Green pass oppure obbligo vaccinale per i lavoratori, nuove regole per il ritorno a scuola: le scelte del governo

Alle superiori si valuta la Dad soltanto se ci sono 4 positivi. Si valuta di far indossare le mascherine Ffp2

(Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini – corriere.it) – Cambiare le regole pur di far ripartire la scuola in presenza. È questo l’obiettivo del governo alla vigilia del Consiglio dei ministri, chiamato a varare anche l’annunciata stretta per il mondo del lavoro. La curva epidemiologica in continua salita — ieri ci sono stati 68.052 nuovi casi e 140 vittime con un tasso di positività al 15,3 e un aumento dei ricoveri anche in terapia intensiva — costringe ad attendere i dati delle prossime 48 ore e a esaminare le proiezioni sui contagi tra i ragazzi, prima di prendere la decisione finale sul ritorno in classe.

L’altro dilemma che Palazzo Chigi deve sciogliere è se dare il via libera al green pass rafforzato per 23 milioni di lavoratori del pubblico e del privato, oppure, per stemperare le tensioni politiche e scongiurare strappi, scegliere la via della gradualità. La tensione tra i partiti resta alta e le ipotesi ancora aperte sono diverse. Prevale la soluzione del certificato verde rafforzato per tutti i lavoratori, come vorrebbero Speranza e Brunetta. Ma la Lega e una parte del M5S restano contrari e spingono per limitare la misura alla pubblica amministrazione. Così a Palazzo Chigi si comincia a considerare come via d’uscita l’obbligo vaccinale, sia pure solo per alcune categorie di lavoratori. Al termine della riunione della scorsa settimana il presidente del Consiglio Mario Draghi era stato esplicito sulla volontà di andare avanti sul green pass rafforzato, appoggiato dai ministri di Pd, Leu, Forza Italia e Italia viva. La determinazione di farlo approvare rimane, ma non tutti i nodi sono sciolti e a Palazzo Chigi ancora non si dà per scontato il via libera finale. Brunetta rimane però fermo, tanto che ieri ha ufficialmente comunicato che non ci sarà alcuna retromarcia sulle regole dello smart working.

La scuola e la Dad

Nelle riunioni politiche e tecniche di ieri il titolare dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha insistito sulla necessità di non rinviare la ripresa della scuola, ma anzi rimodulare le regole, soprattutto per chi ha più di 12 anni, seguendo la linea già scelta per modificare le norme sulla quarantena. L’ipotesi valutata in queste ore prevede di mandare l’intera classe in Dad, la didattica a distanza, soltanto quando ci sono 4 o 5 positivi. Una modalità che non potrebbe però essere applicata ai bimbi più piccoli, quindi alle elementari potrebbe rimanere l’attuale regime che manda tutta la classe in Dad con 2 alunni positivi. Il ministro della Salute insiste sulla «massima cautela» e per questo la decisione finale sarà presa dopo aver ascoltato la proposta dei Presidenti di Regione che arriverà oggi al termine della conferenza convocata per le 14.

Mascherine Ffp2

Il governo sta cercando di scongiurare l’eventualità di posticipare la ripresa delle lezioni di una o due settimane, confortato dalla posizione di numerosi governatori che chiedono la ripresa della scuola tra il 7 e il 10 gennaio. La scelta di lasciare aperte tutte le attività striderebbe infatti con una chiusura delle scuole, anche perché l’adesione dei ragazzi alla campagna vaccinale è alta. Se davvero i numeri dei contagi avranno un’ulteriore impennata non si esclude di imporre l’uso delle FfP2 e di potenziare l’attività di screening che il commissario Figliuolo si è impegnato a portare avanti grazie all’ausilio dei militari.

Green pass ai lavoratori

Toccherà alla cabina di regia e poi al Consiglio dei ministri decidere se il green pass rafforzato sarà richiesto ai dipendenti della pubblica amministrazione o anche al settore privato. Draghi consulterà le parti sociali perché vuole arrivare a una scelta condivisa e ricomporre le divisioni che hanno segnato il Consiglio dei ministri del 30 dicembre, che si è concluso con un rinvio.

Lo smart working

È stato il ministro Brunetta, con una nota ufficiale diffusa ieri, a tracciare il percorso: «La linea fin qui seguita dal governo, grazie alle vaccinazioni, al green pass e al super green pass, ha reso pienamente compatibile il massimo livello di apertura delle attività economiche, sociali e culturali con il massimo livello di sicurezza sanitaria. Con riferimento alla richiesta di smart working da parte di alcune sigle sindacali del pubblico impiego, ricordiamo che la normativa e le regole attuali già permettono ampia flessibilità per organizzare sia la presenza, sia il lavoro a distanza, tanto nel lavoro pubblico quanto nel lavoro privato. Le amministrazioni pubbliche, in particolare, sulla base delle linee guida recentemente approvate con il consenso di tutti (sindacati, governo, amministrazioni centrali e locali), possono decidere la rotazione del personale consentendo il lavoro agile anche fino al 49% sulla base di una programmazione mensile, o più lunga». La posizione del ministro è chiara: «Risulta incomprensibile l’invocazione dello smart working per tutto il pubblico impiego. Un “tutti a casa” come sperimentato, in assenza dei vaccini, durante la prima fase della pandemia nel 2020, legato al lockdown generalizzato e alla chiusura di tutte le attività economiche e di tutti i servizi, tranne quelli essenziali. Non è questa la situazione attuale».

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