La scuola come sfruttamento minorile

Per qualcuno, i cinque anni delle cosiddette scuole elementari è anche il tempo in cui iniziare a piantare il seme dell’aspirazione al lavoro, meglio se nell’industria del territorio, in base a ciò che serve alle imprese e ai livelli di occupazione. Magari infilandoci anche della formazione professionale per i docenti […]

(di Virginia Della Sala – Il Fatto Quotidiano) – È il tempo della spensieratezza massima, del gioco, del sogno. Ma per qualcuno, i cinque anni delle cosiddette scuole elementari è anche il tempo in cui iniziare a piantare il seme dell’aspirazione al lavoro, meglio se nell’industria del territorio, in base a ciò che serve alle imprese e ai livelli di occupazione. Magari infilandoci anche della formazione professionale per i docenti. La prospettiva è emersa nei giorni scorsi: il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, alla manifestazione Job&Orienta a Verona, ha parlato proprio di questo tema e ha sottolineato l’importanza della “Carta di Genova”, una sorta di atto programmatico, approvata dalle commissioni della Conferenza delle Regioni e delle province autonome Istruzione, Università e Ricerca (X commissione) e Formazione e Lavoro (XI commissione), dunque dagli assessori dei relativi ambiti, a metà novembre. Lo ha lodato e ha promesso che la valuterà, analizzerà e poi armonizzerà con i piani del governo. E sarebbe bene.

Il documento – come si legge sul sito della Conferenza delle Regioni – prevede infatti diversi obiettivi che vanno dalla “didattica orientativa” già “a partire dalla scuola primaria” (quindi le scuole elementari) con insieme l’inserimento del “profilo professionale dell’orientatore” nelle scuole “di ogni ordine e grado”. E ancora, la formazione dei docenti “per attrezzarli alle attività di orientamento trasversali e funzionali alla didattica orientativa” e l’evoluzione dei PTCO (le attività dell’ex Alternanza scuola lavoro) “verso una maggiore interazione con le realtà del territorio”, infine moduli di orientamento con attività laboratoriali “di almeno 30 ore in tutti i livelli di istruzione”; rafforzamento dei piani formativi individualizzati “in linea con quanto previsto per gli istituti di formazione professionale”. Il tutto, è il punto delle Regioni, grazie anche alle risorse del Pnrr. Eppure, la riforma dell’orientamento prevista nel Pnrr (e priva di stanziamenti, perché arriveranno probabilmente da altre voci di spesa) ne parla solo prevedendolo all’ultimo anno delle medie e nel corso delle scuole superiori, anche nell’ottica di un profondo rafforzamento degli Istituti tecnici a cui sarà destinato almeno un miliardo.

Intanto, mentre Bianchi valuta attentamente quanto presto indirizzare i bambini e i giovani ragazzi al lavoro (“Le imprese hanno bisogno oggi di persone che siano specializzate, ma anche molto flessibili e siano anche creative – aveva detto qualche settimana fa in Tv – Allora il modo migliore è accompagnare i ragazzi fin dalle scuole medie a vedere cosa sono le imprese, a vedere come si stanno trasformando e a prendere il gusto del cambiamento”) viene oggi presentato il primo programma pragmatico del Pnrr, con annessi bandi, in una conferenza stampa dal titolo Futura: la scuola per l’Italia di domani: il ministero dell’Istruzione è pronto a varare “il decreto che ripartisce fra le Regioni italiane i primi 5 miliardi del Pnrr – ha detto ieri il sottosegretario leghista Rossano Sasso – 3 miliardi per scuole dell’infanzia e asili nido; 800 milioni per la costruzione di scuole innovative, sostenibili e inclusive; 500 milioni per la messa in sicurezza e la riqualificazione degli edifici esistenti; 400 milioni per nuove mense che favoriscano il tempo pieno; 300 milioni per le palestre scolastiche”.

6 replies

  1. già già
    molto meglio tecnologia dell’informazione
    che crea questi giornalisti qui
    poi si lamentano ce non hanno contributi pensionistici e stipendi decenti

    ps
    ho iniziato a lavorare a 16 anni, d’estate (fortunatamente il datore di lavoro, ex operaio, m’ha versato i contributi)
    invece di andare a fare le vacanze (non c’era la possibilità)

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  2. Giusto! Giustissimo!
    ““Le imprese hanno bisogno oggi di…”
    Stiamo scherzando? I bisogni della gente non contano più. Dovrebbe esserci la persona al centro e invece no, la persona è al servizio dell’impresa. Ciò che era il mezzo con cui le persone miglioravano la qualità della loro vita adesso è diventata il fine e la catena che imbriglia le persone e le asservisce affinché possano aumentare la richezza di pochi.

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