L’elefante nella stanza

(di  Massimo Gramellini – corriere.it) – Fa freddo e per scaldarsi tornano le risse tv, quelle dove non si parla più di tre alla volta, per citare la buonanima di Aldo Biscardi (quanto si sarebbe divertito tra no vax e no var). Ma c’è una novità così evidente che sembra quasi esserci sfuggita: dal rodeo di virologi e polemisti sono scomparsi i politici. Se si esclude il mite Sileri, costretto ad accalorarsi per ragioni d’ufficio, è impossibile trovare, non dico un ministro, ma lo straccio di un sottosegretario disposto a ringhiare a favore di telecamera. Il draghismo senza limitismo ha rifatto una verginità a vecchi habitué del corpo a corpo televisivo come Brunetta, che ormai discetta solo di massimi sistemi come un professore di Harvard. Lo stesso Di Maio sembra all’improvviso un ministro degli Esteri.

La bonaccia ha placato persino i caporioni che bivaccano alle porte del governo. Passi per Conte, che era già autoipnotico prima. Ma dove è finita la furia di Grillo? Salvini ha indossato la felpa dello statista, anche se gli sta un po’ larga, e fa meno notizia di Ibrahimovic. Meloni si è data un tono da gollista della porta accanto. E Berlusconi, che aveva sempre cercato di assomigliare a Perón (Evita, ovviamente), pare diventato la Merkel. Restano i fiumi di parole tra Renzi Calenda, i nuovi Jalisse, ciascuno dei quali vorrebbe stare in un partito di cui l’altro fosse vicepresidente, ma si tratta di rumori di fondo. Sul palco della chiacchiera biliosa, social e tv, i politici non appaiono più. Sarei curioso di sapere come passano il tempo.

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