Lettera a un ragazzo del Duemila

(Marcello Veneziani) – Caro Ragazzo nato nel Duemila,

Ti incontro in giro, ti sfioro per strada, t’incrocio mentre esci da scuola o vai all’università, e ti vedo fin troppo uguale a me, a noi, brontosauri del millennio passato. Ma sotto la buccia di una somiglianza se poi mi affaccio nella tua vita, nel tuo lessico, nel tuo immaginario, nel tuo sapere, trovo un abisso di differenze. Alcune sono decisamente a tuo vantaggio: la capacità di usare la tecnica e abitare il globale con una padronanza anche linguistica che noi non avevamo, la capacità di navigare nell’universo matematico, la tua refrattarietà ai sogni collettivi, salvo fiammate ambientaliste da passeggio. Ma la sensazione che poi mi coglie è esattamente rovesciata rispetto a quella che ti fanno percepire media, scuola & agenzie globali: ti fanno credere che hai una visuale più lunga, più larga, globale rispetto alle generazioni precedenti. Ma a pensarci bene il tuo mondo è assai più piccolo dei provinciali di una volta, e provo a spiegarmi. Tu abiti su una fettina così sottile e così ristretta che si chiama Io, che si chiama Presente, che si chiama Display. Il paesano non conosceva il globo e non viaggiava né con Erasmus né con Ryanair né con lo smartphone. Però conosceva più mondi, più persone, più natura, più vita, più storia. Scendeva di casa, salutava cento persone e si fermava a parlare con venti, conosceva la campagna, i suoi frutti e i suoi animali, non solo quelli domestici e umanizzati; leggeva libri di storia, conosceva più generazioni oltre la sua, frequentava i nonni e ci parlava pure, li lasciava raccontare, anche per rispetto dell’età grave. Aveva più dimestichezza con la morte, con l’aldilà, con la religione. Insomma, abitava più mondi. A te hanno sottratto il passato, l’avvenire, la trascendenza e una fetta d’interiorità che noi primitivi chiamavamo anima. E tutto questo accade non solo a livello psicologico ma anche a livello di formazione, di studi, di conoscenze. In principio fu la morte di Dio e la conseguente fine della religione. Seguì a sorpresa non la crescita del pensiero e della filosofia, come avevano annunciato gli illuminati avversari delle fedi oscurantiste, ma la sconfitta del pensiero, la fine della stessa filosofia e la sua rinascita marginale nelle vesti micragnose di “scienze umane” anzi di humanities. Da tempo nella vita corrente, nella scuola e nell’università è in atto una progressiva scomparsa della storia, sia come memoria che come studio e storiografia. È una forma di oblio collettivo che fa rima con la rimozione del passato, dei ricordi nella sfera personale. Una specie di lobotomia. Potrei proseguire e dirti del tramonto della politica, o come s’annuncia da tempo, della morte dell’arte, della storia e del pensiero; o la fine delle nazioni, delle famiglie naturali o tradizionali, della civiltà cristiana, e altro ancora.

Allora torno a te, ragazzo nato nel Duemila, e ti vedo solo e sperduto nell’oceano del web e della tecnologia, sulla tua zattera in forma di display, disormeggiato da tutto e mi accorgo che non vivi – come ti hanno fatto pensare gli spacciatori di opinioni prefabbricate – in un mondo sconfinato e ricco; non sei un navigatore globale, ma un naufrago in un’isola deserta, interconnessa al mondo ma disabitata di vita reale, di storia, di natura, di pensiero, di fede, di cultura. E allora ti vedo più provinciale dei provinciali di una volta, chiuso in un mondo minuscolo, assai più piccolo del Mondo piccolo, vivace e magico di Guareschi. E capisco le tue fragilità e le tue insofferenze, il timore di perderti nella fluttuazione di un vagare senza meta, senza punti fermi, eredità e prospettive, senza memoria né avvenire, perso nel presente, annegato nel momento. Ma di questo non te ne faccio una colpa, anzi ti considero una vittima; non hai termini di paragone, vivi nell’assoluto presente, ti dissero che eri superiore alle altre generazioni proprio perché estraneo al passato e alla tradizione, libero da ogni radice e da ogni confine. La responsabilità semmai è nostra e di chi ti ha fatto trovare questo abitacolo globale, resettando ogni eredità o provenienza, nascondendo ogni termine di confronto.

Ma non per questo ti compiango e ti considero perduto; anzi questa tua verginità di storia, di pensiero, di fede, di comunità può diventare a rovescio l’occasione per straordinarie scoperte. Scopri quei mondi negati, il coraggio di ricordare e di aspettare, coltiva la nostalgia dell’avvenire, avvicinati con lo stupore di un bambino appena nato a quei continenti interdetti, proibiti, che si chiamano storia, filosofia, fede, arte, pensiero, politica. Farai una scoperta sensazionale. Capirai che il mondo non è nato con te e non finisce con te. È fantastico, ragazzo, e per giunta è reale. Prova a cercare quel che noi non abbiamo saputo darti. Dacci questo smacco o questa soddisfazione. Arrivaci per conto tuo, spiazzaci. Noi sognammo la conquista della luna e dei pianeti. Tu prova la conquista della terra, del cielo e della vita.

(da Dispera bene, Marsilio, 2020)

13 replies

  1. Se ci pensiamo bene, Marcellino, i “grandi” (anagraficamente) di tutto il mondo, hanno sempre avuto un gran bisogno dei ragazzi, specialmente per vicende geopolitiche: appena compiuti 18 anni veniva dato loro un moschetto e poi spediti al fronte. A volte quei ragazzi venivano parcheggiati al largo della costa, imbarcati, finché diventavano “adulti”, cioè trascorrevano i pochi giorni in nave fino al 18° compleanno. Poi potevano uccidere. Mentre in patria era loro vietato l’uso di alcolici. Tutte regole imposte dai vecchi. Ma oggi siamo in tempo di pace, sia ringraziato l’altissimo. Oggi un ragazzo può solo puntare il dito sul corteo e urlare che il re è nudo. Probabilmente non sa o non capisce perché il re sia nudo, e forse non è neanche capace di procurare al sovrano i vestiti giusti, però ha gli occhi onesti. E i cortigiani e il pubblico di vecchi, colti, devoti e decorati da capelli incanutiti dalla esperienza, si spellano le mani al passaggio della carrozza, urlando al ragazzo “ma vai a casa a giocare alla PlayStation sul divano, va’!”
    https://it.wikipedia.org/wiki/I_vestiti_nuovi_dell%27imperatore

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    • Si può fare anche più semplice (alla portata dei millennials?):

      Gente di domani, dove è il vostro passato?

      Gente di domani, quanto pensate di restare?

      Oggi dite di essere qui,

      domani dite di essere andati,

      ma se non c’é amore nel vostro cuore,

      allora non c’é speranza per voi (era il 1989):

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  2. Lettera ad un anziano del 2000

    Ti incontro in giro, ma non ti sfioro, sia mai che negli ultimi sussulti da guitto vi siano profusioni ormonali da fare impallidire i fantasmi e non ti vedo uguale a me anche se ci separa solo qualche linee di tempo.
    Se poi mi affaccio nel tuo mondo, oltre le rughe del volto, lo sguardo infossato e del tuo incedere claudicante e lento, con passi di piombo, vedo un mondo rurale e accidioso, di varie brutture come quelle che si scolpiscono sui visi e sulle espressioni come il solco di uno scalpello che ha reso deforme una bellezza primigenia che ti giungeva da lontano come il suo mistero.
    Tu , anziano del 2000, racconti un mondo di sapori e di esperienza acquisita nel fare lento dei giorni che ti hanno reso uomo, tra vigne e baccanali con vinsanti in caratelli di rovere e spremiture ottembrine , esali il vanto di poter essere stato ubriaco da mattina alla sera e di esigere, con fare peccaminoso, l’ultimo sorso che colora di porpora il tuo naso.
    Conoscevi tutti è vero, ma sui libri di storia non ti ho mai visto, tanto meno sui fogli sparsi di un lume poetico e in pacato segno di raccoglimento.
    La tua allegra baldanza ti ha reso schiavo di vino e di donne che hai cercato fino all’ultimo , fino a farti pronunciare la profetica frase : ho novant’anni ma se avessi una femmina saprei ancora come fare.
    Eccoti li, anziano del 2000, fra il brulichio della città animata dal commercio e il silenzio della campagna dove il tuo spirito poetico si perdeva senza mai congiungersi a se stesso.
    Sei una pietra miliare di questo mio tempo dove non sono sbocciata e dove la mia crisalide non ha potuto innalzarsi in volo sui prati.
    Sei la menzogna e lussuria, sei il vuoto pieno di una tradizione troppo più immensa di te , sei l’abisso che ha risucchiato il mondo dei giovani per permutare immobile nella tua senescenza che non ha mai smesso di avanzare.

    La Vittoria sedeva al bar sotto al loggiato ogni sera , inconfondibile con quel suo cappellino nero con la veletta a rete che scendeva sugli occhi, occhi marcati, quasi timbrati da un abitudine lontana e mai dismessa , il rossetto alle labbra e un sorriso, stampato come perso .

    Altri anziani, mille anziani , gli anziani del 2000 , ognuno con la sua storia e il suo fardello sulle spalle , buono, leggero, cattivo o troppo peso che sia , lì nascondete la vita che vi ha trapassato.

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    • ???????

      Mi scusi, gentile @Francesca: ma che cappero di vecchi conosce lei?
      E quale tipo di vecchia pensa di diventare? Con la veletta?Ma dove?
      Ora i vecchi purtroppo sono cosi’.

      E si moltiplicano gli omicidi suicidi di coppie anziane che non ce la fanno, ma non essendo “femminicidi “( non essendoci in qualche modo di mezzo il sesso, il partner colpevole, il maschilismo…) nessuno ne parla. Due di meno.

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      • – sicuramente sono i vecchi del 1990-2000 di quest’area un tempo molto rurale, che ho avuto modo di incrociare ,nel corso delle mie avventure oltre le mura domestiche, adesso sicuramente saranno diversi essendo passato di netto un ventennio.
        Questa area non molto tempo fa era rurale ma come le milioni di via Gluck, nei sempiterni ritocchi dei piani urbanistici anche exlege, è ormai un’ampia area residenxiale e industriale, come babbo capitale ha designato per noi; incavandosi verso le fosse e le ombrutali figure sempre , tra l’altro , più spesse, brutte, sporche e cattive che mai e sarà sempre di piu, in relazione alla scarsezza della terra con l’incremento demografico, a cui questa stupida società non prova e non da risposte sufficientemente esaustive , in ambito civile . (La politica non è un film)
        Uno dei grandi problemi insorti è stata la locazione dei lavori, che si decuplicavano con le opere, già da tempo deviata, rispetto all’idea di noi locali, che avevamo anche/pure/ non sia mai, l’imprimatur politico ad ombrello e a protezione di tutti gli scuorni cresciuti , chi ne ha approfittato chi no.
        Adesso per favore mi faccia abbandonare l’onore , l’armi e l’amore nel cantuccio del camino spento.
        Grazie @carolina ma le opzioni di risoluzione sono sempre molteplici, è che il vecchio, vecchio toscano (che non è il sigaro esportato all’Avana), è molto molto conformista quanto attaccata al denaro che è sempre stato poco.
        Ecco faccia lei i suoi conticini ..

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  3. Caro giovane ( maschio o femmina) del 2000. Hai avuto una fortuna incredibile.
    Mai nella storia alcuno come te.
    Sei stato cresciuto a pane e companatico, con la scuola a disposizione (anche se svogliato, disinteressato e nullafacente) e un SSN che ti ha curato fin dalla nascita; una alimentazione scelta ed abbondante, una casa comoda in cui crescere.
    Tutti al tuo servizio: genitori, nonni, parentado. Ogni tuo desiderio, anche se capriccio, è stato accontentato (avresti potuto crescere “frustrato”) ed hai goduto di una libertà che nei millenni di storia pregressa i tuoi simili se la sono sognata. Hai gli armadi pieni di giochi, libri, abiti, hai praticato sport, sei uscito con gli amici. Non ti è mancato il denaro: hai speso spesso in una sera più di quello che tuo nonno guadagnava in un mese alla tua età facendo il cameriere.

    Legioni di “psicologi dell’ età evolutiva” hanno giustificato ogni tua mancanza, anche grave, con la scusa di un presunto “disagio interiore” ovviamente incolpandone la famiglia e la società e mantenendoti in stato di minorità praticamente ad libitum, continuando a chiamarti “giovane” fino ad un’ età in cui i tuoi avi erano… nonni.
    Hai potuto polleggiare per anni all’ Università in cerca della tua “identità” quando tuo nonno – ma forse anche tuo padre – già da tempo manteneva una famiglia col primo lavoro che si trovava. In casa non hai mai dovuto fare nulla, neppure farti il letto: la madre-serva che tanto giustamente pretende “liberazione dallo schiavismo maschilista” della società, davanti a te si inginocchia e pulisce il water.

    Sei stato benedetto/a dalla libertà di “poter scegliere” : la scuola, il lavoro, e anche più e più compagne/i come mai prima nella storia, millenni in cui, soprattutto alle donne, non era certo concesso di sperimentare e passare “di fiore in fiore”.
    Hai potuto viaggiare, poco o molto ma certamente di più di chi ti ha preceduto e la tua libertà di movimento ha superato di gran lunga quella del comune cittadino di ogni tempo. Non hai sopportato guerre, non hai dovuto combattere nè attendere angosciata padri e fratelli, ed hai lasciato la famiglia solo per libera scelta, libero di tornare se e quando volevi.

    Nonostante tutto quello che si dice sei stato fortunato a nascere in Italia: anche non predendo in considerazioni la diversissima vita dei non Occidentali – che ancora se la sudano, per usare un eufemismo – anche in Europa sei stato miracolato: il nostro inestirpabile provincialismo ti ha esonerato da ogni tipo di lavoretto saltuario ed estivo che i tuoi coetanei normalmente svolgono per pagarsi gli studi o non dover chiedere per ogni minima esigenza. Tu invece chiedi, eccome, anzi pretendi, con la frase miracolosa: “Ce lo hanno tutti! Lo fanno tutti!” e se non ti viene dato la “depressione” è in agguato: i genitori, che si sentiranno responsabili per te fino alla morte, corrono e correranno ad esaudirti come possono.

    Tutto questo l’ hai ottenuto grazie al sacrificio dei “vecchi” che ora disprezzi obnubilato dalla propaganda di un Mercato che dei vecchi non sa più cosa farsene e pensa solo ad appropriarsi delle tasse e dei contributi versati col loro lavoro di una vita.

    Stai attento, caro giovane: nulla è eterno: per dirla con David Foster Wallace, sei come un pesce che naviga non avendo alcuna contezza di essere immerso nell’ acqua. I vecchi lo sanno, si chiama esperienza di vita, il duro fare i conti con la realtà.
    Proprio quello che, chi ti manovra come l’ onnipresente regista di uno spettacolo di marionette, indicandoti come fallace o meramente “percepito” ciò che vedono i tuoi occhi, vuole evitare per poter continare a mantenerti in una realtà raccontata a proprio uso e consumo. Tanto a lungo giovane, poi, all’ improvviso, inopinatamente vecchio ed inutile: nuovi giovani, da tutto il mondo, sono all’ orizzonte e tu non te ne sei neppure accorto. Anzi, li hai accolti con gioia: ce ne è per tutti, siamo tutti “fratelli”.

    In questo stato di comoda minorità molti potranno rimanere per anni, forse per sempre: dipende da quanti “ammortizzatorei” la fortuna e la famiglia hanno predisposto per loro e quanto pelo hanno sullo stomaco. Ma prima o poi ci si accorge che è ciò che viene chiamato “percezione” è la dura realtà ed il risveglio per molti potrebbe essere amaro e la via indicata, anzi, apparecchiata e facilitata: alcool, droga, sballo, delinquenza. Per credere di mantenere con poco sforzo quello che si è sempre avuto gratis.
    La vita non è un videogioco, nessun avatar dalle tue parti ed i Ferragnez sono solo due. Di questo passo saranno giorni magri se non apri gli occhi. E ti adatti. Al ribasso per lo più, ormai, purtroppo… “Inseguire i sogni” potranno farlo in pochi e saranno sempre di meno: inversamente proporzionali alla retorica del “cuore” che verrà sparsa.

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