Eutanasia, binario morto per una legge di civiltà

(Dott. Paolo Caruso) – Le cure palliative hanno rappresentato e rappresentano un approccio terapeutico volto a migliorare il più possibile la qualità della vita di persone colpite da patologie inguaribili e contemporaneamente delle loro famiglie, attraverso la prevenzione e il sollievo delle sofferenze per mezzo di un trattamento specifico del dolore e delle altre problematiche di natura fisica, psichica, sociale e spirituale (legge 38 del 15 marzo 2010 che tutela il diritto del cittadino ad accedere alle Cure Palliative e alla Terapia del dolore, se necessario anche con la sedazione profonda). Dalla normativa le cure palliative vengono definite come “l’insieme degli interventi terapeutici, diagnostici assistenziali, indirizzati sia alla persona malata sia al nucleo familiare”, rivolgendosi prevalentemente a coloro che sono esposti a dolore intenso e affetti da malattie evolutive a prognosi infausta e in cui è più riscontrabile il desiderio di porre fine alla propria vita come ultima via d’uscita dalla sofferenza. E’ anzi proprio in queste persone che l’approccio palliativo può rivelarsi fondamentale e liberatorio dall’alternativa secca tra il vivere soffrendo o il morire, rappresentando il fronte avanzato in un contesto nel quale viene preservata il più possibile la dignità alla fine della vita. Da lontano anno 2010, nulla è stato fatto dal legislatore per mettere ordine sul fine vita, sull’eutanasia e sulla vera attuazione del testamento biologico. Nonostante i circa 67000 cittadini nel 2013 abbiano depositato le proprie firme  e questo parlamento abbia trovato la proposta n° 2 per la legalizzazione dell’eutanasia, si è atteso gennaio 2019 per incardinare il dibattito. Più volte rinviato si è arrivati al luglio 2021, due anni e mezzo dopo l’inizio dell’iter e nel pieno della raccolta firme per convocare il Referendum Eutanasia legale. Le Commissioni hanno adottato finalmente il testo unificato su cui iniziare la discussione e così seguendo tutto l’iter si è arrivati ad oggi (30 novembre 2021) con un testo base ancora non approvato nemmeno dalle Commissioni. Da quel poco che trapela pare che alla Camera si stia consumando un grande imbroglio, infatti tutti i partiti apparentemente sembrano essere d’accordo nel portare in aula il 13 dicembre il testo base per la discussione generale ma in effetti, sempre se il testo dovesse approdare in aula, questo non solo esclude ogni possibilità ma sarà comunque  restrittivo per quanto riguarda l’accesso alla procedura (quanto affermato dai deputati Giorgio Trizzino, Riccardo Magi, Doriana Sarli). Così poi tutto si fermerà perché non ci saranno i tempi per votare in aula visto l’incalzare della sessione bilancio e provvedimenti urgenti, e se ne potrà forse riparlare dopo l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica o più probabilmente mai più. Ecco l’imbroglio che si sta perpetrando  nei confronti dei cittadini su una legge che regola il fine vita e la morte volontaria assistita. In ogni caso questa battaglia civile di “Mario”(tetraplegico da dieci anni) e di tutti gli altri pazienti che si trovano in condizioni  di patologie irreversibili e dei propri familiari per i nostri rappresentanti può attendere nella più completa ed esasperante solitudine in balia di atroci sofferenze psicofisiche, con una politica lontana anni luce dai problemi reali della gente e che fa del perbenismo ipocrita uno stile di vita e della cancellazione del problema una droga per tenere sopita la propria coscienza. Attualmente in Italia l’Eutanasia costituisce reato e rientra nelle ipotesi previste e punite dall’articolo 519 (omicidio consenziente) o dall’articolo 580 (Istigazione o aiuto al suicidio) del Codice Penale. Al contrario il suicidio medicalmente assistito ma solo in determinati casi e la sospensione delle cure, intesa come eutanasia passiva potrebbe trovare attuazione ma con grandi e insormontabili difficoltà in base all’articolo 32 della Costituzione e nella legge 219/2017. Le Istituzioni ecclesiastiche sono decisamente contrarie alla cosiddetta “dolce morte” e rappresentano oggi i maggiori oppositori della “Eutanasia legale” e della campagna referendaria  per la stessa Eutanasia promossa dall’Associazione Luca Coscioni. “La vita infatti non è un oggetto di scelta e quindi l’individuo, non avendo potestà sulla vita, non può lecitamente sopprimere se stesso e gli altri tanto che all’uomo viene proibito il suicidio e l’omicidio”. Ma che politica è questa che a prescindere dal credo religioso non vede e non sente le grida disperate di chi non vuole continuare a vivere una vita che non ritiene degna di essere vissuta perché lastricata di sofferenze infernali?  Difronte a questo allora si coglie un certo disagio e imbarazzo nel difendere la posizione cattolica tradizionale, ma ancora di più dinanzi l’ipocrisia ottusa dei rappresentanti della politica. 

2 replies

  1. Egregio dr. Caruso, purtroppo, oltre alle situazioni disperate e gravissime che ha descritto esistono anche famelici eredi. Costoro non vedranno l’ora di sbarazzarsi legalmente di tanti vecchi parenti che si “ostinano” a campare impedendogli di mettere le mani sui loro beni. È una materia spinosa e terribile.
    Un saluto

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    • Per questo serve il testamento biologico “rafforzato” che dovrebbe essere obbligatorio e “rivisto”, se lo si desidera, solo in occasione del rinnovo della patente o del documento di identità, e esclusivamente da parte dell’utente. Una possibilità continua di revisione, e quell’assoluto scandalo che è la legittima, potrebbe spingere molti eredi ad approfittare di un momento di fragilità; con scadenze predisposte, invece, il fenomeno potrebbe ridursi. Poi ovviamente sorgerebbero problemi, come per ogni cosa, l’importante sarebbe rispettare ad ogni costo la volontà del soggetto, senza figli o famigli che tengano.
      Per ora, a decidere, soprattutto nei riguardi dei più soli e fragili, sono soprattutto i sanitari che hanno bisogno del posto letto. Senza tanto clamore. Si fa ma non si dice, e da parte dei meno titolati a decidere. Covid docet.

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