Tutti i fallimenti di SuperMario che ora vuole “scappare” sul Colle

Draghi parla di missione compiuta ma il governo del banchiere che sogna il Quirinale è costellato di sconfitte, dai ritardi del Pnrr al disastro della transizione green

(tpi.it) – Quando questa estate iniziano gli aumenti di gas ed energia elettrica il ministro Cingolani si fa cogliere impreparato. Poi il governo vara delle misure di calmieramento delle tariffe, che però non assorbono l’impennata dei prezzi. E che – per di più – intervengono solo sulle bollette dei  privati. I produttori denunciano: «Il costo dell’elettricità sul mercato è salito del 280% dal gennaio 2021 e del 650% dal gennaio 2020, quello del gas naturale ha toccato il record del 670%».

RIFORMA DELLE PENSIONI: LA MONTAGNA HA PARTORITO UN TOPOLINO

Doveva essere la grande riforma del governo Draghi. In realtà è tuttora il grande enigma. Annunci di accordo, tavoli negoziali, ipotesi su ipotesi, diversi tentativi (non riusciti) di riscrivere la Fornero. Ma dopo il superamento di Quota 100 (peraltro già decisa da Conte) la grande riforma non è arrivata. Unico risultato concreto: nel 2022 si passa per un anno a Quota 102, con una norma ponte introdotta nella Legge di Bilancio. Per ora è tutto.

FISCO: L’ACCORDO SALTATO PER IL VETO DELLA DESTRA

Prima un accordo con i sindacati di massima per un meccanismo di prelievo progressivo, poi i problemi nella maggioranza, con il veto dei partiti di destra. E infine il pasticcio finale che è stato la prima causa dello sciopero generale di Cgil e Uil. Lega e Forza Italia dettano la linea, e spingono il governo a rinunciare a qualsiasi prelievo sui redditi più alti. La riforma premia solo il ceto medio.

LA NUOVA PRESCRIZIONE: UNA CORREZIONE IN EXTREMIS

A luglio era stata approvata in consiglio dei ministri la riforma della prescrizione introdotta dal ministro Bonafede, con una minaccia. Non dovrà cambiare di una virgola o cade il governo. Poi, per fortuna, il M5stelle di Conte si oppone sui reati più gravi, e dopo l’ultimatum ottiene una modifica sostanziale. Quella di sottrarre all’abrogazione un pacchetto di reati che avranno un regime diverso: associazione di stampo mafioso, terrorismo, violenza sessuale e associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti. Per questi, solo dopo il conflitto, non c’è un limite al numero di proroghe.

AMBIENTE: POCHI INVESTIMENTI SULLA RICONVERSIONE

Solo il 13% delle risorse complessive del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) presentato dal governo italiano sono destinate a progetti significativi per il clima. L’Italia investe molto meno di Germania (21%), Francia (23%) e Spagna (31%). Ma soprattutto: «manca un impulso per la transizione energetica e la decarbonizzazione». Si tratta di una percentuale ben al di sotto del 40% indicato dal governo e dal 37% fissato dall’Unione europea come soglia minima da destinare alla transizione energetica. È quel che emerge dall’analisi del Pnrr italiano pubblicata dal think tank ECCO, in collaborazione con “E3G” e il Wuppertal Institute.

RECOVERY PLAN E COESIONE: SI FATICA A SPENDERE

Il grande piano di Resilienza fatica a decollare. E le notizie peggiori arrivano dal monitoraggio delle politiche di coesione della Ragioneria Generale dello Stato aggiornato al 31 agosto sul Fondo Sviluppo e Coesione (Fsc) 2014-2020. A fronte di 47,5 miliardi di euro di risorse programmate, per ora solamente 11 miliardi sono stati impegnati e ammontano solo a 4,2 miliardi gli euro effettivamente pagati.

CATASTO: LA REVISIONE RESTA CONGELATA 

Se c’è un simbolo della difficoltà di riforma, in Italia, è la riforma sul catasto. Perché teoricamente la delega fiscale approvata dal Consiglio dei ministri contiene anche la tanto attesa riformulazione delle rendite. Ma la guerra dentro la maggioranza, e il veto (ancora una volta) dei partiti di centrodestra, ha ottenuto questo risultato: le nuove normative saranno sterilizzate fino al 2026.

IL FLOP DEI MINISTRI TECNICI

Nella squadra di Draghi i tecnici fino ad oggi hanno mostrato le maggiori incertezze. Il ministro Cingolani ha annunciato solennemente: «Anche la mia missione è compiuta». Subito dopo ha dovuto ritrattare. Il ministro Daniele Franco, spesso evocato come possibile erede a Palazzo Chigi, è un enigma per la maggior parte degli italiani. Il ministro della Pubblica Istruzione Patrizio Bianchi si è fatto notare per la gaffe della circolare sui contagi varata e revocata dopo appena 48 ore. L’immagine del ministro dell’Interno Lamorgese è rimasta appannata dai disordini che hanno portato all’occupazione della Cgil. Il ministro Colao è il regista del grande pasticcio da 2 miliardi del cloud italiano.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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2 replies

  1. Superpippo, direi. un po’ l’aria del pippo franco ce l’ha invero.peccato che sia come il principe di Savoia che tradì il Santarosa.
    del resto, è una tradizione in casa sabauda, tradire. Oggi siamo ad nuovo risorgimento se attuano i suoi decreti. Non prendiamo ordini dai banchieri che trafugati gli averi, or son rivolti alle nostre vite.

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  2. Mah, comincio a vedere un alito di distinguo da parte degli Editori.
    Non è che hanno trovato un – o una – Migliore del Migliore magari più baciata dalla benedizione divina?

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