Cassandra reloaded e il nome mancante

(di Andrea Zhok) – Talvolta qualcuno può avere la tentazione di porsi dal punto di vista (ovviamente inaccessibile) delle generazioni future che vedranno retrospettivamente il disastro contemporaneo.

Cosa vedranno?

È un gioco impossibile. Dunque giochiamolo.

Vedranno un’epoca permeata di censure inapparenti e di condizionamento sistematico, di cancellazione del passato e di ogni forma culturale ‘inappropriata’, di insofferenza per il rischio del ragionamento e del dialogo;

vedranno un’epoca in cui nel nome del Bene Universale si è schiacciata ogni decenza particolare;

un’epoca in cui nel nome del progresso tecnoscientifico si sono estinte ogni etica e deontologia della scienza;

in cui nel nome della retorica della libertà astratta si è prodotta la più grande forma di eradicazione della libertà reale, partecipativa, vissuta, di sempre;

in cui nel nome di un anticonformismo preautorizzato si sono create le condizioni per il più ottuso e punitivo dei conformismi: l’istinto di gregge delle pecore carnivore.

Ma per quest’epoca manca ancora un nome.

Candidati possibili, ma forzati sono: “L’epoca dei fascismi progressisti” o “L’epoca delle dittature progressiste”.

Ma si tratta di espressioni inadeguate, perché qui non avremo riedizioni di eventi storici noti (la storia non si ripete mai uguale) e perché non ci sarà bisogno di stravolgimenti istituzionali troppo smaccati.

No, non c’è davvero ancora un nome per quel che ci sta accadendo (che sta accadendo da almeno mezzo secolo, che dal 2008 sta accelerando, e che dall’anno scorso è in ulteriore accelerazione).

Il progresso, incarnato nell’idea di un “avanti” perfettamente vuoto, di un “di più” perfettamente inutile, è già da tempo insediato come idolo egemone. In suo nome ogni sacrificio può essere preteso.

Ed ora, in quanto idolo che chiede sottomissione, esso manifesta una crescente insofferenza per tutto ciò che è umano, troppo umano, e che perciò lo rallenta, lo impaccia (la “Antiquiertheit des Menschen” di cui parlava Anders).

Esseri umani ancora fastidiosamente vincolati ad antichi riti come la sessualità e la procreazione naturale. 

Persone che ancora resistono la propria metamorfosi in pulegge e ruote liberamente trasferibili in qualunque anfratto della macchina planetaria, ove si richieda la loro manovalanza. 

Comunità che non si rassegnano all’ottimizzazione di diventare centri commerciali o villaggi turistici. 

Individui che invece di accettare di esprimersi facendo shopping compulsivo di gadget e uniformi firmate, manifestano ancora l’inquietante desiderio di venerare il cielo stellato sopra di noi e la vita brulicante in noi.

Tutto questo è un freno, è segno di arretratezza, è qualcosa verso cui ci viene insegnato a non aver più tolleranza: non abbiamo più tempo da perdere perché il domani ci attende, un po’ più disinfettato e un po’ più schiavo di oggi.

21 replies

  1. E quale sarebbe un periodo storico in cui si esplicava la “libertà reale, partecipativa e vissuta” di cui parla questo ossessionato dai vaccini?
    Proviamo ad interpretare: negli anni 90 dell’avvento dell’era del bunga bunga che duravtutt’ora?
    Negli anni 80 del craxismo da bere?
    Negli anni 70 in cui il filosofo era ancora in pantaloni corti e in cui la Sinistra guadagnava consensi ma comandava la confindustria di Agnelli?
    Nel dopoguerra in cui si andava al bagno in una baracca nel prato vicino alla casa senza riscaldamento e della convention ad escludemdum imposta dai padroni della Terra attraverso la balena bianca democristiana con corredo di stragi fasciste, mafiose e brigatismo ?
    Forse nel periodo fascista scandito da manganello, olio di ricino dello spezzeremo le reni alla Grecia?
    O quello precedente coi monarchi dell’Unità d’Italia fatto di miseria nera corredata con le trincee della 1ª guerra mondiale?
    O nell’Italia delle elite risorgimentali e degli staterelli del Franza o Spagna purché se magna? O forse nell’Italia napoleonica o quella tedesca o pontificia? In quella medioevale delle sacre inquisizioni? O quella barbarica con druidi al seguito? O quella dell’impero romano dei neroni ?
    Eppure per Zhoc il problema è l’attrazione fatale per i week end al centro commerciale che rintronano la gente che poi si inocula pure il vaccino di Big Pharma…

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    • Sei ingiusto, l’occidente non è la storia dell’uomo, sono esistite, e esistono ancora, popolazioni che vivono in armonia con il creato.
      Non sanno nulla di virus, e di scienziati, di progresso e ciarpame vario. Campano uguale e se guardo noi, pure meglio.

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  2. Nel grande periodo si perde sempre qualche elemento sfuggito alla memoria, e nonostante lauree e letture anche fra gli astanti la perfezione umana è diluita e dilungata nelle prassi anche se si tratta di questioni intellettive; molte donne scelgono la sfera intellettiva non tanto per millantare una parità di genere, altro luogo comune molto mistificato e spinto al parossismo, ma per un bilanciamento con l’assenza di una bellezza in grado di sopperire al vuoto interiore derivato da un certo rifiuto sociale, comunque presente e inestinguibile anche nella dimensione plurale. E mi chiedo questo come si interseca con le argomentazioni dell’articolo?
    I facinorosi sono sul balcone dell’esistenza e si attaccano alle mode come se fossero palloncini volanti e poi, ogni periodo ha la sua moda e un senso estetico.
    Che questo periodo non sia dei migliori lo attestano troppi segnali che altresì indicano un degrado in avanzamento, che questi sia politico, sociale, artistico economico poco importa, perché se il degrado pertiene all’essere umano e a tutto ciò che costruisce e che lo riguarda, tocca bene o male tutti; come le istituzioni, che sono le forme organizzate e regolate dalle leggi dello stato nazionale. Certo nel medioevo l’impero Romano era dissolto, come nel settecento le repubbliche marinare, ma tutto è artificio e costruzione della psiche e della prospettiva con cui gli uomini hanno osservato il mondo e delle modalità con le quali si sono rapportati gli uni agli altri.
    Se siamo al disfacimento degli Stati nazionali non è detto, ma è legittimo anche il pensarlo. Le grandi migrazioni portano stravolgimenti e se un contenitore ha una precisa capienza oltre non può fisicamente tollerare. ..

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  3. X gsi
    Nel dopoguerra in cui si andava al bagno in una baracca nel prato vicino alla casa senza riscaldamento
    Ora che siamo tanto civili ed evoluti la pipí è la popó la facciamo in casa.

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  4. Il nome mancante sarà pontificato al momento in cui la realtà assumerà i nuovi connotati decifrabili secondo i canoni pertinenti.
    Per quanto riguarda l’universo femminile il discorso ha ampi margini di interpretazione, che il nodo scorsoio della politica rigetta negli anfratti di una normalità sui generis, normalità ad uso e consumo di un sistema ormai dirottato verso l’abisso.
    Se i social hanno sostituito una comunicazione verbale e una rappresentazione “sociale” con le chiacchere di emoticon si potrebbe sempre dare la colpa all’impoverimento di quella grande avventura iniziata con gli enciclopedisti e l’umanesimo.
    Marx, ma soprattutto Engels, hanno descritto, vissuto e lottato contro i soprusi che all’epoca falcidiavano interi sotto strati di popolazione, di cui i bambini erano una parte cospicua.
    Da Pestalozzi , erede di un Rousseau, in chiave moderna , non è rimasto quasi niente, se non in ambiti di collegi, dove forse, l’educazione vale ancora qualcosa come elemento spendibile a futura memoria.
    Il resto è solo liquefazione .

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  5. Lo stimavo, ma ora penso che sia completamente rincitrullito.
    Eh, l’uso della cultura, quando le rotelle girano male, costituisce un grave incitamento alle reazioni scomposte da parte di menti deboli e poco munite.
    Si dedicasse ad altri temi a lui più consoni, invece di filosofeggiare su argomenti che non conosce, ma da cui è palesemente ossessionato.
    A quando l'”Estetica della matematica”?
    E per estetica intendo proprio l’estetica delle estetiste!
    Ormai, manca solo quella!

    Ps Mi fa sentire persino vicina a Vittorio Feltri/Crozza, quando critica il corso di studi del figlio/nipote o che…com’era? 😆

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  6. “Candidati possibili, ma forzati sono: “L’epoca dei fascismi progressisti” o “L’epoca delle dittature progressiste”.”

    La famosa profezia di Pasolini ai radicali:

    “Io profetizzo l’epoca in cui il nuovo potere utilizzerà le vostre parole libertarie per creare un nuovo potere omologato, per creare una nuova inquisizione, per creare un nuovo conformismo, e i suoi chierici saranno chierici di sinistra.”

    Tanto di cappello al buon vecchio PPP. Sta succedendo parola per parola.

    E la prossima emergenza sarà quella climatica. E se nell’emergenza pandemica chi non si adegua vuole male ai nonni, nell’emergenza climatica chi non si adegua vuole male ai nipoti. Poi ci sarà l’emergenza che se non ti adegui vuoi male alle zie ecc…

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  7. A me “L’epoca dei fascismi progressisti” come nome piace molto, mi sembra che definisca bene il periodo storico che stiamo vivendo. Io sono nata nel 1957 e ho il ricordo, la sensazione di avere vissuto momenti importanti di libertà reale, partecipativa, forse proprio negli anni definiti con termine giornalistico “di piombo”. In realtà, piombo a parte, è stato anche un periodo di enorme circolazione di idee, di immaginazione, di produzione artistica, di lotta politica e libertaria, dì grande creatività. Abbiamo vissuto ancora due o tre decenni di rendita sull’eredità culturale di quel pezzo di secolo straordinario. Adesso invece mi guardo intorno e intorno a me c’è il nulla più assoluto, una desolazione assoluta. Purtroppo negli ultimi 20 anni tutto è caduto nell’oblio. Se solo volessimo recuperare e rivalutare anche solo una piccola percentuale dell’enorme mole di pensiero prodotta da intellettuali di grande valore negli anni 60 e 70 avremmo risolto gran parte dei nostri problemi.
    Forse è a questo che si riferisce Zhok quando dice che le generazioni future guardando indietro alla nostra realtà presente “Vedranno un’epoca permeata di censure inapparenti e di condizionamento sistematico, di cancellazione del passato e di ogni forma culturale ‘inappropriata’, di insofferenza per il rischio del ragionamento e del dialogo”.
    E comunque, detto questo, caro Gsi, dove sta il problema se anche volessimo aggiungere questa nostra “Epoca di fascismi progressisti” al bel elenco dei misfatti della Storia da te proposti ?

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    • Semplicemente, cara Liliana, non credo sia fascismo l’epoca che stiamo vivendo oggi qui in Italia, perché è giusto chiamare le cose col nome appropriato: il fascismo era un’ideologia basata sull’uso sistematico della violenza. Oggi c’è libertà (almeno quella di espressione) che nel ventennio nero non c’era.

      Il mio riferimento (molto sommario) ad altre epoche della vicenda umana era per sottolineare che la libertà partecipativa che Zhok crede perduta, in realtà è sempre stata molto relativa anche in tempi apparentemente migliori. Anche negli anni cui fai riferimento tu e che ho vissuto anch’io.
      Verissimo che la particapazione di grandi masse di persone alla vita politica di quegli anni è stata molto intensa, ma è anche vero che quella sensazione di libertà partecipativa, a ben guardare, era molto fittizia se è vero che sopra le teste di operai e studenti che affollavano le assemblee di partito, aleggiavano non solo gli ambigui terroristi degli anni di piombo ma anche mafia, servizi segreti deviati, Gladio, P2 e altre oscenità che hanno condizionato gli eventi a venire che hanno visto le belle idee di quegli anni letteralmente asfaltate da quei poteri più o meno occulti che agivano sopra le teste di cittadini che pensavano (sbagliando) di essere padroni del loro destino.
      Pensa solo che un clown dedito ai bunga bunga è riuscito attraverso le sue tv a cambiare le teste di fior di convintissimi comunisti e portarle sui suoi libri paga, ma, addirittura, è riuscito a convincere milioni di lavoratori, che ai tempi affollavano le assemblee sui luoghi di lavoro, a ringraziare lui e quelli come lui… Di farli lavorare.

      E Zhok si lamenta oggi di poteri occulti che guidano i cervelli delle persone azzerando le loro libertà?
      Ripeto: dove sta la differenza tra ieri, oggi e… L’altroieri ?
      Grida al fascismo ma farebbe bene a chiedersi (con un sano esercizio di democrazia e… Umiltà) quanto sono credibili le sue idee e perché non riescono a diventare maggioritarie nel popolo a cuivrivolge le sue prediche.

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      • “…quanto sono credibili le sue idee e perché non riescono a diventare maggioritarie nel popolo a cuivrivolge le sue prediche.”: il fatto che tu te lo domandi è la risposta! Non c’è nemmeno più gusto a offendervi…
        “il fascismo era un’ideologia basata sull’uso sistematico della violenza. Oggi c’è libertà (almeno quella di espressione) che nel ventennio nero non c’era.”…

        ‘Spetta, stai lì:

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      • Fai il bravo, Gatto.
        I fascisti (di cui son pieni cortei novax), ti facevano sparire prima ancora di partire per una manifestazione.
        Se non hai informazioni sufficienti sul fascismo nostrano guardati un film “Garage olimpo” sulla dittatura fascista dei generali argentini.
        Buona visione.

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      • Gatto Coso, la maniera giusta per riproporre contenuti gia’ offerti in questo posto e’ di offrire il link al post, non al contenuto per se.

        A me sembra un po’ becero. Invece, se procedi come ho proposto, puoi “fare il punto” che intendi sottolineare ed eviti di ridurre tutto a visioni che sopprimono l’articolazione scritta, alla quale credo che tu sia devoto. O, dopo la tua deviazione estetica, formale, non lo sei piu’?

        A proposito, ti sarebbe piaciuto fare una battuta su Camus comne l’ho fatta io, eeeeeeeeeeeeeeeeh?

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      • “I fascisti (di cui son pieni cortei novax)…”: ma quanto bisogna essere cr3tini per scrivere cose simili?

        E per non farci mancare nulla:

        “Un elemento comune lega la nascita delle dittature dovunque esse si affermino: il fatto che esse si instaurino in modo inaspettato come se la maggior parte delle persone non avvertisse i sintomi di ciò che sta per accadere e si faccia sempre prendere alla sorpresa. Qualche volta accade per il noto processo della rana bollita il cui autore ne è l’esempio vivente, altre volte per il senso di incredulità nei cambiamenti radicali, più spesso per un’insieme (sic) di questi due elementi….”

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