Scoperta: il dialogo è meglio del terrore

Visto che il green pass, i divieti e le scomuniche non hanno convinto sei milioni di italiani a immunizzarsi, gli esperti cambiano idea: bisogna ascoltare chi diffida delle iniezioni, mobilitando la medicina del territorio. Forse però è tardi per svelenire il clima.

(Maurizio Belpietro – laverita.info) – Dopo sei mesi di green pass e sei milioni di italiani che ancora non si sono rassegnati all’iniezione anti Covid, all’improvviso gli esperti scoprono che forse, più dei divieti e del certificato rafforzato, serve il dialogo. Beh, benvenuti nel mondo reale e liberale. Sono mesi che lo ripetiamo, invitando il governo a mettere da parte il passaporto vaccinale, come per altro hanno fatto quasi tutte le democrazie del mondo. Ma tra i talebani del vaccino, quelli che pensavano di risolvere ogni cosa per decreto, ora, dopo l’aumento dei contagi pure tra i vaccinati e la mancata diminuzione del numero di persone che non si sono ancora immunizzate, si fa strada il sospetto che forse, la strategia dell’obbligo non sia quella giusta. Del resto, se togliere il diritto a condurre una vita sociale, privarli del diritto di utilizzo dei mezzi pubblici, ricattarli con la minaccia di escludere i figli dalle attività ricreative (negando loro anche le vacanze) e costringerli a pagarsi i tamponi, non ha indotto gli irriducibili alla resa, inutile insistere con altri giri di vite. Come prova il caso austriaco, unico Paese che si è spinto oltre, anche mettendoli agli arresti domiciliari non si otterrebbe alcun risultato. Anzi: si rischia di incanaglire ancora di più il clima, senza ottenere ciò che si vuole, ma al contrario generando maggiore diffidenza nei confronti dello Stato. Peraltro, escludendo posticini non proprio noti per il rispetto dei diritti umani come il Turkmenistan e l’Indonesia, nessuno finora ha introdotto la costrizione vaccinale. Ma anche i Paesi che hanno raggiunto un’alta copertura, con tassi di immunizzazione intorno al 90 per cento, cioè quello che fino a ieri era ritenuto il traguardo per il raggiungimento dell’immunità di gregge (vedi Portogallo, Danimarca e Irlanda), si sono rassegnati a una minoranza no vax, provando semmai a ridurre i renitenti alla puntura più con le buone che con le cattive.

In Italia avremmo dovuto fare altrettanto, utilizzando la medicina di base, e non lo diciamo ora, sei mesi dopo il green pass e sei milioni di adulti ancora non vaccinati, ma lo scriviamo sin dal principio, dopo aver toccato con mano le molte contraddizioni del certificato vaccinale. Una strategia che, dopo due anni di pandemia e uno di campagna di immunizzazione, sembra sposata anche da Donato Greco, epidemiologo che fa parte del comitato tecnico scientifico, esperto che il Corriere della Sera, in occasione dell’uscita di un suo libro, presenta come virologo che nella sua carriera si è trovato ad affrontare ben 50 epidemie. E che dice Greco? Il professore spiega come i sei milioni di non vaccinati non debbano essere trattati tutti come no vax, ma semplicemente come persone che non si sono ancora convinte dell’utilità del vaccino. «I no vax sono un’altra cosa», spiega. Per questo suggerisce una strategia: «Le Asl dovrebbero cercarli attraverso i medici di famiglia, per offrire il vaccino a domicilio. Dietro le esitazioni si potrebbero celare problemi familiari. Se tutte le Regioni si muovessero, l’elenco dei pazienti non vaccinati sarebbe facile da identificare». Insomma, bisognerebbe fare ciò che finora non si è fatto, cioè mobilitare la medicina del territorio e, soprattutto, ascoltare le persone che diffidano del vaccino, per cercare di convincerle. Cosa che non certo un decreto, ma neppure un virologo da salotto, il quale ha cambiato opinione innumerevoli volte e dunque è ritenuto poco attendibile, non può fare. A quanto pare di questo sembra essersi convinto perfino Fabrizio Pregliasco, presenza fissa da almeno due anni in tutti i talk show, il quale sabato è stato inviato dal programma di Rete 4 Controcorrente, tra i manifestanti anti vaccino a Milano, scoprendo che le campagne per convincere gli irriducibili a offrire il braccio
hanno prodotto una radicalizzazione. «Queste persone si sentono un’enclave, e più sono isolate e ghettizzate più si convincono delle loro teorie». In pratica, aver proibito alle persone non immunizzate quasi tutto, ha ottenuto l’effetto contrario, al punto che Pregliasco si lascia andare ad alcune considerazioni ragionevoli: «Di questo bisogna prendere atto, ci vuole responsabilità da parte di tutti», spiegando che «è importante discutere e parlare». «Le occasioni di confronto sono importanti per superare il momento critico, quello che diventa rischioso dal punto di vista della radicalizzazione». Insomma, sei mesi dopo il green pass e dopo sei milioni di adulti non vaccinati, a cui si aggiungono sei milioni di bambini, si capisce che più del green pass serve il buon senso. Benvenuti nel mondo reale e liberale.

18 replies

  1. Non male come soluzone, ma come si pone rimedio all’odio diffuso verso chi non ha voluto vaccinarsi, peraltro attenendosi alla legge? “Non invitateli a natale” è l’emblema di questo odio. Odio che si incunea anche nelle famiglie, fra parenti e amici, fra conoscenti.L’odio o come altro volete chiamarlo , rimarrà nel tempo. Puà darsi che non scomparirà mai. Colpa dello stato, dei virologi, dei giornalisti prezzolati, dei qualunque su internet, colpa delle multinazionali, colpa di chi ha deciso il vaccino a tutti i costi a prescindere dalle conseguenze fisiche , morali e sociali.

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  2. “Sono mesi che lo ripetiamo, invitando il governo a mettere da parte il passaporto vaccinale, come per altro hanno fatto quasi tutte le democrazie del mondo.” Qualche esempio?

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      • Vostri.
        Tu mi puoi mettere sullo stesso piano della leghista e io non posso metterti sullo stesso piano di Pino?
        Oh, e che ti credi che puoi fare il bello e il cattivo tempo ogni volta che ti pare.
        Se ti senti diverso da PIno fatti gli affari tuoi quando parlo con Pino, che non ha affatto bisogno del tuo aiuto, anche perché non sono solita infierire sui più deboli.

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  3. Beh Paola, il vittimismo cronico di cui tu cianci, unitamente all’immancabile “chiagni e fotti all’italiana”, è anche quello di Bonomi & company( dove per company ci metto una buona parte eell’establishment, Draghi e draghiani compresi)non trovi? Psichiatra anche per loro?

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