peggiore tradizione della casa, i cittadini han votato per una cosa ma una volta nei palazzi la politica ne ha fatta tutt’altra. Colpa del solito egopoltronismo che gli ha fatto perdere ogni contatto con la realtà a furia di ciarlare al cellulare e nei corridoi tra arazzi e arredamenti rococò. Altro che indispensabili. Altro che soluzione, questa politica è il vero problema. Quanto alla pandemia, fin dal paziente uno ciò che serve è la guida della scienza, la responsabilità dei cittadini e amministratori con un minimo di sale in zucca. Punto. Tutte le volte che la politica si è messa di mezzo ha fatto solo danni. In Italia come in tutto il mondo. Altro che ipocrisie da “salvatori”. L’unica cosa che hanno salvato è la loro poltrona. Quanto al “pnrr” è un’ulteriore pernacchia ai cittadini, i moduli europei li hanno compilati dietro le quinte e adesso spetta ad altri realizzare sti progetti sperando che non si mettano a rubare come da altra tradizione della casa. Anche che Draghi sia indispensabile è un’altra ipocrisia con cui cercano di giustificare il loro egopoltronismo e tenere calme le acque. Draghi piace a francesi e tedeschi per ragioni monetarie e al casinò della finanza globale come curatore fallimentare. Ma finché siamo in democrazia, i governanti li devono scegliere i cittadini, non le cancellerie o le borse. Altrimenti che si ammetta di essere giunti ad un altro sistema politico in cui mercati e tecnocrazie sostituiscono la volontà popolare. Che se ne discuta apertamente. Che la politica si assuma le sue responsabilità. Poi vediamo nelle urne come va a finire. Senza cittadini la politica è un circo insulso e la democrazia non ha senso. Quanto ai problemi atavici che affliggono il nostro paese, vengono anch’essi sbandierati per giustificare l’indispensabilità di Draghi e del suo mega inciucio, peccato che in un anno non hanno concluso niente talmente la banda e male assortita. La verità è che l’unico modo per risolvere i problemi, è che le idee e i valori dei cittadini pieghino democraticamente nei pazzi l’inerzia degli egopoltronisti e degli interessi delle lobby. L’unico. Ce lo insegna la storia. Sono i cittadini il motore del cambiamento. Altro che tecnocrazie al servizio dei mercati. Senza cittadini la politica è un circo insulso e la democrazia non ha senso. Quanto al Quirinale, che ci vada qualsiasi decoroso burocrate che tanto l’unica Repubblica che ha ormai storicamente senso è quella europea ma è ancora tutta da costruire. Quanto a quella italiana, la nostra politica è specializzata in cerimonie e protocolli, ma la Costituzione è in gran parte calpestata. Da giustizia sociale ed uguaglianza per arrivare fino alla guerra. Altro che ipocrisie. Questa politica ci ha trascinato in questo pantano penoso e adesso ci vorrebbero far credere che abbiamo bisogno di loro per uscirne. Ma è esattamente il contrario. Nessuno è indispensabile e questa politica è paradossalmente il problema e non certo la soluzione. La speranza è che l’egoismo prevalga sul poltronismo e scoppi una bella rissa al mercato quirinalizio. In modo che si possa tornare al voto il prima possibile.