Caro Figliuolo, vaccinare i bimbi non è un gioco

Caro generale Figliuolo, mi rivolgo a lei che è persona seria, anche per via della divisa che indossa, per chiederle se non può fare qualcosa per fermare l’orgia di entusiasmo per le vaccinazioni ai bambini.

(Mario Giordano – laverita.info) – Capisco (si fa per dire) la fretta di punturinare tutti i bebè, neonati compresi. Capisco (si fa sempre per dire) l’esigenza di far brillare la finta stella dell’«Italia esempio del mondo». Ma forse sarebbe il caso di non esagerare con il giubileo di Capitan Vaccino (ideona della Liguria), le maxi Pimpa a pois rossi (ideona della Toscana), il supergonfiabile a forma di pupazzo di neve (ideona della Puglia), i clown, gli acrobati, i giocolieri, la casetta di Babbo Natale con le renne formato Pfizer, i cori di Natale con le banda musicale che intona «astro del ciel, vaccino divin», le favole moderne con il drago e il siero e gli ingressi a Gardaland in omaggio. Perché vede, caro generale, alla fine rischiamo di far credere ai bambini che il vaccino sia un parco giochi. E, quel che è peggio, rischiamo di crederlo anche noi.

Su questo giornale abbiamo pubblicato i dati che rendono la vaccinazione dei bambini per lo meno discutibile. E abbiamo raccolto le voci dei tanti esperti (tutt’altro che pericolosi no vax) che sollevano dubbi sull’opportunità di iniettare sostanze così poco testate ai più piccoli, per di più con l’obiettivo non di proteggere loro ma la società dal momento che per i bambini i rischi della punturina sono superiori ai benefici. Voi avete deciso in altro modo, e già questo ci preoccupa. Ma per lo meno non si potrebbe evitare di trasformare tutto in Disneyland? Come se il vaccino fosse una festa? Un momento di divertimento? Non lo è. Il Covid è una cosa seria, altrimenti lei non sarebbe lì. E il vaccino è una cosa seria. Un farmaco. Che, come tutti i farmaci, può salvare la vita. Ma anche distruggerla.

Vede, caro generale, io ho quattro figli. Li ho portati tutti, quand’erano piccoli, alle vaccinazioni obbligatorie senza bisogno di clown, acrobati e supergonfiabili. L’ho fatto avendo ben presente che era una questione di salute, non di Gardaland. Che stavamo maneggiando sostanze pericolose, non giochetti. Fa un po’ impressione: quelli che ci danno ogni giorno lezioni di serietà poi affidano la vita dei nostri piccoli a Pimpa con i suoi pois rossi. E pubblicano in prima pagina pensosi editoriali di bimbe di 10 anni, come Carlotta, che su Repubblica spiega che bisogna stare tranquilli perché «in America stanno vaccinando tanti bambini» e poi lei ha avuto in premio una scatola di pennarelli. C’è un limite a tutto, non crede? Anche all’uso dei bambini. Anche all’entusiasmo vaccinale. Le ricordo, caro generale, che lo stesso clima di festa e sagra di paese si respirava questa primavera con gli open day di Astrazeneca, quando quel vaccino (ora ritirato) veniva dato via con la birra, offerta speciale: pizza e puntura, e i dj che allietavano le notti dei giovani vaccinandi.

A una di quelle serate ludico-punturali partecipò Camilla Canepa, 18 anni. Si vaccinò. E per quel vaccino morì. Perché il vaccino non è una festa, caro generale. Lei lo sa. Glielo dica anche a Pimpa e ai clown.

4 replies

    • Proprio perché si intende di buffonate, riconosce i suoi polli.

      E uno che va in giro con una costellazione sulle spalline e un medagliere al petto, è degno di essere annoverato tra i maggiori specialisti.

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