Probabilità e dogmatismo aggressivo

(di Andrea Zhok) – Nell’intento di mantenere forme di confronto civile in una situazione che sta travalicando da tempo civiltà e decenza, propongo di riflettere sull’attuale vicenda della strategia pandemica a partire dal problema generale dell’idea di probabilità.

È possibile, almeno in parte, descrivere le attuali divergenze tra chi accondiscende all’inoculazione, per sé e/o per i propri figli, e chi non lo fa, in termini di diversità nella valutazione di probabilità

In una valutazione costi-benefici relativi ad una certa azione noi siamo chiamati a giudicare alcuni scenari possibili, attribuendovi un valore, e poi a considerare la probabilità che questo scenario si presenti.

La questione che dobbiamo affrontare innanzitutto è: esiste un modo in cui possiamo fissare queste probabilità in modo definito ed obiettivo

Per fissare le idee è utile rimandare alle tre principali concezioni esistenti della probabilità (versione un po’ semplificata, non me ne vogliano matematici e statistici).

In primo luogo abbiamo la concezione classica o logicista della probabilità, definita come rapporto tra casi positivi (realizzazioni) e casi possibili. Questa definizione è perfettamente chiara e idealmente predittiva: di principio un dado ideale a sei facce ha una probabilità di 1/6 che ciascuna faccia appaia verso l’alto in ciascuno lancio. 

Il problema di questa concezione è che funziona in modo rigoroso solo nei limiti in cui abbiamo a che fare con entità ideali, con enti matematici, ma nel mondo reale non fornisce nessuna garanzia. Nessun dado reale è davvero perfettamente uniforme dal punto di vista dell’omogeneità del peso, dei materiali, degli attriti, e per verificare se davvero un certo dado materiale sia all’altezza del dado ideale l’unica cosa da fare è svolgere un gran numero di lanci, controllando se la distribuzione delle occorrenze delle diverse facce sia equilibrata.

Questa considerazione ci porta al secondo modello della probabilità, che è quello fondamentale nelle scienze della natura e che viene chiamato modello frequentista. Questo modello definisce la probabilità di un certo evento nei termini della frequenza delle sue occorrenze in una serie temporale. Nel caso di cui sopra, dello specifico dado empirico, per controllare che non sia truccato possiamo registrare una lunga serie di lanci e valutare la distribuzione delle occorrenze delle varie facce. Se nel lungo periodo ciascuna faccia tende a presentarsi un numero  di volte più o meno eguale alle altre, avremo verificato che il dado è una buona esemplificazione di equiprobabilità. 

Ma naturalmente potremmo anche trovare tutt’altro, ad esempio che il 6 compare molto più spesso, e ciò indicherebbe semplicemente che il dado non è omogeneo e che le nostre facce hanno probabilità differenti da quelle attese secondo la teoria classica; in ogni caso avremmo un risultato interessante. 

Un singolo dado è un caso estremamente semplice, ma anche in questo caso avremo bisogno di prolungare per un certo tempo i lanci di dadi per poter ottenere un risultato affidabile. Nel breve periodo non è inusuale che certi numeri possano uscire con una frequenza atipicamente alta o bassa, e solo estendendo nel tempo le serie possiamo vedere se avviene una progressiva convergenza stabile su certe frequenze.

Quanto più complessi i sistemi sottoposti a valutazione, tanto maggiore dev’essere il numero di tentativi e la loro registrazione nel tempo. Qui è importante capire che una probabilità di tipo frequentista non consente mai di definire probabilità future in modo certo. Tuttavia (sulla base di un assunto di ‘uniformità della natura’) se si riscontra nel lungo periodo una convergenza stabile, questo è un indice del fatto che una probabilità sta emergendo in maniera definita. Non esiste tuttavia un modo a priori in cui possiamo stabilire quando il ‘lungo periodo’ sia lungo a sufficienza. Di principio potremmo sempre incontrare sequenze in cui per un certo periodo si verifica una certa asimmetria, che poi viene rotta da un’asimmetria differente (anche alla roulette capitano volte in cui il rosso esce venti volte di fila). A definire l’estensione appropriata delle verifiche è di solito la tradizione di ricerca nello specifico campo di studio, che garantisce sulla base dei successi passati l’appropriatezza di una certa stringa temporale.

Posto che la probabilità frequentista è la probabilità rilevante in qualsiasi indagine nel campo delle scienze naturali (e di una scienza che opera su sistemi complessi come la medicina, a maggior ragione), questa breve descrizione ci dice già una prima cosa significativa: il tempo di osservazione in una sperimentazione non è una variabile arbitrariamente comprimibile, se vogliamo valutare la probabilità con cui un certo effetto può presentarsi. Questo significa che la conoscenza intorno alla probabilità dell’occorrere di certi effetti (ad esempio: effetti collaterali avversi o efficacia di risposta del sistema immunitario) risulta compromessa in presenza di una forte compressione dei tempi di sperimentazione. Inutile ricordare come tale forte compressione è proprio ciò cui si è assistito nell’elaborazione dei vaccini anti-Sars-Cov-2 ora in uso nel nostro paese. 

Ma ipotizziamo per un momento che questo problema non ci fosse o fosse trascurabile. Avremmo con ciò risolto sul piano probabilistico la questione intorno all’opportunità o meno di ricevere l’inoculazione? 

In verità no, non l’avremmo affatto risolta, perché nel caso in ispecie la forma di probabilità cui ci rivolgiamo è una forma più complessa di quella frequentista, e che prende il nome di probabilità soggettiva o soggettivista

Una delle definizioni date alla probabilità soggettiva dal suo inventore, Bruno De Finetti, suona: “la probabilità di un evento E, secondo l’opinione di un determinato individuo, è uguale al prezzo che egli ritiene equo pagare per ricevere un importo unitario al verificarsi dell’evento E.”

Il riferimento al prezzo qui è un modo per quantificare il valore attribuito ad una certa opzione. La probabilità soggettiva è quella che applichiamo in tutti i casi in cui la ripetizione del medesimo evento non è disponibile: se devo valutare la probabilità di chi vinca il Campionato svolgerò la valutazione sulla base di una serie di indici qualitativi, dati dalla ricchezza della rosa disponibile, dalla tradizione di un certo team, dalla qualità dell’allenatore, ecc. Gli allibratori e i quotisti svolgono continuamente questo tipo di valutazioni, che ovviamente non possono affidarsi a reiterazioni degli eventi.

Ora, nel caso della valutazione intorno ai vaccini è importante capire qual è l’oggetto della nostra decisione. L’oggetto non è semplicemente il dato scientifico relativo all’occorrere di un certo evento, bensì l’effetto da noi vissuto di un certo evento (dell’inoculazione). Non stiamo cioè facendo scommesse sulla mera frequenza obiettiva di alcune conseguenze, conseguenze che magari scopriremo nel lungo periodo o magari no, ma sul peso di queste eventuali opzioni nella nostra vita, cioè sulla loro dimensione intensiva. Qui di ripetibile non c’è proprio nulla. Anche laddove la probabilità, supponiamo di un evento avverso, fosse definita in modo affidabile come estremamente bassa, questo non dice ancora nulla sulla probabilità soggettiva che qui si valuta, perché quella eventuale probabilità frequentista dev’essere moltiplicata per il peso attribuito soggettivamente alle sue conseguenze.

E questo processo pur avendo base soggettiva non è affatto irrazionale, perché semplicemente parte da una non intercambiabilità e non ripetibilità delle situazioni.

Facciamo un esempio tratto da rischi differenti. Immaginiamo che si debba decidere se costruire una nuova centrale nucleare in un certo territorio. Immaginiamo anche che le statistiche sulle centrali nucleari ci dicano che esse sono straordinariamente sicure, con solo tre gravi incidenti nella loro storia (Three Miles Island, Chernobyl e Fukushima). Nel momento in cui volessero costruirla nei pressi di X (e qui ognuno ci metta la città del cuore; se ne ha una) inizierebbero ad intervenire una serie di considerazioni ulteriori, che moltiplicano la bassa probabilità dell’evento per la gravità di cosa potrebbe succedere nel peggiore degli scenari. Già, perché se è la vita mia e dei miei figli e dei miei cari, o l’esistenza della mia città ad essere in questione, beh questo non è oggetto di un esperimento ripetibile. 

Le ragioni soggettive per attribuire un peso massivo ad un certo rischio possono essere numerosissime e perfettamente ragionevoli: 

“Non sono in fascia a rischio per la malattia, ma se mi capita qualcosa di serio come effetto avverso la mia famiglia non ha un piano B per mantenersi”; 

“Ho un lavoro precario, ma non a rischio contagio, mentre se ho conseguenze significative da vaccino perdo il posto e sono in mezzo a una strada”; 

“Ho una storia pregressa di reazioni avverse, ma non posso documentarla”; 

“Ho già avuto la malattia, ma non posso certificarlo e temo un’iperreazione del sistema immunitario”; 

“Sono in una fase delicata (gravidanza, allattamento), mi preservo, ma non voglio correre nessun rischio inutile”; ecc. ecc. 

Naturalmente ci possono essere anche ragioni soggettive che amplificano il peso del rischio e che i più considererebbero infondate, tipo: “Ci somministrano sostanze per accorciarci la vita e pagare meno pensioni”, o “Ci somministrano sostanze per distruggere la fertilità e abbattere la crescita demografica”, ecc.

Sia come sia, se questi fossero tutti e soli gli elementi in campo non ci sarebbe niente da discutere. Ogni discorso intorno alla “irrazionalità” delle scelte in questione sarebbe da cestinare in partenza, visto che con riferimento agli attuali processi di inoculazione: a) non esistono valutazioni stabilizzate sul piano frequentista per valutarne in modo solido gli effetti, b) non esiste una piattaforma condivisa di ragioni soggettive atte a conferire pesi definiti a un rischio potenziale.

Chi afferma forfettariamente la “irrazionalità” o il “pregiudizio antiscientifico” di chi decide di non sottoporsi a vaccinazione dimostra semplicemente una scarsa conoscenza delle forme della decisione umana (oltre che uno scarsissimo rispetto per il prossimo e la sua autonomia).

Ma purtroppo su questa base di trattazione semplice viene ad innestarsi un elemento di interferenza. Una parte della popolazione ritiene infatti che l’altrui scelta relativa a sottoporsi o meno alla vaccinazione metta a repentaglio la propria vita. Questo passaggio complica terribilmente il quadro, perché sotto queste premesse è come se ciascun soggetto di principio decidesse sempre anche per tutti gli altri. Tesi di questo tipo hanno una forma che tende a generare strutturalmente conflittualità, e dovrebbero essere fatte circolare con molta parsimonia. Nell’attuale fattispecie questa tipologia viene supportata sulla base di due idee: 

1) l’idea di una minaccia indiretta, tale per cui il non vaccinato potrebbe occupare un posto ospedaliero che, forse, se si fosse vaccinato, sarebbe stato disponibile, e questa occupazione del posto letto potrebbe danneggiare qualcun altro che, in caso di saturazione di tutti i posti, si vedrebbe negato l’accesso a quel posto;

2) l’idea di una minaccia diretta, tale per cui il non vaccinato potrebbe essere portatore di un contagio per me nocivo che forse, se si fosse vaccinato, non sarebbe avvenuto.

La prima motivazione è non solo indiretta, ma proprio distorta, in quanto di principio applicabile a chiunque: potremmo egualmente accusare di essere una minaccia per il prossimo il fumatore, o l’obeso, o lo sportivo infortunato (o, perché no, il vaccinato con effetti avversi), che se avessero agito diversamente non avrebbero occupato quel posto letto di cui potrei avere bisogno. Chi ragiona in questi termini, ritiene di avere il diritto di stabilire quali scelte altrui sulla propria vita siano accettabili e quali no.  Chi ragiona così, anche se non lo sa, semplicemente rigetta l’idea di servizio sanitario universalistico, e dovrebbe più coerentemente chiedere la privatizzazione del sistema, perché quello è il punto di caduta della sua lamentela. 

La seconda motivazione invece amplifica una probabilità marginale ma effettiva (la potenziale maggiore contagiosità del non vaccinato rispetto al vaccinato) fino a farne la protagonista di un danno dai contorni indefiniti: a questo modesto e incerto differenziale statistico vengono imputati morti, lockdown, e catastrofi economiche future.

In un quadro del genere, come dovrebbe essere chiaro, il principale protagonista è l’incertezza. 

Abbiamo a che fare con molteplici gradi di inevitabile ignoranza, di elevata incertezza scientifica, con assegnazioni di probabilità oscillanti e mutevoli, con probabilità soggettive dai pesi variabili e in evoluzione, sulla base di nuove informazioni in corso di dispiegamento.

In questo quadro, più che in ogni altra situazione, si sarebbe dovuto procedere con moderazione e cautela, con flessibilità e massima trasparenza, ampliando quanto più possibile gli spazi del dialogo, della circolazione di informazioni, del dibattito pubblico.

Ciò che è stato fatto è andato in senso esattamente opposto: si è operato in modo autoritario, dogmatico, censorio, bloccando l’informazione, punendo il dissenso, irrigidendo le posizioni, rifiutando ogni mediazione, rilanciando sempre di più la posta, esacerbando gli animi, costruendo un capro espiatorio su cui far convergere l’odio pubblico. Si è fatto letteralmente tutto ciò che si poteva fare per creare una spaccatura sociale insanabile. 

Che lo si sia fatto intenzionalmente, con l’intento di distrarre l’opinione pubblica, o con l’intento di creare le condizioni per un giro di vite nei meccanismi di controllo, o che lo si sia fatto per semplice sciatteria e stupidità, questo oramai conta poco.

La gravità di questi atti, di cui l’attuale esecutivo porta la piena responsabilità, sono un unicum nella storia della Repubblica, qualcosa di cui – se c’è ancora giustizia in questo mondo – qualcuno dovrà rispondere.

61 replies

  1. Buonasera. Sono molto pratico e vado al punto.
    Dopo il chilometrico articolo, vorrei chiedere se ingolfare le terapie intensive poiché non vaccinati (non mi riferisco alla “probabilità” di contagiare gli altri, visto che sia vaccinati sia non-vaccinati possono contagiare), è morale.
    Se è morale ridurre sensibilmente le persone da curare, nelle più svariate patologie, dato che i reparti o il personale medico vengono dirottati alle terapie intensive.
    A me sembra egoismo puro.
    Non ho ricevuto alcuna pressione e violenza per la vaccinazione. Non ho avuto alcuna costrizione. Non sono stato male, insomma nessuno mi ha privato della mia libertà.

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      • Sì ha fatto ridere anche me.
        Lo dico con pardon, Andrea.
        Avrai modo di rifarti e fargliela pagare, posso suggerirti dei temi.
        Punta sul piano di rinascita. O su guenon con G: finge di capirci di entrambi.

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      • Per tua norma e regola, gradassa, je sui uno che dissimula, non che simula: sia chiaro! Su G. meglio che lasci perdere, invece: il piano di rinascita che hazzo significa?

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      • …Oddio: non intendevi mica la P2, vero? Buahahah… Lascia stare, vah… Limitati a discettare di Pinocchio da Rignano sull’Arno (dove di solito lavi i panni…) e affini (con pardon):

        sutor, ne ultra crepidam!

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      • C.V.D
        Massimo esperto, appunto. Convinto proprio.
        Ovvio che lascio perdere, sai quanto me ne frega di entrambi i temi?

        P.s. Ieri non ricordavo bene, ma eccolo
        Piano di rinascita democratica.
        Le cose fatte e le cose da fare.
        Di MT

        Non penserai mica che mi abbeveri alle tue fonti.
        E manco all’Arno, se permetti!

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      • Pagliacccio hai ragione ho dimenticato l’accento: “je suì”!

        La lingua era perculese, non francese.

        Invece “qual’è” come ti ho visto scrivere che lingua sarebbe?

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      • Gradassa, gradassa, ognuno ha le fonti che si merita… Non sai un cazzo della vita, questo è il punto, nonostante la tua linguaccia.

        “P.s. Ieri non ricordavo bene, ma eccolo
        Piano di rinascita democratica.
        Le cose fatte e le cose da fare.
        Di MT”

        … ahahah… Non che ci sia una gran differenza, ma temo che le tue “fonti” siano più il Valdobbiadene che Mrs Mahatma… ahahah…

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    • X Andrea:

      anche io sono molto pratico: le persone che sono ricoverate dopo effetti avversi ai vaccini andrebbero sanzionate con il conto del ricovero addebitato sul loro c/c.

      Così imparano. Giusto?

      Per il resto, caro Andrea, impara a leggere e possibilmente comprendere il testo che leggi, visto che Zhok è stato molto chiaro sulle probabilità oggettive e soggettive, che molti qui sotto non hanno mai sentito nominare (giusto Anail?)

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      • Perche’ non lasci altrettanti post sulla legge Cartabia?

        Perche’ non lo fai anche a proposito delle ideone di Brunetta?

        Dove sono i tuoi 200 lemmi su Wikipedia?

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      • Salve SM. Il testo l’avevo già letto con attenzione. L’autore (secondo il suo modo di vedere) relativizza tutto e confonde i piani di discussione. Prima parla della concezione di probabilità, poi passa al concetto di rischio. Sono due cose collegate ma differenti. Infine desume , da delle riflessioni personali, che il fatto di avere più persone non vaccinate in terapia intensiva, automaticamente escluda la fornitura dei servizi assistenziali garantiti dalla ns Costituzione. Chi ha dimestichezza nell’arte della retorica, sa benissimo che mettere tanta carne al fuoco, spaziando su vari argomenti di interpretazione soggettiva, riesce a dimostrare, o a confutare, tutto ed il contrario di tutto. Molto semplicemente il mio era un commento pratico. Tutti noi vorremmo che le strutture sanitarie fossero rispondenti a tutte le ns aspettative e che non ci sia bisogno di invocare priorità o diritti dei vaccinati contro i non vaccinati. Nulla di tutto questo. Purtroppo esistono delle situazioni reali per cui chi ha patologie gravi non può accedere alle cure a causa della non disponibilità degli ospedali, causata dal numero di pazienti affetti da Covid. Che facciamo, li facciamo morire volgendo lo sguardo altrove (come stiamo facendo adesso) oppure affermiamo che dobbiamo salvare il numero maggiore possibile di vite umane? E se fosse lei ad aver bisogno di cure e non potesse accedere ad un ospedale, manterrebbe la stessa posizione di fronte alla tematica delle vaccinazioni? Infine, se posso permettermi: l’autore del testo dovrebbe anche fare delle proposte, altrimenti criticare senza essere costruttivi è troppo facile.
        Saluti

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      • @Buonasera. Sono molto pratico e vado al punto.

        Ma smettila con quel fare da pretino del grest: i tuoi non sono che paralogismi di un catechismo preconfezionato dall’immonda impostura di cui nemmeno sospetti l’esistenza. Te la suoni e te la canti, ma qui non siamo al Cantagiro!

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      • X Ennio,

        2.000, non duecento.

        X Anail

        mi sfugge il numero di lavori scientifici e di libri che hai pubblicato.

        Per adesso pare che stiamo attorno a zero. O mi sono perso qualcosa?

        Poi dai dell’analfabeta funzionale al prossimo.

        X Andrea:

        ”da delle riflessioni personali, che il fatto di avere più persone non vaccinate in terapia intensiva, automaticamente escluda la fornitura dei servizi assistenziali garantiti dalla ns Costituzione. ”

        Ecco, meno male che hai letto ‘attentamente’ l’articolo di Zhok.

        Pensa se l’avesti letto distrattamente. Alla Lady Zeppelin, diciamo.

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      • @Buonasera. Sono molto pratico e vado al punto.

        Anch’io:

        Rabbia? Bastante!

        Le sfugge il piccolissimo particolare che non sono io a vietarle/vi di vaccinarsi/vi, ma voi che vorreste vietarmi/ci di non farlo: duiuanderstènd? E come non bastasse, ci venite pure a fare le lezioncine di educazione civica e morale.

        Livore?… “sentimento d’INVIDIA astiosa e maligna”? AHAHAH: me stai a cojona’? Prima di farmela pagare, facendomi vedere quanto sia ferrato sulla P2, come suggerito, si studi meglio i lemmi!

        NON mi dispiace per lei, ma proprio per niente…

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  2. Nella tua logica c’è pregiudizio di fondo. Parti dall’assunto che un non vaccinato vada automaticamente ad occupare una terapia intensiva e quando succede questo è immorale. Ma non sarebbe immorale se la terapia intensiva andasse ad occuparla un vaccinato che magari ha avuto un comportamento non attento (frequentazioni di posti affollati, senza mascherina, con immunizzazione di oltre 6 mesi).
    Parlando di morale, quanto sarebbe morale far rischiare ad una persona con una probabilità praticamente nulla di morire o ammalarsi covid (giovane persona sana che non frequenta locali pubblici affollati, costantemente tamponata) di avere una reazione avversa grave, giusto per rispettare il tuo personale grado di giudizio morale?

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      • Salve. Non parto da pregiudizi di fondo. Partivo da dei dati oggettivi. Le terapie intensive hanno persone che sono nella stragrande maggioranza non vaccinati. Che non significa che un vaccinato non ci possa andare, ma solo che i non vaccinati sono molto più numerosi dei vaccinati. Traggo quindi la conclusione che il vaccino sia utile a diminuire quelli che vanno in terapia intensiva. Credo che sia una considerazione oggettiva e condivisibile.
        La moralità afferisce ai comportamenti sociali: se le regole sociali vengono disattese, è inevitabile creare conflitti. Se un gruppo di persone non favorisce la convivenza, allora o si fa qualcosa per consentire alla società di vivere pacificamente, oppure si accetta la violenza e la sopraffazione che, inevitabilmente, porteranno ad una reazione ben peggiore della precedente iniziativa.
        Sulla probabilità praticamente nulla di morire di Covid, mi piacerebbe che lei parlasse con chi è passato per la malattia. Io l’ho fatto e mi ha colpito il cambiamento di prospettiva.
        GLi insulti che mi sono stati rivolti qualificano le persone che li hanno fatti.

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      • “Salve. Non parto da pregiudizi di fondo. Partivo da dei dati oggettivi. Le terapie intensive hanno persone che sono nella stragrande maggioranza non vaccinati. Che non significa che un vaccinato non ci possa andare, ma solo che i non vaccinati sono molto più numerosi dei vaccinati…”.

        Questo è il paese delle meraviglie dove vive il COGLI0N3 e tutte le pecorelle del gregge Groviera a lui affini che si bevono tutto il piscio che piove dall’alto.

        Questo è invece quello dove vivo io:

        “…Ma questa è anche la realtà che viene nascosta attraverso il trucco usato dalle autorità in Europa e negli Stati Uniti, che è stato esposto in alcune pubblicazioni ma non nei principali media [e pour cause, ndr.], vale a dire quello di contare le morti di persone completamente vaccinate come non vaccinate se la morte avviene entro 14 giorni dall’ultima vaccinazione o tra la prima e la seconda dose. La stessa cosa accade con i ricoveri e le statistiche in terapia intensiva. Solo Inghilterra e Israele mostrano separatamente i dati per queste categorie. Inoltre più di recente si è presa l’abitudine quanto mai scorretta di testare nelle terapie intensive sole le persone non vaccinate per poi dire che nelle terapie intensive ci finiscono solo le persone non vaccinate.”.

        Considerando che il poveraccio “Buonasera. Sono molto pratico e vado al punto”, che parte solo da dati oggettivi, non dà molto l’impressione, come moltissimi altri ipocriti a lui simili, di essersi granché scandalizzato del fatto che in questi anni la sanità è stata completamente demolita, adesso cade dal banano e agita lo spauracchio del sovraffollamento a cagione degli untori, il quale, un’altra volta, esiste solo nella testa dei bucherellati!

        “In Svizzera gli agenti del terrore giocano sporco, esattamente come gioca sporco il governo della Merkel in Germania mostrando che si tratta di tecniche narrative studiate a tavolino e usate in diversi luoghi. Per tutta l’estate i media hanno subissato la popolazione di annunci di sciagura avvisando che le terapie intensive si andavano riempiendo, senza mai fare riferimento a cifre attendibili ma sempre solo a dichiarazioni individuali di alcuni medici in determinati ospedali in determinati cantoni e di alcuni protagonisti della Task Force Covid-19, contro i quali è già pendente una denuncia penale per aver spaventato la popolazione. In effetti qui giocano due fattori: concomitanti intanto si fa credere che le terapie intensive riguardino solo pazienti covid, mentre questi ultimi sono solo il 25 – 27 per cento di questi posti letto, poi si parla di raddoppi di pazienti senza specificare che ciò di cui di cui si favoleggia e il passaggio da 25 a 56 ricoverati per presunto covid tra il 17 luglio e il 18 agosto. Tuttavia il fatto saliente e completamente grottesco è che questi allarmi sulla possibilità che gli ospedali che non ce la facciano più è che dal 30 marzo 2020 al 19 agosto 2021, il numero di posti letto disponibili in terapia intensiva in tutta la Svizzera è stato ridotto da 1.432 a 865, il che corrisponde a una riduzione totale del 45,4 per cento. In alcuni cantoni importanti le riduzioni sono state anche più nette; in quello di Zurigo ora c’è il 57,7 in meno e in quello di San Gallo il 54,5. Dunque ci troviamo di fronte ad un assurdo: da una parte gli allarmi continui sull’occupazione delle terapie intensive per indurre tutti alla vaccinazione che in via puramente teorica dovrebbe rendere più difficile l’ospedalizzazione, dall’altro la vistosa diminuzione dei posti letto in questi reparti. Se si volesse una prova inequivocabile delle mistificazioni quotidiane questa è quella più lampante che del resto viene attuata anche in Germania attraverso un meccanismo truffaldino descritto nel post Merkel in menzogna intensiva che tra l’altro è una vera pacchia per medici e personale sanitario che vedono levitare i propri guadagni. E’ evidente che vengono fatte proprio le cose che non si dovrebbero fare durante un’epidemia cosa dalla quale si deduce che chi gestisce la sanità dovrebbe essere accusato di tentata strage oppure che l’epidemia stessa è una pura narrazione. E’ del tutto evidente che ridurre i posti letto negli ospedali, mentre si lanciano allarmi sull’affollamento degli ospedali non ha nessun senso. Anzi è una presa per i fondelli.”.

        Come che sia, siccome sono quarant’anni e più che pago le tasse, se finirò in terapia intensiva ESIGO le stesse cure di voi COGLI0NI GROVIERA APPECORONATI: CHIAROOOO! E senza che nessuno come il COJ0NE debba venire a farmi la morale: CAPITOOO!!! A maggior ragione perché le mie tasse pagano anche le pere di Stato spacciate per vaccini che vi ciucciate inebriati; con l’immonda scusa che sarebbe per senso civico e per altruismo, non certo perché avete esclusivamente una fottuta strizza di perdere la vostra inutile pellaccia, l’unica cosa che vi resta nella vostra misera esistenza, a cui siete tragicomicamente avvinghiati!

        MASSA DI IDIOTI!

        PS: adesso parlami pure del Piano di rinascita democratica, come suggerito. Vediamo se sei altrettanto informato, su, forza…

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      • E’ giusto sottolineare la rinascita, invece, di un carattere complementare, per nicchia ecologicaa, a Bruna Gazzelloni. Eppero’ meno elegante, meno originale.

        In finis, elementi di notizia tratti dalla cirrosi nazional-revanscista nota come il Simplicissimus devono essere usati come testo di lettura per bambini in punizione e momento di ispirazione per chi voglia pensare a quanto fesso l’italiano puo’ essere.

        E c’e’ persino di peggio!

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  3. C’è fermento di menti eccelse oggi. Viva sempre Zhok. E comunque fra un pò , me l’ha detto il cugino dell’amico di mio cognato, ci sarà una postilla , nel decreto supergreen pass( intanto Batman, si è adombrato e promette vendetta): l’ultimo atto sarà copiare un particolare dei capitoli sulla peste dei Promessi sposi. Sbarrere porte e finestre dei luridi delinquenti, meno una , in cui si potrà lanciare pane duro o simili verso i rei non vaccinati, non allineati, rubaposti in terapia intensiva, e chi più ne ha , più ne metta. Quindi cari anail, paolapci , jerome e altri sulla stessa linea, allegria, tutto è sistemato. I super da una parte, bar e ristoranti già contano i contanti, dall’altra il pauperismo intellettuale . La storia insegna, in ordine, catari, indiani, neri,armeni ebrei, e non vax. Ma come ti permetti di accostare quei popoli oppressi e perseguitati agli odiosi no vax. Bè in quanto ad odio siamo li.

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    • Perdonami la curiosità, caro amico piangina, ma ritieni forse di essere divertente? A parte la perversione insita nel reiterare paragoni già giudicati irrispettosi e offensivi per chi quella Storia l’ha vissuta sulla propria pelle, vorrei (per l’ennesima volta) far presente ai forzati del vittimismo ad oltranza una differenza non da poco: chi finora non si è ancora vaccinato, può sempre scegliere di farlo, mentre un ebreo non poteva certo scegliere di de-ebreizzarsi. La Storia insegna a chi ha la capacità di comprenderla, altimenti è solo un ventilatore con cui dare più aria alla bocca.

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      • Caro Catone il censore, fai bene a dare un significato connotativo a quanto da me scritto, però analizza anche l’odio espresso contro chi si attiene alla Legge , che non Obbliga a vaccinarsi, pensa a poi chi ha perso il lavoro o chi non riesce a prenotare una visita in ospedale o considera il periodo di merda che stiamo vivendo, in cui quelli come te ci sguazzano, per poter dire : sto dalla parte dei più, sono un bravo cittadino appecorito.

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    • Parlate tanto di appecoriti e non vi rendete conto che le pecore siete voi, gregge guidato da pastori analfabeti funzionali che a poco a poco vi stanno portando nell’ovile nel quale vi potete infettare liberamente e in allegria.

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    • Tu sei veramente un idiota, e pur non avendoti mai letto (una volta settimane fa e mi è bastata per capire il livello, che chiaramente non mi compete, anzi a te non compete) oggi l’ho fatto perché volevo capire a chi avesse risposto JD.
      Il tuo problema con i vaccini è veramente l’ultimo della lista.
      Allora: posto che me ne frego di vaccini, gp, super gp, no vax si vax ecc (cosa che tu evidentemente non hai capito visto che mi citi in un elenco di cui non faccio parte se non per il fatto che siamo tutti vaccinati, credo) tu sei l’esempio plastico del fatto che i no vax sono degli scimpanzé, che non ci sono persone perbene che hanno paura, quelle da ascoltare. E se ci sono s nascondono.
      No tu sei l’esempio di quelli cui andrebbe tolta subito la tessera elettorale e poi per me ti possono pure fucilare, ma ripeto e con questo ti saluto per sempre, non perché non ti vuoi fare il vaccino, perché sei un imbecille patentato.
      Pengueeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

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      • Signor Ennio, ma chi se ne frega se questo disadattato si vaccina o meno. Lo capisci che il problema è della democrazia? Ti rendi conto che il fatto che un bifolco del genere pensi di poter dire la sua, infarcendola di roba tipo auschwitz, che chiaramente lui non ha mai studiato. è un attentato? Poi che parli di costituzione filosofia ecc è solo una conseguenza del problema originario.

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      • Non mi frega, puo ‘ dirlo come la Lucarelli ha il diritto di non essere aggredita ed insultata.
        Se vivete in un insieme civico nel quale queste cose sono dette ad alta voce e sostenute per iscritto allora vuol dire che e’ la sovrastruttura ad essere matrice, non il singolo che dice – e lo dico ad alta voce, scrivendolo – cretinate mostruose.

        Quando portavo in giro le carrozzelle, a Roma, avevo sempre un chiodo con me per le auto parcheggiate sullo scivolo per i carrozzati. Non e’ questo il caso.

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  4. Vogliamo riaprire Auschwitz per i non vaccinati ? Mi rivolgo alle anime elette progressiste (della domenica). Li inviterei a riflettere sul proprio essere autenticamente liberale oltre che leggere attentemente i dati ISS anzichè ascoltare supinamente i resoconti propagantistici dei tg.

    p.s. Sono vaccinato in attesa terza dose.

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  5. Io di numeri non capisco che pochissimo, ma ho l’impressione che il signor Zhok utilizzi strumenti impropri.

    Innanzitutto, vediamo se ho ragione: per me ir irferimenti tecnici sono relativi a branche della matematica [?] applicate alle scienze economiche. Non credo che chi valuta il rischio in ambito produttivo/farmacologico segua le stesse orme.

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  6. Ciò che hai filosofi e storici manca è la percezione reale che alla selezione dei corpi corrisponde in maniera fisiologica una selezione umorale e quindi precedentemente e cons conseguente ormonale, cioè chimico.
    Onde riferirsi olfattivamente e in modo palietale e quindi orale e platealmente manifestandosi con il suono vocale, o vocalizzo, la parola, discorsi e i loro espliciti e impliciti echi significati.
    Verrò garruleo gorgheggio al gorgheggiamento nel periodo di primavera, eccetto comunque il gallo ce-drone?

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  7. Chissa’ quante parole ha adoperato Zhok in questo suo denso, oh quanto, articolo o saggio. Tante, chissa’ se tutto il suo ragionamento ree il peso di questa immagine:

    * sono 2124

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  8. improvvisamente tutti a stracciarsi le vesti se i non vaccinati intasano le corsie o i pronto soccorso ,quando per anni a nessuno è fregato nulla della cancellazione di interi ospedali, lasciando intere comunità senza presidi ospedalieri !!! adesso tutti vogliono ,come arrivano al pronto soccorso ,essere curati e riveriti dimenticando che da anni della salute pubblica se ne sono sbattuti!!! ditemi avete per caso sentito di nuove assunzioni tra gli operatori sanitari(adesso non tra 10 anni) avete sentito di ampliamenti delle strutture ??’ di riaperture (penso alle tante comunità montane abbandonate a loro stesse)…però in quel caso che debbano fare centinaia di km per poter accedere a delle cure è stato dimenticato da tutti!!!

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