Santi Patroni

Grand commis con un curriculum tecnico e politico trasversale e di sostanza. Capace di resistere al mutare delle stagioni politiche. E in grado di mettere d’accordo Pd, Italia viva, Forza Italia e M5s. Perché l’ex sottosegretario alla presidenza rientra nella rosa dei quirinabili.

(Ulisse Spinnato Vega – tag43.it) – Essere giudice costituzionale e starsene fuori dai radar del chiacchiericcio politico alla vigilia della gran corrida quirinalizia. Due caratteristiche che portarono nel 2015 Sergio Mattarella al Colle più alto, grazie a una scelta a sorpresa che fu anche il vero capolavoro politico di Matteo Renzi. Eppure, a sette anni di distanza, c’è un altro nome che può vantare queste due identiche qualità: si tratta di Filippo Patroni Griffi. Finora è rimasta solo una suggestione che circola sottovoce nei palazzi e infatti non è mai tracimata sulla stampa. Tuttavia, il nuovo membro della Consulta (eletto il 15 dicembre e non ancora insediatosi) potrebbe avere molte carte da giocarsi qualora i partiti non trovassero subito una quadra, che appare ormai sempre più difficile, sul trasloco al primo scrutinio di Mario Draghi da Palazzo Chigi al Quirinale.

Filippo Patroni Griffi, la carriera di un grand commis

Un’età tutto sommato ancora giovane, 66 anni, radici in una nobile famiglia napoletana, modi aristocratici ma non scostanti, savoir-faire da grand commis, pochette al taschino e gemelli ai polsini di rigore, Patroni Griffi è presidente uscente del Consiglio di Stato (al suo posto scalda i motori Franco Frattini) e affianca ai pregiati galloni del lungo cursus honorum nella magistratura amministrativa un curriculum tecnico e successivamente politico trasversale e di sostanza. Il tutto condito da una scienza giuridica e una conoscenza della macchina dello Stato che nessuno ha mai osato contestare. Fu infatti ministro per la Pubblica amministrazione, la semplificazione e le Riforme istituzionali nel governo dei tecnici guidato da Monti e si vociferò che al tempo fosse stato Giorgio Napolitano in persona a volerlo fortemente nell’esecutivo. Subito dopo, l’allora premier Enrico Letta lo scelse quale sottosegretario alla presidenza, ruolo di grande delicatezza, con deleghe cruciali e ampio potere che, non a caso, è toccato in epoche differenti a eminenze grigie in qualche modo affini a Patroni Griffi come Antonio Catricalà o Gianni Letta.

La capacità di galleggiare nonostante il mutare delle stagioni politiche

Ma gli appoggi trasversali di cui potrebbe godere oggi il nuovo giudice della Consulta nella corsa all’ex Palazzo dei Papi non si fondano soltanto sulla sua tutto sommato breve, seppur importante, carriera politica. Sono invece gli incarichi da gran mandarino di Stato a testimoniare quella che i rari avversari definiscono l’astuzia e capacità del personaggio di galleggiare tra le onde del potere alla faccia del mutare delle stagioni politiche. L’ormai ex numero uno del Consiglio di Stato, infatti, è stato capo dell’Ufficio legislativo alla Funzione pubblica con i ministri Sabino Cassese, Franco Frattini, Giovanni Motzo e Franco Bassanini. Da capo di gabinetto, invece, ha servito Giuliano Amato alle Riforme nel governo D’Alema e Renato Brunetta ancora a Palazzo Vidoni nel Berlusconi IV. E ha pure guidato il Dagl (dipartimento Affari giuridici e legislativi) di Palazzo Chigi con Prodi nel secondo esecutivo del professore. Insomma, tra centrodestra, centrosinistra e tecnici, da Ciampi a Dini, fino a Monti, Patroni Griffi non si è fatto mancare nulla e ha sempre saputo trovarsi pronto al posto giusto nel momento giusto. D’altronde, il diritto amministrativo è il suo pane, la semplificazione uno dei suoi pallini e conosce le istituzioni repubblicane come pochi.

Nessuna preclusione a Patroni Griffi: dal Pd a Forza Italia passando dal M5s

Guardando alla roulette russa del voto quirinalizio, come potrebbe dirgli di no il Partito democratico di Enrico Letta che lo ha voluto a suo tempo per un ruolo così delicato? E Renzi? Fu proprio il suo governo nel 2016 a nominarlo numero due di Palazzo Spada. Anche nel centrodestra le simpatie per Patroni Griffi non mancano. Renato Brunetta, è vero, lo punzecchiò quando, da ministro, tentò di modificare con il governo Monti la riforma del pubblico impiego voluta dallo stesso professore forzista, suo predecessore. Ma è acqua passata, basta rileggere le recenti parole dell’attuale inquilino di Vidoni per salutarne la nomina alla Consulta: «Esprimo la più grande felicità e soddisfazione per l’elezione del presidente Filippo Patroni Griffi come nuovo giudice della Corte Costituzionale. Un grande servitore dello Stato di comprovato equilibrio ed eccelsa scienza giuridica. La persona giusta al momento giusto, il meritato coronamento di uno straordinario percorso lavorativo, istituzionale e umano». Anche dal M5s nessuna preclusione. Una parlamentare stellata, che preferisce restare anonima, spiega a Tag43: «A parte il no a Draghi che deve garantire continuità a Chigi e la preclusione nei confronti di opzioni come Berlusconi, Casellati o Amato, tutto è possibile. Vediamo, ne discuteremo al momento debito».

Filippo Patroni Griffi tra i quirinabili

Gli altri quirinabili della Consulta: Amato e Sciarra

Certo, il curriculum di Patroni Griffi manca di esperienze parlamentari, ma gioca a suo favore il precedente di Carlo Azeglio Ciampi che arrivò al Quirinale da non eletto in una delle due Camere. Si potrebbe comunque obiettare che, rispetto allo stesso Ciampi, l’ex magistrato amministrativo manchi pure di una storia politica forte e caratterizzante, tuttavia lo stesso si può dire oggi del premier Draghi (sappiamo di lui soltanto che si richiama a non meglio precisati valori liberalsocialisti). Dunque, agli occhi dei grandi elettori queste carenze potrebbero apparire trascurabili, soprattutto in tempi di burrasca, con i partiti in pezzi e alla ricerca disperata di nomi che possano garantire equilibrio e terzietà. Un deputato dem e costituzionalista del calibro di Stefano Ceccanti, parlando con Tag43, derubrica l’ipotesi: «Senza nulla togliere a Patroni Griffi, ci serve un capo dello Stato con uno standing italiano e internazionale più elevato. Dunque un Mattarella bis o una figura comparabile. Questa elezione presidenziale si colloca in un quadro di emergenza che ci ha portati al “governo del presidente”. Se si vuole mantenere la continuità su questo schema, serve una figura in grado di reggerla». Tuttavia, fanno notare altri sottovoce, non soltanto Mattarella è chiaramente indisponibile, ma spesso è la massima carica a fare, nel tempo, lo standing del personaggio, considerando che lo stesso presidente uscente nel 2015 per molti non aveva lo spessore che poi ha invece rivelato durante il settennato. Peraltro, la Corte costituzionale vanta oggi almeno altri due quirinabili secondo i rumors: il più divisivo Giuliano Amato e, con meno clamore, Silvana Sciarra, che non ha certo un curriculum superiore a quello di Patroni Griffi.
Poche settimane, insomma, e sapremo se la pochette del grand commis napoletano dovrà subito traslocare dalla Consulta al palazzo dirimpetto.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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3 replies

  1. “l’astuzia e capacità del personaggio di galleggiare tra le onde del potere alla faccia del mutare delle stagioni politiche. ”

    Beh il galleggiamento è decisamente una qualità da ricercare. Torna utile.
    Gli avete reso proprio un bel servigio, Patroni Griffi sarà contento di questo ritratto.

    "Mi piace"

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