Alessandro Di Battista: “Il Paese alla rovescia”

(Alessandro Di Battista) – Nel paese alla rovescia si tendono a giustificare le vergogne con un ipocrita “così fan tutti”. Così fan tutti? Bene, allora puniamoli tutti per ripulire tutto. Il mondo del calcio è una cloaca assoluta ed ormai è lo specchio dell’immoralità moderna. Frodi sportive, corruzione, finanza speculativa, strapotere quasi “ricattatorio” di procuratori strapagati, troppi stranieri (io non ne faccio una questione “nazionalista” ma etica, a volte si comprano stranieri per fare all’estero operazioni criminali, ovvero soldi che escono dalle società e rientrano, magicamente, nelle tasche di Presidenti o Direttori sportivi dopo passaggi vari tra agenti o imprese di intermediazione con sedi nei paradisi fiscali o in Paesi con pochi controlli). E poi ridicole plusvalenze, stipendi immorali, bilanci, di fatto, truccati, esami di lingua che fanno ridere i polli. Il “trucco” delle plusvalenze ha prolungato la vita ad un sistema finanziariamente morto. Il dramma è che, al posto di ripulire, si pensa a nuove SuperLeghe, ai fondi di investimento, alla finanza, ancora alla finanza. L’inchiesta di Torino è un’occasione d’oro. E’ l’occasione di ripulire un sistema malato e disonesto che si mantiene in vita grazie alla passione, l’amore (a volte cieco, ed io, tifosissimo ne so qualcosa) di centinaia di milioni di persone che consentono uno spettacolo che, come già successo in passato con le leggi spalma-debiti, ha arricchito alcuni a scapito della collettività.

Dire “le plusvalenze della Juve? Beh, fanno tutti così” è il modo migliore per far sì che ingiustizie ed illegalità possano perpetrarsi. E’ vero, ogni tifoso sa che la propria squadra (salvo rarissime eccezioni) ha realizzato operazioni più che dubbie (cessioni di giocatori che valgono due lire messe a bilancio a cifre spaventose, calciatori sconosciuti acquistati a 20 milioni di euro e che in Italia non potrebbero giocare neppure in serie B, etc). Ma questo deve farci indignare, non può essere un motivo per giustificare. Detesto i fatalisti. Non c’è miglior alleato di un sistema malato di colui che, davanti ad un sopruso, un’angheria o uno scandalo sa soltanto dire: “beh, è così dappertutto”.

11 replies

  1. A sto poveretto, una al giorno ne combinano, e lui…onesta’,onesta’, neanche gli amici di un tempo con cui gridare, ma che ha fatto di male??Triste, solitario, e che brutto final….

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  2. Ma quanto spazio gli danno al chiaCchierone del sempre-contro, mi viene il dubbio che non sia x le chiacchiere ma per contro-Conte

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  3. Non capisco le critiche a Di Battista: a suo tempo ha sposato un ideale e continua a crederci. Dove sarebbe la sua colpa?

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  4. Il tuttologo Di Battista si cimenta ora anche nel commento al nuovo scandalo che ha investito il mondo del calcio.
    Non che non possa, ovviamente.
    Solo che mi viene da sorridere a leggere che “il mondo del calcio è una cloaca assoluta”. Pensavo che lo fosse, anche di più, il mondo della politica dentro il quale Dibba si cimenta, con passione ed alterni risultati, ormai da molti anni.
    Prendiamo atto allora del parere di un esperto in cloache.

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    • Lui è fuori dai palazzi, non so se ti hanno informato. E poi vorrei sapere qual è il tuo metro di giudizio: un puttaniere, pregiudicato, pluriprescitto e massone pi duista viene accettato tranquillamente come candidato pdr e tu te la prendi con Di Battista!
      E quell’altro, nascosto come un ratto, in politica da 40 anni, pure lui voglioso dello scranno più alto. Tira la catena del cervello e sciacqua per bene.

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  5. Il mondo del calcio fa schifo. Il mondo del calcio s’interseca con quello dell’imprenditoria e della politica che fanno schifo allo stesso modo. Verrebbe spontaneo pensare che tutto è inutile ,che è meglio lasciar perdere e pensare ad altro. Che bello per i ladri trovarsi davanti alle porte aperte degli appartamenti per arresa degli inquilini ! No, non si fa così. Bisogna opporsi sempre e Di Battista fa bene a sottolinearlo .

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  6. Mi ricordo ancora Moggi in lacrime da Minoli.
    A distanza di quasi trent’anni, evidentemente la lezione non è bastata.

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