Al voto con l’ambulanza della tonnara dei 1.008 elettori

(Fabrizio Roncone – il Corriere della Sera) – Le voci dei retroscenisti: «Di Maio sta incontrando di nascosto Letta». «Ma Letta zio o Letta nipote?». «Salvini ha telefonato pure a Conte, renditi conto». «La notizia è che si è aperto un asse Salvini-Letta-Conte: adesso avverto il giornale». Poi ecco un gruppone di grillini che risale via degli Uffici del Vicario. Sguardi sui sampietrini, pensieri grigi. «Ma se Draghi finisse davvero al Quirinale e a Palazzo Chigi venisse poi giù tutto? Ragazzi: noi, con le elezioni anticipate, andiamo tutti a casa. Vi è chiaro, sì?».

Daniela Santanchè se li vede sfilare davanti. È seduta a un tavolino di Giolitti (l’ingresso contingentato nell’emiciclo di 50 votanti per volta, ha trasformato bar e ristoranti in un’appendice del Transatlantico: chi aspetta di entrare, chi ha già votato ed esce). Ironia abrasiva, il volto liscio come una porcellana di Capodimonte, la Pitonessa (cit. Giuliano Ferrara) negli anni dorati del berlusconismo ha visto cose che noi umani non possiamo immaginare. Ora è con Fratelli d’Italia. Non parla mai tanto per parlare. «Vuol sapere chi finirà su al Colle?». Il suo dito indice è teso in direzione di Palazzo Chigi. «Ma non mi attribuisca un quarto di sospiro, che la vengo a cercare» (gli è rimasta questa voce simpaticamente aggressiva).

Check point. Controlli severi. Intanto dall’hotel Nazionale escono quelli di Coraggio Italia (Romani, Brugnaro, Quagliariello: Toti inspiegabilmente di buon umore). C’è una bolgia diffusa. Un cronista tedesco si avvicina a una signora con i capelli rossi: «Tu crante elettrice?». «No, io Squadra Mobile». Sul cellulare entra il WhatsApp di una fonte: «Appena sei dentro, vai nel cortiletto: c’è una bella scena».

A sinistra, all’angolo: una dozzina di leghisti è intorno a Umberto Bossi, seduto sulla sedia a rotelle. «Il nome del Presidente può uscire alla fine», profetizza l’anziano capo. Lo coccolano. Lui si accende il sigaro. Si china a salutarlo Pier Luigi Bersani. Poi arriva il potente Giancarlo Giorgetti. «L’Umberto è stato davvero un grande». A suo modo, sì. «Lui era capace di superbi colpi politici a sorpresa…».

Ecco, appunto, ministro: in questo voto quirinalizio dobbiamo aspettarci qualche sorpresa, oppure tutto si spiana e Draghi… «Beh – risponde con aria allusiva – Salvini c’è andato a parlare, no? Gli avrà dato una qualche indicazione, io credo».

Sulla Moleskine comincia ad esserci più di un indizio. Adesso sarebbe il momento di salire le scalette, ed entrare in Transatlantico. Ma la scena è: una tonnara spaventosa. Potenziale cluster. Si resta in bilico sulla porta. Appunti: Francesco Bonifazi (Italia viva) in doppiopetto, scarpe con nappine ma senza barboncini (vietati dal regolamento); Renzo Piano con una orribile giacca verde; Alfonso Bonafede ancora vestito da Guardasigilli, con il panciotto; un mazzo di tulipani bianchi per Maria Elena Boschi, nata il 24 gennaio del 1981;

Monica Cirinnà furibonda: «Parliamo sempre di donne, di pari opportunità: ma poi riusciremo mai mandarne una al Quirinale?»; un grillino – di quelli svegli, di potere – chiede di restare anonimo, e soffia: «Draghi è Maradona. Però mentre Maradona stava simpatico ai compagni di squadra, lui con i capi dei partiti, tranne pochissime eccezioni, parla a monosillabi, è sbrigativo, scostante. Io dico che alla fine decideranno di mandare lui, al Colle: ma molti dovranno ingoiare un sasso»; monito di Walter Verini (Pd): «Ricordo ai miei colleghi che gli italiani ci stanno guardando».

Vittorio Sgarbi torna sul compleanno della Boschi e racconta a tutti la telefonata con cui Berlusconi ha cercato di convincerla a votarlo (passaggi sublimi); a proposito del Cavaliere: ecco Licia Ronzulli, la portavoce (fredda come un’agente del Kgb); e Adriano Galliani. Comincia a rigirare forte un’ipotesi vecchia di almeno due giorni: con Draghi al Quirinale, la donna che potrebbe diventare premier è Elisabetta Belloni. Si volta Augusto Minzolini, attuale direttore del Giornale , ma che – essendo cronista nell’animo – è sceso a caccia di notizie avvolto in un strepitoso cappotto di cammello: «Scusa, ho capito bene? Un banchiere al Quirinale e il capo dei servizi segreti a Palazzo Chigi? No, dico: ti pare normale?».

Il leghista Roberto Calderoli: «Siamo una democrazia, ecchecavolo!». Clima friccicarello. A passo di carica entra Matteo Salvini, molla il cinque a Minzolini, e fila a votare. Matteo Renzi, al solito piacionesco, racconta e disegna scenari, e alla fine segnala che il boccino, comunque, è proprio nelle mani del Capitano. Luigi Di Maio, intanto, viene avanti con una coda di grillini che, adoranti, gli fanno ala, tra mezzi inchini e smorfie stucchevoli – «Giggino di qua, Giggino di là» – e lui che annuisce, blandisce, la gestualità di certi formidabili democristiani meridionali degli anni Ottanta.

Ecco, tra l’altro: e Pier Ferdinando Casini? In un abito gessato blu elettrico, con il passo solenne del candidato al Quirinale, ha sorriso e stretto mani, riuscendo a non dire mezza frase di senso compiuto (in queste ore è più facile intervistare una giraffa). Nel frattempo: si fuma ovunque, molti parlamentari con le mascherine abbassate. Un retroscenista urla nel cellulare al suo direttore: «La novità, stasera, è questa: Draghi ha aperto le consultazioni. Ha visto Salvini, poi ha sentito Letta e Conte. Qualcosa si muove». Va bene: comunque bisogna ancora aspettare. Concluso il primo scrutinio: 672 schede bianche (4 voti per Bruno Vespa, 3 a Claudio Lotito, 2 ad Alberto Angela).

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4 replies

  1. La dignita’ in politica e’ un NFT il cui blockchain viene creato battendo le mani tre volte ed esclamando “Opla’”. Ma questa cosa e’ talmente un segreto che nessuno di loro lo dice, altrimenti la magia svanirebbe e ne dovrebbero inventare un’altra.

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  2. “Gli” è rimasta la voce simpaticamente aggressiva? Alla Santanchè?
    Non c’è più il Corriere di una volta, con i correttori di bozze ( ma l’ articolo non l’ ha scritto Di Maio, quindi… si soprassiede…)

    ( La Cirinnà è ancora furibonda per la domestica?. E devo farmi consigliare l’ antirughe dalla Santanchè.)

    Certo che la lingua deve dolere parecchio ai cronisti di questi tempi. Tantum Verde?

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  3. ””Luigi Di Maio, intanto, viene avanti con una coda di grillini che, adoranti, gli fanno ala, tra mezzi inchini e smorfie stucchevoli – «Giggino di qua, Giggino di là» – e lui che annuisce, blandisce, la gestualità di certi formidabili democristiani meridionali degli anni Ottanta.””

    Che volevi di più, Carolina, non ti basta come ritratto? Peccato che non abbiano fatto delle foto della scena.

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  4. ”’Vittorio Sgarbi torna sul compleanno della Boschi e racconta a tutti la telefonata con cui Berlusconi ha cercato di convincerla a votarlo (passaggi sublimi)”’

    Ci pensate che dialogo avranno avuto? Tipo: ti ricordi a quella cena elegante in cui eri vestita di panna montata?

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