No a festini, pizze e bevande in strada: le nuove crociate di De Luca

Il governatore della Campania: «È vietato fare i cafoni e consumare in strada come profughi»

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(Tommaso Labate – corriere.it) – Che « siamo in piena quarta ondata » l’ha detto subito lui stesso, con tono grave, al pronti-via dell’ormai consueta diretta social del venerdì pomeriggio. E puntuali con l’innalzamento della soglia di rischio provocata dalla diffusione della nuova variante di Covid-19 tornano le «picconate» di Vincenzo De Luca. Che dissotterra l’ascia di guerra, disincaglia la sua retorica dal plateau delle ultime settimane, accantona gli eufemismi punta dritto contro chiunque — a suo dire — alimenti la confusione, per esempio, sulla necessità di procedere alle vaccinazioni degli under 12.

Ieri l’altro, alla domanda sulla prudenza di Matteo Salvini a proposito del siero ai giovanissimi, senza troppi giri di parole il governatore della Campania aveva risposto «lasciamo perdere», perché «quando Salvini dice queste cose mi ricorda sempre che lui è ancora allo 3stadio evolutivo del Neanderthal; prima di arrivare al Sapiens Sapiens ci vogliono ancora quarantamila anni». Prima ancora aveva preso di mira, anche se più dolcemente, i «patrioti» evocati da Giorgia Meloni.

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Fin qui i rimandi alla politica nazionale. Ma è sul perimetro «local», sulle ricette a chilometro zero, e quindi sulle decisioni prese nella sua Campania, che De Luca dà il meglio di sé. A diciannove mesi esatti dall’indimenticabile «lanciafiamme», minacciato per coloro che avevano in mente di festeggiare una laurea in pieno lockdown, il governatore della Campania s’inventa la fatwa delle «due p», in cui la prima sta per «pizza» la seconda per « profugo ».

E così, a corredo della firma dell’ultima ordinanza regionale che vieta «feste e festini» e consumo per strada di tutte le bevande «che non siano acqua», precisa: «Ho chiarito che non è vietato l’asporto. La pizza a casa la possono portare tutti. È vietato fare i cafoni e consumare pizze in strada come profughi. Cerchiamo di fare come a Barcellona, dove il consumo di alcol per strada è proibito sempre, per ragioni di decoro e di civiltà, non solo per il Covid».

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Verosimilmente emulo dei principi dello Stato sociale impegnato a proteggere i cittadini «dalla culla alla bara», De Luca li rimodula orizzontalmente, sostituendo la vita intera con la giornata intera e suggerendo regole che valgano «dalla mattina alla sera». Ai ragazzi, per esempio, nella diretta social di ieri ha mandato a dire: «Non è detto che andare a fare gazzarra sia più divertente che incontrarsi coi parenti… Passiamo il Natale in famiglia, ch’é molto meglio che in mezzo alle strade».

Ai più grandicelli, quelli che in casa prendono possesso del telecomando: «Per cortesia, non guardate le trasmissioni televisive che hanno per oggetto il Covid. Per l’amor di Dio, cambiate canale! Siamo in un periodo festivo, troverete sicuramente su qualche canale la riproposizione dei vecchi film che ci fanno ridere e non ci danno fastidio…».

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Non è dato sapere se il classico cinematografico suggerito corrisponda all’identikit di Una poltrona per due, il sempreverde per eccellenza dei palinsesti natalizi, almeno da trent’anni a questa parte. Oppure se il governatore campano non si riferisse a pellicole ben più datate del film americano di John Landis. In fatto di melodramma, per esempio, il nostro è per i classici non macchiati dalla contemporaneità. «Non dico nulla sull’Otello messo in scena al San Carlo per ragioni patriottiche…», ha detto ieri.

Neanche il Macbeth della prima della Scala gli è andato a genio. «È stato un trionfo. Se non dal punto di vista musicale, almeno da quello meccanico. Hanno messo gli ascensori e hanno funzionato benissimo. Sarebbe stato ancor più straordinario se l’ascensore si fosse fermato a metà col protagonista che batteva i pugni sui vetri per farsi aprire…».

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