Berlusconi al Colle, un po’ barzelletta e un po’ bestemmia

Per un attimo, facciamo finta di ignorare tutto, ma proprio tutto, del passato di B: condanna, prescrizioni, processi tuttora aperti, leggi ad personam, guerra ai magistrati, conflitto di interessi, origine oscura dei suoi capitali, bunga bunga, nipote di Mubarak, pessima prova di governo che ci ha condotto a un passo dalla bancarotta, irrisione della comunità internazionale. Da ultimo, l’età […]

(DI FRANCO MONACO – ilfattoquotidiano.it) – Ma Berlusconi ci sta con la testa? Possibile che, oltre alla legione di dipendenti e cortigiani, egli non abbia qualche vero amico che lo consiglia? Mi ostino a considerare la candidatura di B. al Quirinale una via di mezzo tra la barzelletta e la bestemmia. Ma suggerisco di fare un esercizio spericolato. Per un attimo, facciamo finta di ignorare tutto, ma proprio tutto, del passato di B: condanna, prescrizioni, processi tuttora aperti, leggi ad personam, guerra ai magistrati, conflitto di interessi, origine oscura dei suoi capitali, bunga bunga, nipote di Mubarak, pessima prova di governo che ci ha condotto a un passo dalla bancarotta, irrisione della comunità internazionale. Da ultimo, l’età. Non un problema, per lui, che si reputa immortale. Proviamo a immaginare – dio non voglia – che egli ascenda al Quirinale. A che prezzo? Primo: di una lacerante divisione verticale del Parlamento e del Paese. Uno choc. L’esatto contrario di ciò che, a detta di tutti, sarebbe assolutamente necessario dentro uno stato d’emergenza pandemica ed economica. Per il quale oggi abbiamo un governo di quasi unità nazionale. Un governo che di sicuro non reggerebbe al trauma. Secondo: si pensi al discredito che, presso una larga parte del Paese, investirebbe il Parlamento. Un Parlamento che, dopo Mattarella, ci regalasse Berlusconi. Cioè da una figura limpida unanimemente apprezzata a una figura, diciamolo così, con un generoso eufemismo, controversa e sommamente divisiva, cui spetterebbe di rappresentare l’unità del Paese e di fare da imparziale garante della Costituzione. Terzo: il modo. Sin d’ora le cronache ci rendono edotti delle manovre grazie alle quali, in quello sciagurato caso, potrebbe coagularsi una maggioranza parlamentare. Cioè grazie alla caccia nominativa a elettori disperati e dispersi nella palude parlamentare, sensibili alle più diverse lusinghe. Anche le più venali.

Uno spettacolo avvilente, un colpo mortale inferto all’istituzione Parlamento e, più in genere, alla politica. Come se non bastasse l’impennata dell’astensionismo. Quarto: si immagini l’impatto sulla credibilità del nostro Paese agli occhi della Ue e della comunità internazionale. D’un tratto, sarebbero revocati i riconoscimenti di Economist e Financial Times e le suggestioni di un’Italia che possa vantare un protagonismo Ue nel dopo Merkel anche grazie a un buon rapporto con il nuovo cancelliere socialdemocratico tedesco Scholz. Quinto: se è troppo chiedere all’interessato una qualche cura che non sia la sua smisurata, egotica ambizione personale, quantomeno egli dovrebbe preoccuparsi dei suoi tradizionali alleati. Non è un mistero che essi siano tutt’altro che entusiasti nel sostenerlo. Lui li tiene in ostaggio. Una logica elementare spiega la loro tiepidezza: avendo l’ambizione e, ahimè, la concreta possibilità di vincere le elezioni politiche e di conquistare il governo, Meloni e Salvini avrebbero semmai l’interesse a che, al Quirinale, ascendesse una figura che li aiutasse a vincere la nota e motivatissima ostilità della comunità internazionale nei loro confronti. E B. sarebbe chiaramente il meno indicato. Per loro (oltre che per l’Italia), un gigantesco problema in più. Dunque, anche senza evocare il passato, queste considerazioni sul presente conducono a una semplice conclusione: se qualcuno coltivasse dubbi su quanto poco, al Cavaliere e ai suoi supporter, stia a cuore il superiore interesse del Paese e delle sue istituzioni, a cominciare dalla più alta, questa caparbia e ottusa velleità quirinalizia basta e avanza a certificarlo. Anche il più sprovveduto degli osservatori comprende che non esiste in Italia figura più inadatta al Quirinale di quella del fu (?) Caimano.

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3 replies

  1. Nel suo articolo parte dicendo “Ma suggerisco di fare un esercizio spericolato. Per un attimo, facciamo finta di ignorare tutto, ma proprio tutto, del passato di B: ecc. ecc. ecc.”.

    Ma se si ignora tutto ciò, allora Berlusconi è una persona normale come tante altre e la divisione dell’ Italia tra pro e contro che è nata proprio in relazione a quel contorno che ha descritto e che nel suo ragionamento per assurdo vorrebbe accantonare momentaneamente, non ci sarebbe o sarebbe fisiologicamente pari a quella verso altre persona normali.

    Berlusconi è un problema perché è Berlusconi e non può accantonare momentaneamente che lo è solo per scrivere un articolo così.

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  2. UNA IMPRESA DISPERATA
    Berlusconi per vincere dovrebbe accantonare Berlusconi.
    Praticamente un suicidio in diretta.
    Per questo candida a PdR anche Gianni Letta .
    La controfigura.
    Potrebbe Letta dire di no a cotanto zio?

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