Il Grande Ego del Grande Centro

Ormai ribattezzato il Grande Ego, ancora prima di nascere il cosiddetto Grande Centro è diventato il piccolo ring dove Carlo Calenda e Matteo Renzi se le suonano di santa ragione. È soprattutto Calenda a menare […]

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Ormai ribattezzato il Grande Ego, ancora prima di nascere il cosiddetto Grande Centro è diventato il piccolo ring dove Carlo Calenda e Matteo Renzi se le suonano di santa ragione. È soprattutto Calenda a menare, con il mitico “chissenefrega della Leopolda” esploso da Myrta Merlino e subito divenuto virale. Perché, bisogna ammetterlo, il terzo classificato nella corsa al Campidoglio è provvisto di una battuta che fa notizia là dove la logorroica maglia nera di tutti i sondaggi planetari sequestra i poveri leopoldini e parla, parla, parla per tre giorni ottenendo dai giornali, per sfinimento, soltanto qualche titolo moscio.

Simili per silhouette, entrambi brevilinei e afflitti da evidente eccesso di carboidrati che l’europariolino sembra accogliere con rassegnata gratitudine. Là dove l’indomito senatore di Scandicci combatte corricchiando intorno al condominio, agghindato come per la maratona di New York anche se, purtroppo, senza risultati apprezzabili. Quando fu distribuita l’arroganza a entrambi fu regalato un bonus che tuttavia Calenda espettora con malcelato disprezzo verso chiunque si scordi di lodarlo e che Renzi mastica scoprendo i canini nel conturbante sorrisetto. Non deve dunque sorprendere se tra le tante affinità i due coltivino soprattutto la convinzione di essere predestinati al comando assoluto, esercizio per sua natura indivisibile e incontestabile.

Se si tiene conto che nell’ipotetico centro o centrino in gestazione, stando alle fantasie onanistiche dei giornaloni, accanto ai leader di Italia Viva e Azione dovrebbe anche fare parte quel monumento alla modestia di Giovanni Toti (alla testa di un altro microrganismo: Cambiamo!) ben si comprende come nel nuovo soggetto politico i polli estrogenati sarebbero più grossi del pollaio. Senza contare che il favoleggiato centro esiste già ed è conservato in un’urna votiva nel mausoleo di Silvio Berlusconi ad Arcore.

6 replies

  1. Articolo da incorniciare, di per se “maglia nera logorroica “ è da applausi a scena aperta. Ma da un po’ di depressione che personaggi come questi, o Gelmini o Gasparri o , in certa misura, Di Maio, rappresentino la política (???) attuale. Il pregiudicato di Arcore è un’altra cosa,lui ha una sua becera grandezza, come il culo di un elefante

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  2. Ma che davero (davero davero) Calenda quella maglietta se l’è messa… o è Photoshop? Perché via, c’è un limite a tutto, dai! Una frase mi(s)tica indosso a un cretino del genere, mi fa star malissimo. 😦

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